GFptAnHWEAEI8OB
Gabbie per il pollame convertite in letti per i profughi bambini a Rafah, dopo che le piogge dei giorni scorsi hanno allagato parte della tendopoli. (foto via Twitter @QudsNen)

Il portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Jens Laerke, ha dato l’allarme per l’attacco delle IDF a Rafah, che mentre scriviamo sembra ormai imminente. Laerke ha dichiarato ai giornalisti che le Nazioni Unite “sono testimoni,” e che “possono mettere in chiaro cosa dice la legge: nel contesto della legge internazionale umanitaria, i bombardamenti indiscriminati di aree densamente popolate può costituire crimini di guerra.” Laerke ha sottolineato che un attacco alla città, dove tantissimi sfollati dal resto della Striscia hanno trovato rifugio temporaneo in queste settimane “potrebbe portare alla perdita di vite di civili su larga scala” e per questo “dobbiamo fare tutto il possibile entro i nostri poteri per impedirlo.”

Hamas ha risposto positivamente alla proposta di cessate il fuoco mediata da Qatar ed Egitto, dicendo che vuole agire “con spirito positivo, per garantire un cessate il fuoco comprensivo e completo, mettendo fine all’aggressione contro il nostro popolo, permettendo soccorsi, accoglienza e ricostruzioni, sollevando l’assedio della Striscia di Gaza, e raggiungendo uno scambio di prigionieri.” La dichiarazione è arrivata mentre il segretario di stato statunitense Blinken è di nuovo in viaggio — per la quinta volta — per cercare di oliare la trattativa. Gli interlocutori, ovviamente, non guardano con particolare fiducia gli Stati Uniti, mentre lo scontento nell’amministrazione Biden per la gestione dell’aggressione israeliana di Gaza aumentano. Biden, nel frattempo, ha affermato che ha trovato la dichiarazione di Hamas “un po’ esagerata” — anche se non ha poi spiegato cosa intendeva dire.

Con la conclusione delle operazioni a Khan Yunis, i funzionari israeliani starebbero rivedendo i prossimi passi per lanciare una missione militare su Rafah, dopo l’annuncio del ministero della Difesa Gallant, secondo cui la leadership di Hamas si starebbe “nascondendo” nella città che ora ospita più di un milione di persone. Nelle scorse ore le IDF hanno condotto attacchi in diverse parti della Striscia, comprese operazioni che si sono avvicinate progressivamente sempre di più a Rafah, uccidendo decine di persone. A Khan Yunis l’esercito ha aperto il fuoco anche contro una scuola, gestita dall’UNRWA, uccidendo due persone.

Il ministero degli Affari esteri e degli Emigrati palestinese ha rilasciato una dichiarazione chiedendo agli stati occidentali che hanno sospeso i finanziamenti all’UNRWA di cambiare idea. Il ministro, Riyad al-Maliki, ha sottolineato che non vede giustificazione nella decisione, che vede animata da “pregiudizi politici.” Nel frattempo, è emerso che il famigerato report israeliano che accusava i 12 dipendenti dell’agenzia era lungo 6 pagine e non conteneva prove specifiche che dimostrassero le accuse di Tel Aviv. Il taglio al finanziamento dell’UNRWA avrebbe conseguenze catastrofiche per la Striscia di Gaza e la Cisgiordania e per il sostegno della popolazione palestinese: secondo dati aggregati dal New York Times, l’agenzia ONU rischia di perdere 65 milioni di dollari di finanziamenti se entro fine mese gli stati che hanno sospeso i finanziamenti non rivedono le proprie decisioni.


Sostieni l’informazione indipendente di the Submarine: abbonati a Hello, World! La prima settimana è gratis

Blogger, designer, cose web e co–fondatore di the Submarine.