Feed us: in viaggio attraverso l’Italia per un’alimentazione critica

Diaframma è la nostra rubrica–galleria di fotografia, fotogiornalismo e fotosintesi. Ogni settimana, una conversazione a quattr’occhi con un fotografo e un suo progetto che sveliamo giorno dopo giorno sul nostro profilo Instagram e sulla pagina Facebook di Diaframma.

Feed Us è il progetto fotografico di Nicolò Panzeri che ha attraversato l’Italia per sviluppare un percorso critico attraverso le abitudini culinarie del paese.

Anche il cibo come tutti gli altri nostri acquisti è caratterizzato da un consumo di massa. Basterebbe chiederci cosa stiamo mangiando, risalire alla fonte, per diventare più curiosi e critici verso il nostro sistema produttivo. Abbiamo chiesto a Nicolò di raccontarci com’è nato il progetto.

Ciao Nicolò, la prima domanda che ti voglio fare è perchè hai scelto di realizzare un lavoro sulla produzione alimentare.

Il mio interesse in questo ambito risale ai tempi delle scuole superiori. Sono sempre stato molto vicino alle tematiche ambientali e al loro approccio eticamente corretto.
Nello specifico la curiosità verso la produzione alimentare è nata quando avevo circa diciannove anni. La mia ragazza di allora mi prestò la sua copia di Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? un saggio di Jonathan Safran Foer che accompagna il lettore all’interno di questo mondo. Ricordo che ne rimasi molto colpito; fui a dir poco vicino dal diventare vegetariano.
Negli anni a venire mi documentai molto a riguardo, la curiosità crebbe spasmodicamente e le informazioni acquisite rimasero latenti nella mia coscienza per molto tempo.

Solo un paio d’anni fa guardando fuori dal finestrino, durante un viaggio in treno, scorsi le campagne della Bassa padana e mi domandai se non fosse il caso di iniziare una ricerca fotografica che interessasse il mondo agricolo.
Le motivazioni credo quindi che siano insite e ben radicate nella mia persona, se dovessi razionalmente elencarle credo si sia trattato di curiosità, di voglia di mostrare a più persone possibili le peculiarità di questo sistema e di quanto il nostro rapporto col cibo sia cambiato nei decenni a questa parte.

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In Italia il cibo è una questione culturale che attraversa il paese da nord a sud. Gusti/ricette/prodotti cambiano da regione a regione, cosa succede invece nel campo della produzione?

Ho esaminato la realtà italiana perché era quella a me più accessibile e praticabile. La visione che si ha di essa, coi suoi usi e costumi – tradizione e cultura – e la passione con cui ci identifichiamo (e veniamo identificati) ai fornelli, è così fortemente carica di stereotipi che ho deciso di lasciarli fuori da qualsiasi indagine.
Siamo così pregni di questa visione di noi stessi che non potevo tenerla in considerazione, sarebbe stato un feticcio.

Le ricette cambiano da regione a regione, è vero. A volte anche da abitazione ad abitazione. I prodotti cambiano perché c’è ancora chi, andando controcorrente, si impone sul mercato e si batte per la salvaguardia di alcune specie endemiche e, di conseguenza, dei sapori. Ma, andando avanti di questo passo, queste diventeranno ben presto favole.
Infatti a livello produttivo si sta cercando sempre più di omologare il sistema, tentando di renderlo il più perfetto e infallibile possibile. Un sistema dove c’è e ci sarà sempre meno spazio per le perdite di raccolto e dove ogni centimetro viene calcolato nel dettaglio e non va assolutamente sprecato. Dove l’abbassamento dei costi di produzione è un mantra per le grosse aziende del settore. La biodiversità in tutto questo ne esce sconfitta e, assieme a lei, anche noi. 

Se ad oggi riusciamo a percepire delle differenze nei sapori non è quasi mai merito delle materie prime che compogono i nostri piatti, bensì di chi li ha cucinati.

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Il tuo non sembra essere un lavoro con intenti critici particolari, bensì una documentazione delle diverse discipline, industrie, saperi e ambiti che entrano in gioco in questo processo. Che idea ti sei fatto del cibo di massa contemporaneo?

La fotografia documentaria è per sua natura molto lontana dal giudizio, ma non il fotografo. Ed è esattamente questo ciò che mi succede, credo di esserne caratterialmente incline.
Parlando di argomenti di interesse pubblico è importante incrementare la consapevolezza delle persone su quell’argomento che magari non viene trattato in maniera adeguata.

Per me quasi tutto il cibo è diventato di massa, anche ciò che per concezione non consideriamo tale.
Buona parte degli acquisti che facciamo quotidianamente lo sono, dai mobili per la casa all’abbigliamento, dagli ordini online al modo in cui viaggiamo; per cui il cibo è solo in linea con questo trend sociale.

Per andare oltre occorre iniziare a riflettere sulle nostre azioni, a domandarci da dove viene ciò che abbiamo fra le mani. Solo allora inizieremo a essere curiosi e – perché no! – magari critici verso questo o quel sistema produttivo.

Inizieremo così a leggere, a documentarci, ad affinare la nostra tolleranza e a trovare delle alternative che sposino le nostre possibilità e disponibilità.

Hai fatto scoperte che hanno suscitato in te particolari reazioni, positive o negative?

Questa ricerca mi ha portato a riflettere e la riflessione porta quasi sempre a delle conseguenze, positive o negative che siano.
Di pari passo con l’avanzare del progetto anche la mia dieta ne ha lentamente ma costantemente beneficiato, ammetto di aver cambiato parecchio il modo in cui mi nutro.

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Hai avuto l’opportunità di esporre il tuo lavoro durante l’ultima edizione di Fotografia Europea; quali sono state le reazioni e i commenti?

Ho trovato persone molto coinvolte e interessate all’argomento ancor prima che alle immagini. Questo mi ha dato una grossa carica emotiva, perché ho avuto la prova di quanti abbiano a cuore ciò che mi sta a cuore.

Si tratta di un tema molto vasto. Qual è il tuo obiettivo con questo progetto?

Hai ragione effettivamente. Ma è proprio per questo che le mie ricerche non sono finite né tantomeno il progetto. Fotografia Europea è stata una fondamentale parentesi che mi ha infuso le energie necessarie per proseguire. Non so quando considererò Feed Us terminato, ma di sicuro avrei il piacere a esporlo altrove e a realizzarne un libro.

 

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foto-profilo-1Nicolò Panzeri nasce a Milano nel 1991. 

Si diploma nel 2017 presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze dopo aver preso parte al corso triennale. Le tematiche più ricorrenti nel mio lavoro sono quelle legate all’ambiente e a come l’uomo incida su di esso. Sebbene, in alcuni casi, l’approccio possa risultare simil concettuale, racchiude sempre una ricerca di stampo documentario e di interesse sociale.A maggio 2018 sono stato selezionato da Alex Majoli per partecipare alla masterclass indetta da Magnum Photos. Il progetto realizzato è stato poi presentato a ‘La Triennale’ di Milano all’interno del programma della Milano Photo Week. Inoltre da giugno 2018 ho iniziato un programma di fellowship della durata di un anno con l’agenzia Parallelozero.

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