Birø, tra cantautorato elettronico e Bojack Horseman

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foto di Ambra Parola

Dopo l’uscita di Incipit nel 2017, il suo primo EP ufficiale, Birø si è fatto conoscere con un tour che ha avuto appuntamenti importanti come il Mi Ami e il Collisioni Festival.

L’anno scorso, Birø ha pubblicato Boyz e Pizza e videogames. Inoltre è da poco uscito Capitolo 1: La notte, il suo secondo album strutturato che si svolge, appunto, in una notte. Ne abbiamo parlato con lui.

Quest’album ha delle atmosfere molto urbane, a partire dalla copertina che rimanda a una passeggiata notturna tra i propri pensieri, nella città deserta. Mi racconti un po’ cosa c’è dietro?

Dietro a Capitolo 1 c’è l’idea di raccontare un periodo di depressione e tristezza vissuto in compagnia dell’alcol durante un’intera notte. Nella mia testa, la “storia” inizia alle sei di sera e termina alle sei del mattino. Man mano che le ore scorrono, la colorazione dei pensieri viene distorta dall’alcol e dalle sostanze stupefacenti e il racconto si modula su un crescendo sempre più sfumato dalla progressiva perdita di lucidità.

Uno dei “personaggi” che mi ha influenzato in questo percorso creativo è stato Bojack Horseman. La figura di Bojack mi ha dato un punto di fuoco dove poter convogliare il tutto, senza fare confusione.

Cosa cerchi di fare e cosa eviti assolutamente quando scrivi i tuoi testi?

In realtà non c’è nulla di strategico, vado molto a intuito. Nell’immediato lascio fluire le idee molto liberamente, poi cerco di rielaborarle mantenendo la spontaneità. Solitamente le canzoni nascono da una sperimentazione, da un giro di chitarra oppure da una frase che mi viene in mente, che ad un certo punto trova una sua collocazione e da lì si sviluppa il testo. Cerco di creare un clima colloquiale dove non ci sia né una ricerca spasmodica degli incastri tra versi, ma come fosse un parlato colloquiale. Un esempio di questo è il registro di “Come vola il tempo.”   

Una delle caratteristiche di questo album è l’unione delle sonorità elettroniche con testi intimi e cantautorali. Ti sembra un esperimento coraggioso o in linea con i tempi e la tua esperienza?

Nel 2019 non è una grossa novità. Ci sono tanti autori che inseriscono una componente elettronica, il plus è unire le due cose in maniera intelligente, senza farlo risultare forzato. Penso a Thom Yorke, un grande in questo senso. Credo che nel futuro succederà spesso. Qui in italia suona ancora come un’accoppiata particolare, perché siamo un po’ in ritardo su questo tipo di cose. Per quanto mi riguarda credo sia importante trovare un sound mio, che mi renda riconoscibile.

Il nome Birø viene dalla tua passione per la scrittura. Ma scrivi più a biro o a computer?

Prediligo il cartaceo. Mi piace avere quaderni e quadernetti sparsi in giro e ho sempre dietro un block notes. Non ho mai scritto una canzone a computer. Qualcuno di cui non ricordo il nome ha detto che la cosa bella dello scrivere a mano è che il pensiero attraversa il braccio fino ad arrivare alla penna che mette nero su bianco. Mi piace molto come frase e mi fa amare ancora di più l’uso della penna.

Musicalmente quali sono i tuoi idoli?

A livello di “consumo musicale” mi considero onnivoro, ho una predilezione per le sonorità inglesi e americane. Sono cresciuto con gli Arctic Monkeys e gli Strokes. Come italiani direi Dalla e De André.

Progetti per il domani?

Riguardo a quello che sto facendo posso dirti che non amo stare fermo su qualcosa, mi piace spaziare. Incipit è diverso da Capitolo 1 e sto aprendomi a nuovi orizzonti per il futuro.

Stai annunciando un Capitolo 2?

Chi lo sa, di certo non è la mia priorità in questo momento. Non so se le prossime canzoni avranno una continuitá con il mio ultimo lavoro, in questo momento sto solo cercando di buttar fuori roba.

Birø suonerá alla festa di theSubmarine il 27 giugno, a Rob de Matt! Vieni ad ascoltarlo e a bere birra con noi.

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