Con il consenso di Istat, the Submarine svela quali sono le zone di Napoli più esposte al rischio di incidenti stradali.

Da qualche settimana stiamo seguendo approfonditamente il tema della mobilità sostenibile in Italia: in particolare abbiamo chiesto ad un esperto di mobilità pedonale e ciclabile – l’architetto Matteo Dondè – cosa bisognerebbe fare per trasformare Milano in una città ciclabile al pari di altre metropoli europee.

Secondo Dondè, in Italia la percentuale di ciclisti non cresce perché all’interno delle istituzioni manca l’idea della mobilità leggera: le strade vengono progettate e realizzate in funzione dei veicoli pesanti, anziché delle persone. Dondè ci aveva inoltre indicato che questo difetto del tessuto stradale, unitamente al numero spropositato di automobili in circolazione in Italia, causa ogni anno un’enorme quantità di incidenti stradali, con costi elevatissimi in termini di vite umane e di spese ospedaliere: nel 2016 si sono registrati circa 249,175 feriti e 3283 morti, per un costo sociale di oltre 17 miliardi di Euro che ha bruciato circa il 2% del PIL.

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Sempre secondo l’architetto, per risolvere il problema bisognerebbe seguire l’esempio già collaudato da molti altri paesi europei e riqualificare il tessuto urbano con l’attivazione di zone 30, in cui appunto li veicoli non possano circolare a più di 30 chilometri orari. Le zone 30 non solo migliorano la qualità della vita dei residenti, ma incrementano anche le vendite dei piccoli edifici commerciali e il valore immobiliare dei condomìni interessati. Dondè sostiene che in Italia non c’è richiesta di zone a velocità limitata perché la cittadinanza non è in grado di percepirne i vantaggi. Questi risulterebbero invece evidenti se si potesse fare il confronto tra il numero di sinistri che avvengono in una certa area prima e dopo che quest’ultima è stata trasformata in una zona 30.

Purtroppo. però, per quasi tutte le città italiane i dati georeferenziati degli incidenti stradali sembrano irreperibili.

Non fa eccezione Napoli, che secondo uno studio Aci-Istat è la città italiana con il maggior numero di sinistri pro capite, mentre la relativa provincia risulta quella con la maggior percentuale di mortalità in tutto lo stivale.

Inoltre, secondo un’elaborazione grafica di True Numbers (2015), il capoluogo campano è uno tra i più densamente flagellati dagli incidenti stradali (15.54 sinistri al chilometro), sicuramente più di Milano (12.67) e Roma (9.61).

Come abbiamo fatto per MilanoRoma, abbiamo utilizzato i dati Istat più recenti (2016) per costruire una mappa degli incidenti stradali di Napoli, sebbene in formato ridotto e di georeferenziazione approssimata.

Sempre per una questione di privacy, abbiamo convenuto con Istat che fosse più prudente mostrare solo il dato relativo alla posizione dei sinistri. Abbiamo scelto di rappresentare ogni incidente con un’icona circolare rossa opaca al 5%; di conseguenza, i punti che risultano totalmente opachi (rossi al 100%) indicano la sovrapposizione di almeno 20 sinistri nello stesso punto, quelli opachi al 50% indicano la sovrapposizione di 10 incidenti, e così via.

Quanto più intensa la gradazione di rosso, tanto più elevato il rischio di incidente.

Sfortunatamente, siamo riusciti a localizzare solo il 73% del dato (1,689 incidenti su 2,300) e per diversi sinistri la posizione viene assunta nel centroide della via anziché nel punto esatto dell’impatto, poiché la polizia municipale non ne ha indicato il numero civico sui registri di raccolta.

Per ovviare a tale lacuna, accentuata rispetto alle altre città, abbiamo provveduto a sostituire i record puntuali sprovvisti di numero civico con dei puntatori lineari che evidenziano tutto il tratto della via interessata. Abbiamo effettuato questa operazione solo per le otto vie più interessate dai sinistri, in quanto eseguirlo per tutti gli indirizzi sprovvisti di numero civico avrebbe richiesto un notevole sforzo di mappatura manuale.

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Fonte: Istat, “Rilevazione degli incidenti stradali con lesioni a persone: microdati ad uso pubblico,” dataset ristretto al Comune di Napoli, georeferenziazione ed elaborazione a cura di the Submarine.

