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foto CC-BY-NC-SA 3.0 IT presidenza del Consiglio dei ministri

La tensione tra maggioranza e opposizione ha raggiunto il punto di rottura quando in Commissione è arrivato l’annuncio che sarebbe stato presentato il famigerato emendamento che prevedeva lo scudo penale per gli evasori fiscali

Dopo una giornata di caos, l’arrivo alla Camera della legge di bilancio è slittato ancora. La manovra, che doveva arrivare oggi alle 13, è stata riprogrammata alla Camera giovedì mattina alle 8, con la fiducia nella tarda mattinata di venerdì. Era difficile fare diversamente: i lavori alla commissione Bilancio sono andati avanti tutta la notte anche oggi — non senza difficoltà, come quando, questa mattina presto, è rispuntato l’emendamento che permette l’abbattimento degli animali selvatici anche in città. In queste ultime ore si è cercato di incastrare gli ultimi sconti e favori alle varie lobby e basi elettorali, come quella di chi riceve la propria pensione dal Principato di Monaco — che vedrà la tassazione italiana ridotta dal 23 al 5%. (La misura interesserebbe circa ottomila lavoratori frontalieri, per lo più liguri, che costituiscono un importante bacino elettorale per Toti.) Ma si è trovato anche il tempo per colpire un po’ i poveri: in un’ennesima stretta sul reddito di cittadinanza, la Commissione ha approvato un emendamento di Lupi, che elimina la parola “congrua,” riferita alle offerte di lavoro, dal testo della manovra. In precedenza, con un’offerta di lavoro “congrua,” si è intesa una proposta che considerasse le esperienze del lavoratore, e la distanza tra la residenza e il luogo di lavoro — entro 80 km e raggiungibile non oltre i 100 minuti con il trasporto pubblico. Senza questa precisazione ora chi percepisce il reddito lo perderà dovesse rifiutare una qualsiasi offerta di lavoro, anche se fosse dall’altra parte del paese, in un settore di cui non ha nessuna competenza.

La tensione tra maggioranza e opposizione ha raggiunto il punto di rottura quando in Commissione è arrivato l’annuncio che sarebbe stato presentato il famigerato emendamento promesso dal sottosegretario alla Giustizia Francesco Sisto, che prevedeva lo scudo penale per gli evasori fiscali. Secondo un’anteprima del Fatto Quotidiano, il testo avrebbe incluso i reati di omesso versamento, omessa dichiarazione e dichiarazione infedele. Il meccanismo avrebbe previsto che il processo sarebbe stato annullato nel caso il cittadino decidesse di “ravvedersi” e pagare il dovuto. I procedimenti penali — ma non la prescrizione — si sarebbero fermati anche se si pagava solo una prima rata. Alla fine l’emendamento non è arrivato in Commissione, a quanto pare in seguito a un intervento diretto di Meloni e Giorgetti. L’opposizione aveva promesso barricate: il Movimento 5 Stelle aveva convocato un vertice di urgenza tra i propri deputati, alla presenza di Conte, Silvestri e Baldino; Angelo Bonelli aveva dichiarato espressamente che “a questo punto è la maggioranza che si sta rendendo responsabile dell’esercizio provvisorio,” e anche Letta aveva twittato che l’emendamento avrebbe mandato “tutto per aria.”

Quando è stato appurato che l’emendamento non sarebbe arrivato, le forze di opposizione hanno potuto cantare vittoria — Conte ha dichiarato che “il nostro atteggiamento preventivo di ferma opposizione ha dato i suoi frutti” — ma la battaglia non è finita. Il capogruppo di Fdi alla Camera, Tommaso Foti, ha prima criticato le opposizioni, “mi risulta abbastanza incomprensibile la sbandierata vittoria del Pd per un emendamento, ovvero la tregua fiscale, che si asserisce ritirato quando invece non è mai stato depositato,” per poi minacciare un ritorno alla carica: “Questo non esclude che la norma in questione non sia inserita in un altro provvedimento e che possa trovare adeguata collocazione. Sarà la maggioranza a stabilire quale sia quella giusta.”

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