in copertina, grab di Salvini alla lavagna di Quinta colonna

La Lega invece vuole entrare attivamente nel funzionamento di ogni singolo istituto, instillando negli ingranaggi una dose ben calcolata della propria ideologia razzista.

In un comune della pianura friulana si sta consumando l’ennesimo episodio di razzismo fascioleghista ambientato nelle scuole. Il consiglio comunale di Codroipo ha approvato il regolamento di un asilo nido comunale (sic) che bandisce qualsiasi riferimento alle “diverse culture” o alle “culture di provenienza” dei bambini.

Tutto questo ha risvolti fumettistici, se non fosse l’ennesimo capitolo di una tragedia: ad esempio, il regolamento ha eliminato la possibilità per i bambini di giocare con bambole dalla pelle scura o strumenti musicali di culture diverse da quelle italiana — chissà poi chi e come verrà chiamato a stabilire se un determinato giocattolo sia ariano italiano o meno.

La vicenda è stata portata alla luce nel pomeriggio di ieri da parte del Messaggero Veneto. Il sindaco del paese, Fabio Marchetti, ha ovviamente difeso il provvedimento, sostenendo che serva ad annullare le differenze sociali, non quelle culturali(?) e sostenendo la sua affinità con altri regolamenti analoghi, come quello varato dal vicino comune di Monfalcone.

Il sindaco si riferisce alla svolta ultraidentitaria presa negli scorsi mesi dalla giunta monfalconese, che ha varato misure più che discutibili come un tetto per stranieri in ogni classe, con il risultato che 60 bambini sono rimasti chiusi fuori dall’istituto — “vadano nei paesi vicini.” Mosse come questa, che sembrano dettate da pura cattiveria, sono da anni piuttosto comuni in determinate zone del nord Italia.

Un mese fa facevamo notare come in questo “razzismo di bassa Lega” si annidasse un modello vincente, da esportare pian piano su scala nazionale con la progressiva presa del potere da parte della Lega salviniana, un’evoluzione logica della Lega classica. Provvedimenti come questo servono a ribadire la propria fama da duri tutori dell’ordine delle cose, a fomentare uno sbandierato senso di comunità — inoltre un costo politico ed economico relativamente basso, essendo fatti sulla pelle dei più deboli.

Quello che è importante notare però, è che negli ultimi mesi la propaganda fascioleghista ha dedicato una grande attenzione alle scuole e a agli asili, insomma — ai bambini.

Il salto di qualità, sulle scuole, è stata l’apparizione del ministro Salvini alla prima puntata di “Alla lavagna,” una trasmissione di Rai3 dedicata ai più giovani. Durante la trasmissione il ministro ha risposto a una serie di domande dei bambini, tra cui una assolutamente non suggerita sul termine “sovranismo,” in quella che vari spettatori hanno classificato come un’operazione di pura propaganda. Al programma ha partecipato anche il ministro Toninelli, che è stato al centro di un’altra polemica per essersi messo a gattonare in classe.

In Lombardia, lo scorso ottobre la sindaca di Lodi ha provato a varare un regolamento che, di fatto, avrebbe escluso la grande maggioranza dei bambini stranieri dalla mensa scolastica. In tutta Italia, inoltre, si è riaccesa la solita polemica sull’opportunità di fare il presepe a scuola, una crociata che vede in prima linea proprio la Lega in una crociata e che si inserisce perfettamente nel rigurgito di identitarismo di bassa lega che attanaglia il paese — “giù le mani dalla cosa X!”.

In questo la nuova destra a trazione fascioleghista è differente da quella berlusconiana che l’ha preceduta. Forza Italia si è sempre accontentata, in sostanza, di favorire l’istruzione privata, ignorando o facendo in larga misura orecchie da mercante alle richieste di insegnanti e dipendenti pubblici.

La Lega invece vuole entrare attivamente nel funzionamento di ogni singolo istituto, instillando negli ingranaggi una dose ben calcolata della propria ideologia razzista.

Non si tratta solo di bandire i bambini stranieri da scuole e mense, fatto già di per sé deprecabile: si vuole anche fare un’operazione di pura propaganda ideologica, cercando di smantellare il progressismo contenuto nell’idea stessa di istruzione pubblica, per cui tutti gli alunni sono uguali, meritano uguale rispetto e che non sono a scuola solo per essere riempiti di nozioni, ma per condividere con altri bambini una parte rilevante della loro vita: una scuola, insomma, dove essere diversi è una ricchezza.

Proibire di portare bambole dalla pelle scura in classe vuol dire essere terrorizzati da questa apertura delle scuole, ormai uno dei pochi settori che raccontano una storia diversa da quella di una società divisa tra noi e loro tanto cara ai fascioleghisti. Le polemiche razziste di questo tipo sembrano direttamente allacciate da quelle sulla cosiddetta “ideologia gender,” diffuse qualche anno fa in particolare in Lombardia, con la celeste amministrazione che era giunta a mettere a disposizione numeri verdi da chiamare per contrastare la diffusione di questa pericolosa dottrina.

Uno studio della UCLA del 2012 ha provato che i bambini non sono spontaneamente razzisti: lo diventano con il tempo e con l’esposizione a pregiudizi razziali espressi da chi gli sta vicino. Lo scopo di questo assalto all’egualitarismo scolastico è evidente: creare una nuova generazione già pronta ad accogliere un messaggio razzista e a votare chi, guardacaso, lo propugna. Un’ulteriore dimostrazione che il clima di odio che aleggia in Italia non è naturalmente correlato alla supposta emergenza immigrazione, ma alimentato in modo astuto da chi ha interesse a coltivarlo.


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