Grazie al raggruppamento in puntatori lineari siamo in grado di individuare le vie più esposte al pericolo di incidenti:

  •       Corso Vittorio Emanuele (35 incidenti)
  •       Corso Umberto I (24)
  •       Via Montagna Spaccata (17)
  •       Via Ammiraglio Ferdinando Acton (16)
  •       Via Salvator Rosa (14)
  •       Via Alessandro Manzoni (13)
  •       Corso Giuseppe Garibaldi (13)
  •       Via Francesco Caracciolo (10)

Da questo conteggio sono escluse le autostrade e la tangenziale di Napoli, dove si sovrappongono centinaia di incidenti.

Se esaminiamo la mappa ad un rapporto di scala piuttosto ridotto (circa 1:11,400), notiamo degli agglomeratiparticolarmente densi nei quartieri Soccavo, Arenella, Rione Lauro, Royal Naples e l’area compresa tra Vasto, l’Arenaccia e San Carlo all’Arena.

Quest’ultima zona è interessata sia dagli indicatori puntuali che da un puntatore lineare, dunque potrebbe essere considerata come la più esposta al rischio di incidenti — tuttavia, in questo caso, l’approssimazione nella geolocalizzazione dei sinistri accresce il margine di incertezza della mappa.

 

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Fonte: Istat, “Rilevazione degli incidenti stradali con lesioni a persone: microdati ad uso pubblico,” dataset ristretto al Comune di Napoli, georeferenziazione ed elaborazione a cura di the Submarine.

Abbiamo quindi utilizzato i dati tabellari di Istat per ricavare ulteriori informazioni riguardo alla distribuzione del rischio sul territorio. Scopriamo così le altre vie più colpite dagli incidenti:

  •       Via Salvator Rosa (14 incidenti)
  •       Strada comunale Cinthia (10)
  •       Via Posillipo (10)
  •       Via Francesco Petrarca (9)
  •       Via Terracina (9)
  •       Via Nuova Marina (9)
  •       Via Pigna (8)
  •       Via Argine (7)
  •       Via Giustiniano (7)

Sempre grazie ai dati in tabella possiamo costruire alcune statistiche sulle vittime, che secondo uno studio di Aci sono soprattutto conducenti maschi, tra i 18 e i 54 anni.  

Emerge un quadro preoccupante: il 16% dei sinistri coinvolge almeno un pedone, l’1.5% almeno un ciclista e per ogni incidente c’è la probabilità dell’1.3% che si verifichi almeno un decesso – una delle probabilità più alte di tutta Italia.

Risulta inoltre che a Napoli oltre la metà (60%) dei sinistri avviene su tratti di strada rettilinei, mentre circa il 30% avviene in prossimità di incroci e rotatorie, meno del 9% in curva.

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Fonte: Rosen, Erik, Helena Stigson, and Ulrich Sander. “Literature review of pedestrian fatality risk as a function of car impact speed.” Accident Analysis & Prevention 43.1 (2011): 25-33.

Se assumiamo, come ci aveva indicato l’architetto Dondè — e come confermato da diversi studi — che i tratti di strada più lunghi e diritti sono quelli che invogliano maggiormente gli automobilisti a superare i limiti di velocità, appare chiaro quello che dovrebbe essere il primo passo dell’amministrazione partenopea per mettere in sicurezza la popolazione: iniziare col dotare i rettilinei degli appositi elementi architettonici per il traffic calming: chicane, strozzature, dossi e attraversamenti pedonali rialzati.

Secondo Istat nel 2016 il capoluogo campano è stato teatro di 2,300 incidenti stradali (circa 6 al giorno) – si contano 3,123 feriti e 30 morti (circa 1 decesso ogni 77 sinistri).

L’enorme pericolo cui sono esposti ogni giorno quasi un milione di cittadini napoletani impone la necessità di riqualificare il reticolo urbano in funzione della sicurezza stradale e rappresenta l’occasione giusta per ripensare la rete viabilistica a favore di una maggiore mobilità pedonale, ciclabile e dei mezzi di trasporto pubblici – operazione essenziale per tagliare le emissioni inquinanti e climalteranti dei veicoli privati che minacciano la salute dei cittadini e mettono a repentaglio l’inestimabile patrimonio artistico della città.


Nota: I raster costruiti con i dati Istat sono ad alta definizione. La riproduzione delle immagini è concessa secondo la licenza CC BY 3.0, citando come fonti Istat e the Submarine e riportando i rispettivi link. I dati e le mappe degli incidenti stradali a Napoli sono disponibili nella nostra sezione open-data.



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