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La disobbedienza civile contro i nuovi lager, in via Corelli

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in copertina, foto di @noaicpr, via Instagram

Ieri sarebbero dovuti essere internati i primi migranti al Cpr di via Corelli. Mai più lager – NO ai CPR ha compiuto un atto di disobbedienza civile bloccando l’accesso alla via. Il prossimo appuntamento è per domani alle 18:30 davanti alla prefettura di corso Monforte

In molte testimonianze sulla detenzione in “centri” o “campi” nella prima metà del Novecento, si legge che l’autore ha deciso di raccontare la propria dolorosa esperienza affinché non accada mai più niente del genere a nessun altro. In questo modo sono stati prodotti libri molto belli e toccanti, ma non è chiaro se questo sforzo narrativo sia servito o no. A giudicare dalla politica dei governi europei degli ultimi anni, probabilmente no: i campi di detenzione per persone innocenti sono ampiamente diffusi in tutta Europa, come nel caso di Moria, e la tendenza generale sembra essere verso l’estensione della loro capacità e del loro utilizzo — come emerge dal nuovo piano della Commissione europea per la “solidarietà” tra paesi nel gestire le migrazioni.

A Milano, ad esempio, ha appena aperto il Centro di permanenza per il rimpatrio — Cpr — di via Corelli. I Cpr sono centri in cui persone che non hanno commesso alcun reato, solo per il fatto di non avere i documenti in regola per stare sul territorio italiano, vengono detenuti in attesa dell’effettiva espulsione. Fino al 2017 si chiamavano Centri di identificazione ed espulsione — Cie: la nuova denominazione è stata voluta dall’ex ministro dell’Interno Minniti, nella stretta securitaria che l’ha reso per breve tempo uno dei personaggi più in vista del “centrosinistra” italiano. Anche i Cie erano stati oggetto di polemiche ed episodi gravi, anche in via Corelli, dove nel 2016 i detenuti, esasperati, avevano messo in atto una vera e propria rivolta

Sin da quando la riapertura del centro è stata annunciata, ormai due anni fa, la rete Mai piú lager – No ai Cpr ha deciso di opporsi concretamente. Ieri, gli attivisti hanno compiuto un atto di disobbedienza civile cercando di bloccare l’accesso del Cpr. Abbiamo parlato con Mattia Rigodanza, attivista No ai Cpr e nostro collaboratore, per farci spiegare le posizioni della rete e avere un quadro più chiaro della giornata di ieri. “La cosa è nata perché ci è arrivata la notizia che oggi avrebbero iniziato a portare i migranti. Sapevamo che il centro era pronto, conoscevamo lo stato delle forniture, eccetera, ma non conoscevamo il giorno esatto. Quando l’abbiamo saputo abbiamo organizzato qualcosa in fretta e furia.”

video di Mattia Rigodanza

“Abbiamo deciso di fare qualcosa di comunicativo, che facesse sentire pressione e portasse in piazza le nostre istanze non alzando troppo il conflitto — anche perché sappiamo che le nostre azioni possono ricadere sui migranti, dunque andiamo cauti. Abbiamo messo in campo un’azione di resistenza passiva, di disobbedienza civile. Abbiamo occupato via Corelli bloccando il flusso viabilistico sedendoci in mezzo alla strada, guardati a vista dalla celere — una trentina di poliziotti in assetto antisommossa. Poi abbiamo tenuto degli interventi spiegando le nostre ragioni.”

video di Mattia Rigodanza

Riguardo a cosa? Ad esempio, “Perché la detenzione amministrativa è da scongiurare completamente; come la politica di Lamorgese e del governo sia in linea con quella del governo precedente; perché rompiamo con tutta quella parte di centrosinistra che non vuole disobbedire a leggi ingiuste — come Sala, che ha detto che non si opporrà al Cpr, e punta sulle deportazioni e rimpatri. Abbiamo parlato anche degli sprechi nell’idea e nella gestione dei cpr, in un periodo in cui questi soldi andrebbero usati meglio per quanto riguarda la sanità pubblica.”

video di Mattia Rigodanza

“Siamo rimasti lì ad oltranza finché dopo ore ed ore di presidio, a cui hanno partecipato tantissime realtà di centri sociali e associazionismo, abbiamo deciso di andare via blindando via Corelli, ovvero chiudendo i due lati della carreggiata con nastri e reti, in modo da simulare il blocco. Questo non è che la nostra prima azione. Ci sarà un presidio più o meno permanente, in base alle nostre forze, a cui invitiamo tutti a partecipare.” Ad esempio, a partire dal presidio di domani, venerdì 2 ottobre, alle 18:30, davanti alla prefettura in corso di Porta Monforte 31, per dire no alla detenzione amministrativa e ai nuovi lager.

 

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