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I volti della Brigata Franca Rame

foto Luca Swich
testo Pietro Cifarelli e Luca Swich

Luca Swich ha realizzato una serie di ritratti fotografici degli attivisti della brigata Franca Rame, una delle brigate di solidarietà che nei giorni del lockdown hanno portato cibo e farmaci a domicilio a chi ne aveva più bisogno

Questi sono i volti di alcune volontarie e volontari della brigata Franca Rame, una delle brigate di solidarietà sorte spontaneamente, nelle settimane del lockdown, per portare assistenza a chi ne aveva più bisogno. La brigata Franca Rame è nata all’interno della Camera del non lavoro e di LUMe – Laboratorio Universitario Metropolitano. In questi mesi abbiamo attivato un progetto di mutualismo, creando una rete che copriva quasi tutta la periferia milanese. Con il lavoro delle volontarie e dei volontari abbiamo cercato, per quanto possibile, di ricucire lo strappo in un tessuto cittadino da troppo tempo invisibile. 

Abbiamo consegnato 11mila pacchi alimentari, ricevuto migliaia di chiamate, aiutato centinaia di famiglie. Abbiamo incontrato famiglie numerose che vivevano con pochi euro al giorno, persone che non ricevevano nessun tipo di sostegno statale, altre con disabilità abbandonate a loro stesse, situazioni abitative instabili, difficili e complicate. Ci siamo trovati di fronte il muro della “guerra fra poveri,” imbattendoci in situazioni di tensione fra gli abitanti dei quartieri più critici: un muro che cerchiamo di abbattere con il sostegno al lavoro e le attività culturali che abbiamo portato avanti in questi anni, come quella del teatro nei cortili dei contesti cittadini più delicati. 

— Leggi anche: Le brigate di solidarietà che portano cibo e farmaci agli anziani di Milano

Siamo stati convinti, sin dall’inizio, che il nostro non doveva essere un semplice lavoro di assistenzialismo: per questo ci siamo subito attivati cercando nel legame umano e sociale la possibilità di scavare in quella che è una grave falla nella gestione comunale di Milano. Tra noi e le persone che abbiamo incontrato si sono creati legami che sono andati al di là della consegna dell’aiuto alimentare e igienico, e che ci hanno concesso di ascoltare storie diverse dalle nostre. Abbiamo preso consapevolezza e concretezza di una realtà sociale difficile e in molti casi abbandonata a se stessa. 

Nell’unico momento di dialogo che le istituzioni ci hanno concesso, con l’assessorato delle politiche sociali e abitative, ci è stato detto che “in una società perfetta noi non saremmo dovuti esistere”. Hanno ragione. Ma soltanto perché quello che in questi mesi dei ragazzi hanno costruito dal nulla è esattamente quello che le istituzioni avrebbero dovuto fare da anni. In questi mesi si sono creati legami vivi e veri fra chi ha intrecciato le proprie vite nelle diverse brigate, che ci hanno mostrato come la solidarietà e l’autorganizzazione dei cittadini sia il punto di partenza per costruire una società nuova, che crede in un modo di fare politica estraneo alle regole del capitalismo. Nonostante l’impossibilità di andare avanti con le spese solidali, non lasceremo soli gli abitanti più in difficoltà. 

La nostra idea è continuare con attività ricreative e culturali inclusive come i laboratori di danza, ascolto musicale, teatro terapia, pittura, lavorazione dell’argilla, e tante altre iniziative in via di sviluppo. Portare lo sportello lavoro, che vada ad informare e aiutare le persone su cassa integrazione, contenziosi lavorativi, richieste di sostegno al reddito, NASPI. Tutte attività che vogliono dare un’effettiva utilità e presenza sul territorio e cercano, altrettanto, di instaurare un meccanismo di solidarietà tra gli abitanti. Questi sono gli occhi di chi per mesi è riuscito a guardare quello che per molti, forse tanti, è totalmente invisibile. 

— Leggi anche: Staffette alimentari e solidarietà: a Milano gli attivisti coprono le mancanze delle istituzioni

 

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