Gaza Flour
Un sacco di farina sporco di sangue. Grab Al Jazeera Arabic via Middle East Eye

L’esercito israeliano ha condotto altri due attacchi contro persone che cercavano cibo nella Striscia di Gaza. Le IDF hanno di nuovo aperto il fuoco nei pressi della rotonda Kuwait della città di Gaza, uccidendo 21 persone e ferendone più di 150. Poche ore prima, l’aviazione israeliana aveva bombardato un altro centro di distribuzione di aiuti nei pressi del campo profughi al–Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza, uccidendo altre 8 persone. Il numero di morti uccisi nell’attacco alla rotonda Kuwait rischia di aumentare nelle prossime ore, a causa dell’alto numero di feriti e della scarsità di risorse negli ospedali della Striscia. L’esercito israeliano ha negato di aver attaccato in successione diversi centri di distribuzione aiuti umanitari — descrivendo le notizie riportate dai media internazionali come “false.” Meno di 24 ore prima l’esercito aveva ammesso di aver attaccato un centro di distribuzione alimentare dell’UNRWA, sostenendo che nell’attacco era stato ucciso un comandante di Hamas. Il ministero della Salute di Gaza ha dichiarato che l’ennesimo attacco alla rotonda Kuwait dimostrava “l’intento premeditato di Israele di condurre un altro orribile massacro.”

Cresce nella politica statunitense l’irritazione — o l’imbarazzo — per la condotta dell’esercito israeliano. Parlando con la stampa, il consigliere alla Sicurezza nazionale della Casa bianca John Kirby ha dichiarato che l’amministrazione statunitense è “in contatto con le controparti israeliane” per discutere dell’attacco al centro distribuzione alimentare UNRWA, per “raccogliere più informazioni su cosa sia successo esattamente”: “Siamo molto preoccupati riguardo a quell’attacco, che a quanto pare ha ucciso e ferito civili.” “Ovviamente, offriamo le nostre condoglianze più profonde a chi ne è stato colpito.” Kirby ha comunque ripetuto che gli Stati Uniti “capiscono, rispettano e supportano il diritto di Israele di difendersi.” È stato molto più duro il leader della maggioranza democratica al Senato Chuck Schumer, che ha dichiarato che Netanyahu è uno “degli ostacoli principali alla pace.” Sottolineando la presenza di diversi elementi dell’estrema destra all’interno del governo Netanyahu VI, Schumer ha dichiarato che il Primo ministro “troppo incline a tollerare le morti di civili a Gaza, che stanno portando il supporto globale per Israele al minimo storico. Israele non può sopravvivere se diventa uno stato paria.” Schumer è stato aspramente criticato sia dal Likud che dal partito repubblicano statunitense: una nota del partito di Netanyahu riporta che Israele “non è una repubblica delle banane,” mentre il leader della minoranza al Senato, Mitch McConnell, ha dichiarato che “Israele non è una colonia americana, i cui leader lavorano secondo l’opinione del partito al potere a Washington”: “O rispettiamo le loro decisioni, o manchiamo di rispetto alla loro democrazia.” McConnell non si è espresso sul supporto materiale degli Stati Uniti alle IDF.

Nelle scorse ore, Hamas ha presentato una nuova proposta di cessate il fuoco ai mediatori, compresi gli Stati Uniti, che comprendeva uno scambio di donne, bambini, anziani e persone malate ancora prigioniere a Gaza, in cambio della liberazione di 700–1000 prigionieri palestinesi. Netanyahu non ha cambiato la propria risposta, sostenendo che le richieste del gruppo palestinese continuano a essere “irrealistiche.”

Continua, nel frattempo, la repressione delle forze di occupazione nel contesto del Ramadan: sono state erette barriere di ferro per chiudere 3 delle porte per accedere alla moschea al–Aqsa. Sopra le barriere sono state disposte sbarre per separare la polizia dai fedeli che visitano la moschea. Nel frattempo, le forze di occupazione hanno condotto un raid notturno nella cappella di al–Qibli nella moschea al–Aqsa, aggredendo i presenti e forzandone l’evacuazione. Il raid e le nuove strutture per proteggere i poliziotti cercano di introdurre una nuova normalità in cui la moschea sia sotto costante presenza delle forze armate israeliane.


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