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Si sono aperte al Palazzo della Pace dell’Aia le procedure per il processo per genocidio contro Israele: gli avvocati del Sudafrica ieri hanno presentato le loro osservazioni orali, a cui oggi risponderanno i legali che rappresentano Israele. L’avvocata Adila Hassim ha sottolineato che, ovviamente, “i genocidi non sono mai dichiarati in anticipo,” ma ha indicato che la Corte poteva esaminare “13 settimane di prove che mostrano in modo incontrovertibile uno schema di condotta e relative intenzioni che giustificano l’accusa plausibile di atti genocidi.”

Il Sudafrica ha sottolineato che le presunte azioni militari contro Hamas non giustificano le azioni genocide compiute da Israele contro la popolazione civile, e ha smontato la tesi secondo cui l’aggressione di Gaza sia inquadrabile come azione di autodifesa.

Netanyahu ha risposto in modo nervoso agli sviluppi del primo giorno di processo, dicendo che Israele “combatte contro il terrorismo e combatte contro le menzogne,” e che ieri si è visto “il mondo al contrario,” con “Israele accusato di genocidio mentre combatte contro il genocidio.” Il Primo ministro israeliano ha concluso la propria dichiarazione tornando ad usare linguaggio che potrebbe essere considerato di intento genocida, dicendo che l’aggressione di Gaza continuerà fino alla “vittoria totale.”

Il fatto che oggi Israele presenti una difesa delle proprie azioni costituisce già di per sé un unicum — ed è sintomo del crescente isolamento globale di Israele e Stati Uniti. In precedenza, i governi israeliani hanno sempre disertato i momenti di confronto internazionale sulle proprie azioni militari o di apartheid — anche alla Corte internazionale di giustizia stessa, quando vent’anni fa all’Aia si è dibattuto della legalità del muro costruito per assediare la Cisgiordania.

+972 Magazine ne ha parlato con Michael Sfard, uno degli avvocati per i diritti umani più importanti d’Israele, che spesso si è dovuto confrontare con le violazioni del governo di Tel Aviv. Senza sbilanciarsi ovviamente su previsioni, Sfard ritiene che il Sudafrica potrebbe convincere la corte della plausibilità dei capi di accusa, ottenendo per lo meno la disposizione di misure temporanee. La disposizione di ordini temporanei ONU emessi dalla Corte internazionale di giustizia può essere fermata da un veto statunitense, ma il costo politico e diplomatico — per l’amministrazione Biden, gli Stati Uniti, e di conseguenza per Israele — sarebbe gigantesco.

Nel frattempo, l’aggressione di Gaza continua ad allargarsi in un conflitto regionale: gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno condotto una serie di attacchi contro obiettivi Houthi in Yemen con il supporto di Australia, Bahrain, Canada e Paesi bassi. Gli attacchi sono stati ordinati da Biden, che ha giustificato l’operazione dicendo che era in risposta agli attacchi Houthi contro le navi cargo dirette verso Israele. L’azione ha avuto un grosso contraccolpo politico negli Stati Uniti, con deputati e senatori di entrambi i partiti che hanno denunciato che l’operazione non sia stata votata dal Congress. Tecnicamente l’ordine è nei poteri del presidente, ma il dato di fatto è che gli Stati Uniti stanno rischiando di farsi coinvolgere in un conflitto senza che il parlamento si sia espresso in materia.

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