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Le brigate di solidarietà che portano cibo e farmaci agli anziani di Milano

L’emergenza dovuta all’epidemia di Covid-19 ha fatto nascere diverse iniziative solidali per assistere chi ne ha più bisogno: con il supporto di Emergency e del Comune, le Brigate volontarie per l’emergenza sono già attive in tutti i municipi e contano circa 150 persone tra volontari e coordinatori.

in copertina, foto via Facebook

L’emergenza dovuta all’epidemia di Covid-19 ha fatto nascere diverse iniziative solidali per assistere chi ne ha più bisogno: con il supporto di Emergency e del Comune, le Brigate volontarie per l’emergenza sono già attive in tutti i municipi e contano circa 150 persone tra volontari e coordinatori.

L’imposizione della quarantena su tutto il territorio nazionale, decisa precipitosamente dal governo lo scorso 9 marzo dopo una settimana dominata dall’illusione che l’epidemia in Italia fosse sotto controllo, ha avuto e continua ad avere contraccolpi pesanti sulle persone più fragili: dai genitori che non possono permettersi un servizio di baby sitting agli operai costretti ad andare al lavoro, passando per la situazione disastrosa all’interno delle carceri e dei CPR. L’impressione è che la gestione frettolosa dell’emergenza sanitaria non abbia lasciato molto spazio alla tutela dei più deboli — come i senzatetto che, secondo la denuncia di diverse associazioni, continuano ad essere multati in varie città italiane per violazione dei divieti di spostamento — salvo parziali e tardivi interventi riparatori successivi.

Un caso emblematico riguarda gli anziani soli, divisi tra la necessità di limitare il più possibile i propri spostamenti (in quanto categoria a rischio per l’infezione da Covid-19) e la mancanza di una rete di supporto per l’approvvigionamento di farmaci e generi alimentari. È una condizione che riguarda un numero considerevole di persone a Milano, se si pensa che, al 31 dicembre 2018, risultavano residenti in città quasi 320 mila persone con più di 65 anni, di cui circa 135 mila non coniugate, divorziate o vedove. Nei primi giorni dell’emergenza, questa funzione assistenziale è ricaduta essenzialmente sul privato, in particolare sui servizi di consegna a domicilio offerti dalla grande distribuzione o da colossi come Amazon — che, però, sono andati presto in tilt, sommersi dalla quantità spropositata di ordini. Non solo, naturalmente, di persone che ne avrebbero avuto strettamente bisogno.

Fortunatamente, la situazione di emergenza ha portato anche alla nascita di esperienze di auto-organizzazione solidale. Come le Brigate volontarie per l’emergenza, attive a Milano da venerdì 13 marzo con un centralino e una rete di volontari che si occupano di portare cibo e farmaci a chi ne ha bisogno. L’iniziativa, nata da un gruppo eterogeneo di attivisti milanesi, ha trovato il supporto di Emergency — che ha messo a disposizione Casa Emergency come area operativa — e del Comune, che ha concesso l’utilizzo della piattaforma Milano Aiuta e del numero di emergenza 02.02.02. “Abbiamo sentito la necessità di attivarci e renderci utili in questa situazione di difficoltà per aiutare le persone più fragili, a partire dalla constatazione che un po’ tutti nel nostro piccolo aiutavamo le persone del nostro quartiere, o della nostra scala,” spiega Valentina, una delle coordinatrici delle Brigate. “Ci siamo detti: perché non provare a fare una cosa più in grande, su larga scala?” 

Le Brigate ora sono divise in tutti i 9 municipi di Milano, e tra volontari e coordinatori contano circa 150 persone. In pochi giorni le richieste di adesione sono state moltissime, tanto che per il momento non è più possibile accogliere nuovi volontari (ma chi vuole seguire e sostenere il progetto può farlo attraverso Facebook, Telegram e Twitter). [Edit: ci si può ancora proporre come volontari, ma c’è una lista d’attesa da smaltire visto il boom di richieste]

foto via Facebook

Oltre all’area operativa, Emergency si è occupata anche della formazione dei volontari, prima per i responsabili di zona e poi, attraverso un video, anche per tutti gli altri. Le operazioni devono infatti seguire un protocollo sanitario rigoroso: si esce solo con mascherina, guanti e un detergente, bisogna mantenere sempre la distanza di sicurezza di almeno due braccia e non bisogna mai entrare in casa delle persone, nemmeno se lo chiedono esplicitamente. I volontari si muovono sempre in coppia e con un badge identificativo di riconoscimento. Quando le chiamate arrivano al centralino, i centralinisti le smistano e inviano al responsabile di zona una scheda con tutte le informazioni necessarie; dopodiché vengono mobilitati i singoli volontari, in base alle disponibilità di orari e presenze. A fine operazione, viene inviata una conferma che tutto si è svolto senza problemi. “Nel primo giorno hanno chiamato soprattutto molti nipoti per i propri nonni,” racconta Valentina. “Già dal secondo giorno sono arrivate moltissime chiamate in più, e abbiamo superato le 50 operazioni”.

foto via Facebook

Il centralino è raggiungibile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13. Per il momento il servizio è attivo solo sul territorio del comune di Milano, ma non si esclude la possibilità di estenderlo anche all’hinterland nelle prossime settimane, in base alla disponibilità di volontari. Iniziative simili di solidarietà, intanto, stanno nascendo anche in altre città italiane, a partire da Roma

“Ci siamo mossi perché sentiamo come nostra la condizione di difficoltà e solitudine che accomuna tante persone in questa città. Siamo studenti e lavoratori precari che fanno fatica a pagare un affitto. Quotidianamente viviamo sulla nostra pelle il carattere escludente e discriminatorio di questa società.”

Dietro alle Brigate, però, non c’è soltanto una finalità solidaristica, o la volontà di sopperire a una mancanza delle istituzioni: c’è anche una matrice più consapevolmente politica. “Ci siamo mossi perché sentiamo come nostra la condizione di difficoltà e solitudine che accomuna tante persone in questa città”, sottolinea Valentina. “Siamo studenti e lavoratori precari che fanno fatica a pagare un affitto. Quotidianamente viviamo sulla nostra pelle il carattere escludente e discriminatorio di questa società. Per questo non ci sentiamo erogatori di un servizio ma persone che abbracciano idealmente coloro a cui viene chiesto di stare in casa ma una casa non ce l’hanno, le donne per cui la casa non è luogo sicuro, ma di oppressione, i lavoratori che rimanendo a casa rischiano il posto di lavoro, gli anziani e i giovani soli”. Anche per questo, insieme al lavoro di assistenza “logistica” per la consegna di cibo e altri generi di prima necessità, gli attivisti delle Brigate rilanciano e danno spazio ad altre iniziative solidaristiche che guardano ai più deboli e agli invisibili della città: come il canale Telegram lanciato da Obiezione Respinta per le donne che dovessero avere la necessità di abortire durante l’emergenza, o i centri antiviolenza, che anche (e soprattutto) in questi giorni di isolamento domiciliare sono chiamati a offrire supporto alle donne vittime di violenze e soprusi tra le mura di casa. Con un messaggio tanto semplice quanto efficace: sconfiggere l’epidemia combattendo la paura. 

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