Sul palco di piazza San Giovanni le esibizioni che coinvolgeranno artiste donne saranno 5 su 37, contando le esordienti. Davvero non si poteva fare di meglio?

Guardando la line-up completa del tradizionale concerto del Primo maggio tutti hanno potuto notare con piacere come il ricambio musicale degli ultimi anni nel pop italiano sia ormai un fatto assodato. Con meno entusiasmo abbiamo constatato che, anche quest’anno, dal palco di Piazza San Giovanni mancheranno quasi completamente le artiste.

Da questo punto di vista il passo indietro rispetto alla scorsa edizione è evidente, ma non sorprende troppo. Nel 2018 il Concertone ha visto susseguirsi una trentina di esibizioni ma solo cinque artiste: Gianna Nannini, Carmen Consoli, Francesca Michielin, Maria Antonietta e Joan Thiele (con Dardust).

Quest’anno va addirittura peggio. Ad eccezione dei gruppi — Coma Cose, La Rappresentante di Lista e La Municipàl — e della conduttrice Ambra Angiolini, sul palco non salirà nemmeno un’artista donna. Ma gli organizzatori ci tengono a sottolineare che le artiste sul palco, esordienti incluse (Ylenia Lucisano e Margherita Zanin), saranno ben 7 (di cui 3, Veronica Lucchesi, Erika Lucchesi e Marta Cannuscio, appartengono però allo stesso gruppo, La Rappresentante di Lista).

5 esibizioni su 37 coinvolgono delle artiste donne. Praticamente il 13,5%, insomma cosa vi lamentate, poteva andare molto peggio.

A sottolineare la mancanza ci hanno pensato, paradossalmente, proprio le organizzatrici del festival — che l’hanno definito “a trazione femminile” — pubblicando un post su Facebook in cui si faceva notare come le posizioni di primo piano nell’organizzazione dell’evento fossero tutte ricoperte da donne. Okay, benissimo, ma il problema in questo caso è un altro e non riguarda il dietro le quinte della manifestazione.

Chiunque si trovasse per un istante a guardare la line-up di questa edizione del concerto del Primo maggio potrebbe pensare che non esistano — per popolarità o per altri meriti creativi — artiste in grado di poter salire su quel palco.

La realtà dimostra ogni giorno il contrario. Dall’indie al rap gli ultimi mesi hanno visto l’uscita di molti album e singoli di successo prodotti da artiste donne. Il successo di Elettra Lamborghini — quasi 100 milioni di visualizzazioni su YouTube e 60 milioni di ascolti su Spotify per “Pem Pem” — è superiore alla popolarità di tre quarti della line-up del festival e dopo l’esibizione dell’anno scorso di Sfera Ebbasta vederla su quel palco non farebbe storcere il naso a nessuno (o quasi). Myss Keta, un altro fenomeno musicale dei nostri tempi, ha appena pubblicato per Universal un album che nei prossimi mesi verrà suonato in lungo e in largo per l’Italia. Levante è appena uscita col suo nuovo singolo “Andrà tutto bene”, Priestess ha appena pubblicato il suo primo disco intitolato Brava, Chadia Rodriguez è considerata una delle nuove stelle del rap italiano. E poi che dire di Verano, Mèsa, Angelica, Giorgieness, Terso, Gomma, Lim, Any Other, Simona Norato.

L’elenco di artiste che si sarebbero potute esibire sul palco del concertone — magari risparmiando anche qualcosa sul cachet del fratello noioso degli Oasis — è lunghissimo e, parlando di esordienti, poteva essere esteso ad esempio anche a Ginevra e Eugenia Post Meridiem — che si esibiranno nelle prossime settimane in altri festival di rilievo come il MI AMI. Ma potremmo andare avanti a fare nomi di artiste di primo piano e emergenti per un’ora.

Rispondendo a un commento su Facebook gli organizzatori dell’evento hanno scritto: “Ribadiamo, come in conferenza stampa, che sono state contattate diverse big ma hanno rifiutato”. Ma non è solo un problema di headliner. L’assenza di donne dalla line-up dimostra, come minimo, una scarsa attenzione ai cambiamenti in atto nella musica contemporanea, che escludendo quasi totalmente la componente femminile, vengono rappresentati in maniera distorta con un’apertura solo parziale al rap e all’indie.

L’anno scorso abbiamo provato a immaginare come sarebbero state le locandine di alcuni festival italiani se avessimo cancellato i nomi degli uomini dalla programmazione. Se dovessimo fare lo stesso con la line-up del concertone di quest’anno, il programma sarebbe semplicemente vuoto.

Il concerto del Primo maggio oltre a essere, come ogni anno, un’occasione per celebrare la festa dei lavoratori dovrebbe anche essere un momento per ribadire l’importanza dei diritti acquisiti e fare il punto della situazione sulle lotte e i passi avanti ancora da intraprendere, specialmente in un settore — come quello musicale — in cui la componente femminile è ancora fortemente sotto-rappresentata e perseguitata dai soliti pregiudizi (qualcuno ha detto Francesco Renga?) Ecco, dando un’occhiata agli hashtag che accompagneranno l’edizione di quest’anno, #unpassoavanti e #lamusicaattuale, ci si accorge che come minimo suonano fuori posto e che, per questa volta, si sarebbero potuti sostituire facilmente con #unoccasionemancata.


In copertina: la folla alla scorsa edizione del Concerto del Primo maggio, via Facebook

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