fbpx
 

Quale sarà l’impatto del cambiamento climatico in Italia?

https://thesubmarine.it/wp-content/uploads/2019/01/venice-grand-canal-1280x833.jpg

articolo a cura di Duegradi

Circa 4500 chilometri quadrati delle aree costiere italiane sono a rischio di inondazioni da innalzamento del livello del mare entro i prossimi 100 anni, e questa è solo una delle conseguenze per il paese.

Quali saranno, effettivamente, gli effetti del cambiamento climatico nelle nostre vite quotidiane? Il problema è spesso affrontato per statistiche e massimi sistemi — come è giusto faccia la scienza — ma questo spesso allontana l’argomento da una comprensione agile del problema. Cosa può interessare a noi che a livello mondiale la temperatura si alzi di un paio di gradi? Un cappotto in meno ed una sudata in più non rovineranno certo la qualità delle nostre vite. Ma il problema è molto complesso, e semplificarlo può solamente portare ad una ulteriore confusione a riguardo.

L’approccio da adottare per combattere il cambiamento climatico comprende diversissime politiche volte a ridurre le emissioni, che vanno da un approccio internazionale fino a quello statale e comunale. A livello europeo ad esempio, l’intenzione espressa dalla commissione è quella di raggiungere al più presto la “carbon neutrality,” quindi zero emissioni nette di gas serra, preferibilmente entro il 2050.

La Commissione Europea sui propri canali social ultimamente ha pubblicizzato il progetto “Climate neutral Europe.” L’Italia ne fa parte in quanto membro dell’Unione, ed è bene investire in progetti che non innalzino troppo le temperature, dal momento che tra le nazioni dell’Europa, la nostra è una delle più vulnerabili a livello climatico.

Secondo uno studio, l’impatto del surriscaldamento globale sulla nostra economia nel 2050 sarà di un PIL più basso circa dello 0,31%. Quel numero però, proviene sostanzialmente da due settori che verranno colpiti: il turismo e l’agricoltura, e quello zero virgola vale più di 5 miliardi di euro in meno.

L’Italia risulterà quindi meno attraente per i potenziali viaggiatori stranieri, e le colture avranno vita difficile: ci aspettano livelli di piogge estive più bassi del 20% rispetto a quelle attuali, con aumento di siccità e incendi cui stiamo già assistendo. Le precipitazioni quindi saranno più rare ma anche più concentrate, con scarichi d’acqua concentrati in periodi molto brevi che scateneranno fenomeni di rischio idrogeologico non indifferente, mettendo a rischio diversi comuni. Altro pesante impatto si registrerà sulle infrastrutture del paese che – già carenti di per sé – non saranno in grado di affrontare situazioni climatiche simili a quelle tropicali.

Un altro aspetto interessante della faccenda sono le percezioni contrastanti che gli italiani hanno riguardo al futuro dell’Italia legato al cambiamento climatico: o un esagerato allarmismo o uno sconsiderato menefreghismo. Su questo tema abbiamo fatto notare l’atteggiamento contraddittorio del Corriere della Sera: due articoli pubblicati a distanza di un giorno che trasmettono due messaggi completamente opposti sul pericolo rappresentato dal global warming e sulla necessità di intervenire o meno per tagliare le emissioni di gas climalteranti.

Il mese scorso anche il Messaggero ha corteggiato le teorie negazioniste confondendo il concetto di “meteo” con quello di “clima” e suggerendo velatamente che le rigide temperature verificatesi in alcuni comuni italiani questo inverno confuterebbero la scienza del surriscaldamento globale – come dire: “Oggi fa freddo, quindi il surriscaldamento globale non esiste,” cavallo di battaglia di altri noti scettici del cambiamento climatico.

Avere una idea chiara di cosa accadrà all’interno dei nostri confini nazionali senza tener conto di tutti gli altri effetti indiretti è essenziale per poter dare il giusto peso alla questione.

Le acque non si innalzeranno certo di una decina di metri, ma gli effetti sulle coste si faranno sentire eccome: è infatti previsto un aumento dell’erosione costiera e della possibilità di inondazioni. Questo comporterà una perdita di terreni costieri e delle relative attività economiche, delle infrastrutture e degli insediamenti urbani. Assisteremo a danni importanti all’economia rurale costiera, a causa dell’intrusione di acqua salata, ecco spiegati gli impatti negativi sul turismo e possibili spostamenti di flussi turistici altrove.

In particolare, circa 4500 chilometri quadrati delle aree costiere italiane sono a rischio di inondazioni da innalzamento del livello del mare entro i prossimi 100 anni; la maggior parte di essi si trova nel Mare Adriatico settentrionale, ma anche alcune coste del Tirreno e dello Ionio possono essere a rischio. La costa adriatica settentrionale, caratterizzata dal delta del fiume Po e dalla laguna di Venezia, è esposta ad alto rischio, poiché questa zona si trova sotto il livello del mare e ospita numerosi insediamenti residenziali, siti del patrimonio culturale e stabilimenti industriali.

Screen via “Surging Seas – risk zone maps”, Climate central

Fenomeni idrogeologici come alluvioni, frane, erosioni, si stanno già verificando in Italia e mostrano una tendenza crescente nel livello dei danni: siamo già a più di due miliardi di euro all’anno, alla faccia di chi pensa che fregarsene del cambiamento climatico sia la soluzione migliore da un punto di vista economico. Le aree maggiormente esposte al rischio idrogeologico sono il bacino del fiume Po, soggetto ad un aumento del rischio di alluvioni, e le aree alpine e appenniniche, soggette ad un aumento del rischio di alluvioni improvvise.

Questi sono solo alcuni tra i più importanti effetti diretti del cambiamento climatico sulla nostra penisola. L’Italia nel 2050 dovrebbe interessare un po’ tutti: gli agricoltori che subiranno siccità e precipitazioni estreme, i gestori delle infrastrutture, gli albergatori che vedranno meno gente arrivare, ma anche il resto della popolazione che dovrà affrontare gli effetti indiretti. Il surriscaldamento globale infatti, porta le popolazioni in terre ancor più colpite della nostra ad emigrare: il termine rifugiato climatico viene utilizzato sempre più spesso ed è una realtà destinata a diventare sempre più comune.

Groundswell: Preparing for Internal Climate Migration, World Bank.

Leggi anche: Tutti i migranti dell’Africa subsahariana sono rifugiati climatici

Se ti piace il nostro lavoro e vuoi sostenerci, abbonati alla newsletter di Hello, World!, la nostra rassegna stampa del mattino.

Se invece vuoi discutere con la redazione, ci trovi su Ogopogo, il nostro gruppo Facebook.

Resta nel nostro radar.

Segui the Submarine su Instagram e Twitter,
iscriviti al nostro canale Telegram
o alla nostra newsletter settimanale gratuita.

Share via

 

Ti piace il nostro lavoro? Sostienici!

Abbonati alla newsletter

di Hello, World!

 

Ogni mattina, una rassegna di link da leggere, vedere e ascoltare, direttamente nella tua inbox.