Alla scoperta delle oasi urbane milanesi con gli Aquarama

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tutte le foto di Cocco

“Bubble-gun”, il nuovo singolo degli Aquarama fuori oggi per Fresh Yo! Label, Sand Music e Pop Up Records, è un brano up-tempo che sa di indie rock ed è il pezzo giusto per iniziare l’estate con della musica fresca nelle orecchie.

I giorni scorsi abbiamo accompagnato gli Aquarama in un viaggio tra le oasi urbane milanesi, dal Parco Lambro al chiostro dell’Università Statale di Milano, per avere un assaggio del loro nuovo disco e farci raccontare come si può fuggire dall’alienazione della vita moderna.

“Le moderne tecnologie e i mezzi di comunicazione sempre più efficienti sono potenzialmente una grande risorsa per l’uomo. Purtroppo, e troppo spesso, si risolvono in applicazioni e usi molto frivoli e altamente massificati, tesi più all’omologazione e all’isolamento che alla effettiva connessione e condivisione.

L’oasi urbana è una sorta di luogo-rifugio, un posto in cui fare una pausa dal grigiore del cemento, dalla frenesia della città e in questo periodo anche dal caldo. È anche il leitmotiv del vostro nuovo album, a cosa è dovuta l’esigenza — se di esigenza si può parlare — di ricondurre i brani a un unico grande tema?

Più che un leitmotiv alla base dell’album è il nostro modo di vivere ed intendere la musica, che è un aspetto centrale della nostra vita. La musica può essere un’oasi di salvezza, un luogo magico in cui rifugiarsi per sfuggire quasi boccacescamente al mondo esterno e da lì osservarlo ed affrontarlo.

Il nuovo disco sarà un concept album?

No, ma sicuramente i brani riflettono un momento di vita, uno sguardo verso il mondo e la società odierni e da esso risultano legati. Forse l’esordio, in qualche modo, era più vicino all’idea di un concept album o per lo meno ad una sorta di manifesto di stile.

I giorni scorsi avete visitato alcune oasi urbane di Milano. Tutti i luoghi sono immersi nel tessuto urbano e allo stesso tempo rappresentano una pausa da ciò che li circonda. Cosa hanno in comune questi posti?

Milano è la grande città d’Italia, quella che meglio incarna l’idea di città moderna ed europea con i suoi aspetti positivi e negativi, fra questi ultimi la pesante urbanizzazione e cementificazione. Proprio per questo la grande ricchezza di angoli di verde, cortili alberati, giardini segreti e grandi parchi,  può sorprenderti in un cambio repentino di scenario e di colori portandoti altrove, un po’ come sa fare la musica…

Qual è quello che vi ha colpito di più?

Parco Lambro. Davvero affascinante, puoi davvero dimenticare la città e scalare alte colline e se non fosse che da lassù svettano i grattacieli potresti davvero pensare di essere in una bucolica dimensione parallela. Inoltre Parco Lambro è carico di storia per chi ama la musica, fu teatro del mitico Festival di Parco Lambro del 1976, tra sintetizzatori umani e il concerto degli Area, per noi una band di riferimento.

Del nuovo album ci potete anticipare qualcosa? Cosa ascolteremo?

Sarà un album appassionato, lo stiamo finendo di preparare nella nostra casa-studio in Mugello immersi nel verde, un luogo che è appunto un’oasi e un rifugio in tutt’uno con la musica, come dicevamo prima.

Il disco riflette il luogo in cui è concepito che ci ha permesso di mettere maggiormente a fuoco le nostre ispirazioni e farle risultare più vivide: i ritornelli saranno ancora più melodici, i groove più marcati.

Uno slogan famoso recitava “Contro il logorio della vita moderna.” Forse potrebbe essere il claim anche del vostro album. Nella scelta del tema cardine attorno al quale ruotano le canzoni — la ricerca della libertà, l’indipendenza dalle tecnologie, il senso di alienazione della vita moderna — quanto c’entra il mondo in cui viviamo? Mi sembra di capire ci sia da parte vostra un’insofferenza verso alcuni aspetti legati all’utilizzo delle nuove tecnologie.

Le moderne tecnologie e i mezzi di comunicazione sempre più efficienti sono potenzialmente una grande risorsa per l’uomo. Purtroppo, e troppo spesso, si risolvono in applicazioni e usi molto frivoli e altamente massificati, tesi più all’omologazione e all’isolamento che alla effettiva connessione e condivisione. Questo ci crea senz’altro dell’insofferenza, specialmente quando nella vita quotidiana ci scontriamo con tutti quegli aspetti della tecnologia che anziché facilitarci ci ingabbiano in logiche cui non ci sentiamo appartenere completamente. Del resto siamo nati in un momento di passaggio, la nostra infanzia è stata ancora abbastanza analogica mentre le nostre adolescenze e vite adulte sono piuttosto digitali. Meglio un amaro ogni tanto!

Ci sono state delle esperienze particolari, delle letture, dei viaggi, qualcosa che avete visto o fatto che hanno influenzato in modo particolare la scrittura delle canzoni del disco?

Nella nostra casa studio la routine quotidiana prevede un cineforum serale, il nostro label manager e sound engineer Edoardo “Dado” è sempre pronto a stupirci con titoli di qualità che spaziano fra i generi o semplicemente con dei film divertenti. Ultimamente abbiamo riguardato con piacere i grandi classici di Sergio Leone. Anche questo fa parte della natura del nostro luogo di lavoro, si suona tanto, si ascoltano i dischi e si guardano i film, più o meno consapevolmente andando a comporre una quotidianità lontana dalla città e dalle sue frenesie. E poi cuciniamo tanto.

Il primo singolo estratto è “Bubble-Gun,” un brano che già dal titolo sa di estate. Pensandoci anche l’estate è un periodo a sé, tre mesi in cui, in qualche modo, si evade dal resto dell’anno.

L’estate come tema e concetto ci è molto caro, è alla base del nostro primo album Riva e, legandosi indissolubilmente al mare, non finirà mai di affascinarci.

Nella canzone citate Muhammad Alì, uno degli atleti più influenti del Novecento, famoso anche per le sue prese di posizione: il cambio d’identità, la conversione all’islam, l’opposizione alla guerra in Vietnam. Come mai avete deciso di inserire il personaggio di Alì nel brano?

Il tema centrale della canzone è appunto resistere al mondo circostante che ci ingabbia e mette all’angolo in una giungla che è anche un ring dove combattere un incontro di boxe quotidiano. Chi meglio di Muhammad Alì ha rappresentato eccellenza nel proprio campo, forza fisica e di pensiero oltre ad un inossidabile fede nei propri principi e nei propri mezzi al punto di sfidare, vincendo, la società ed il mondo intero?

Per i live non sarebbe male organizzare dei concerti proprio nelle oasi urbane. Ma immagino ci avrete già pensato…

PARCO LAMBRO ARRIVIAMO!!!!

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