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La ricandidatura di Sala, in una Milano sempre più disuguale

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Affitti folli, speculazione edilizia, divari sempre maggiori tra ricchi e svantaggiati: dietro la pandemia, i problemi di Milano sono ancora tutti qui

Dopo mesi di indecisioni e tentennamenti, il sindaco di Milano Beppe Sala ha dichiarato che si ricandiderà alle prossime elezioni, previste per la primavera. Sala ha scelto di fare il suo annuncio tramite social network nel giorno di Sant’Ambrogio, patrono cittadino, decidendo di lanciare la propria candidatura all’insegna di uno spirito unitario. Nel breve video, Sala rivendica i meriti di questi anni “gloriosi,” prima del coronavirus, sostenendo che sotto la sua amministrazione Milano ha conosciuto un grande slancio economico e una maggiore attenzione ai temi sociali.

Che Milano vuole continuare a governare Sala? Non tutti sono d’accordo con la sua definizione di “gloriosi” per gli anni del suo mandato, nemmeno per i primi. La città ha conosciuto un periodo di crescita economica e urbana, ma questa crescita è stata molto diseguale, segnata dallo spazio lasciato alla speculazione edilizia, come nel caso della riqualificazione di Porta Romana affidato prevedibilmente alla potente azienda edilizia Coima, protagonista di moltissime costruzioni di grandi immobili a Milano e di avventure di “riqualificazione” di molte aree urbane, o dello stadio di San Siro. A questo proposito proprio ieri è scoppiata una nuova polemica sollevata dal consigliere comunale di Milano in Comune Basilio Rizzo, per quanto riguarda lo scarsissimo rispetto del verde contenuto nell’attuale studio di fattibilità. Nella riqualificazione di San Siro si è visto bene che quanto viene detto da questa giunta non corrisponde sempre a quanto viene fatto. L’assessore all’urbanistica Maran, ad esempio, aveva definito nel 2017 “non vincolante ma per noi estremamente importante” il parere la commissione paesaggio del comune di Milano, che si era espressa in favore della preservazione della struttura, di interesse storico e ambientale. Risultato: due settimane fa l’area è stata spianata dalle ruspe del colosso edilizio internazionale Hines, che costruirà case, case, case e un piccolo parco.

Le politiche abitative sono forse la principale emergenza sociale in città, con gli affitti che salgono vertiginosamente da anni, e su cui la giunta non si è dimostrata pronta a prendere misure radicali per fermare una dinamica di speculazione immobiliare capace di danneggiare gravemente il tessuto sociale della città. A Milano, l’emergenza Covid non ha fermato gli sfratti — il decreto “Cura Italia,” infatti, ha bloccato solo le esecuzioni: udienze, intimazioni e pignoramenti continuano ad andare avanti. Fanpage ha raccontato cosa dicono e come la pensano gli avvocati specializzati nell’intentare pratiche di morosità — prevedibilmente, non è stata un’esperienza gradevole.

La Milano post-Expo è stata insomma sì quella protagonista di un grande dinamismo commerciale e sociale: ma di questo sviluppo sembra aver beneficiato soprattutto — o forse soltanto — la classe più abbiente. Nella classifica di vivibilità stilata per il 2019 dal Sole 24Ore, si nota facilmente come Milano sia la prima città italiana per ricchezza dei depositi bancari pro capite e per reddito medio dei contribuenti — ma solo 26esima per tasso complessivo di occupazione, e addirittura 70esima per la variazione del reddito medio tra i contribuenti più ricchi e quelli più poveri: un dato che indica bene le profonde disuguaglianze che spaccano la città. Le olimpiadi invernali in programma — pandemie permettendo — per il 2026 senza dubbio potranno essere un’occasione di rilancio per la città dopo la crisi Covid del 2020. Ma non è affatto sicuro che la nuova eventuale giunta Sala, o quella che la sostituirà e la seguirà, riuscirà a rendere questo rilancio un’occasione sostenibile e benefica per tutta la cittadinanza, non lasciandola naufragare del tutto nella speculazione edilizia. La pandemia ha creato in città un grande numero di nuovi poveri: un’emergenza che il comune, pur nell’ambito dei suoi poteri, ha saputo fronteggiare solo in parte, affidandosi anche a volontari e attivisti — salvo poi, dopo i ringraziamenti, dimenticarsi piuttosto in fretta del loro contributo.

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Anche per quanto riguarda le politiche migratorie, la giunta Sala può definirsi soddisfatta solo paragonandosi agli enormi passi indietro sul piano della tutela dei diritti umani a cui si è assistito in Italia negli ultimi tre anni. Pesa soprattutto la riapertura del Cpr di via Corelli: anche se il centro di detenzione — su cui nelle ultime settimane si sono verificate diverse rivolte — non è nelle competenze del Comune, il sindaco Sala finora ha preferito mantenere una linea “morbida,” evitando lo scontro con il governo, anche di fronte alle prese di posizione più decise nei confronti della struttura da parte di alcuni esponenti del Pd metropolitano.

La ricandidatura di Sala era ormai nell’aria nelle ultime settimane, ma ha comunque spiazzato la destra, che nonostante le numerose dichiarazioni degli scorsi mesi non ha ancora un candidato ufficiale. Ci sono numerosi possibili sfidanti — Lupi, Resta, Veronesi — ma qualcuno di loro potrebbe vincere? Un sondaggio realizzato la settimana scorsa per il Sussidiario rivela che la contesa a Milano è molto più aperta di quello che potrebbe apparire, con la destra politicamente in vantaggio in città. Praticamente ogni candidato avrebbe potuto avere ottime chance di vittoria, che però si riducono sostanzialmente di fronte alla candidatura del sindaco uscente — il centrosinistra, insomma, tira un sospiro di sollievo. Il 64% dei milanesi intervistati ritiene che Sala abbia operato bene in questi anni — una percentuale che però si riduce al 52% se si considera solo l’operato del sindaco per contrastare la crisi sanitaria.

Di certo, anche il centrodestra dovrà provare a far dimenticare ai cittadini milanesi il disastroso operato della giunta regionale nella gestione della pandemia. I dati Istat sulla mortalità nei comuni mostrano chiaramente l’impatto disastroso della prima ondata in città (per la seconda bisognerà ancora aspettare qualche mese): a fronte di una media, negli ultimi cinque anni, di 35-40 morti al giorno, nei primi giorni di aprile si è arrivati a una media di 120-130 morti. Solo nel corso della prima ondata, a Milano il Covid ha ucciso almeno 4 mila persone. Ieri l’assessore al Welfare ha pensato bene di farsi una corsetta rigenerante e poi ha postato qualche foto sul proprio profilo Instagram, rivelando così di aver infranto non una, ma ben due norme contenute nell’ultimo Dpcm: il divieto di fare sport in gruppo — nelle foto Gallera è con un gruppo di amici, tutti senza mascherina — e il divieto di uscire dal proprio comune in zona arancione — la corsetta, lungo il naviglio Martesana, è arrivata fino a Vimodrone e Cernusco sul Naviglio. Gallera ha risposto alle critiche dicendo che era “sovrappensiero.”

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