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Gli stati più ricchi del mondo accettano di pagare i danni

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Il presidente della Cop27, Sameh Shoukry, alla plenaria conclusiva.
Foto via Twitter

Mettendo fine a uno stallo che che durava da trent’anni, questa mattina, all’alba, i paesi più ricchi del mondo hanno accettato di pagare i danni causati dalla crisi climatica

I paesi a reddito più basso, guidati dalla presidenza del G77 del Pakistan, erano arrivati battaglieri alla Cop27 di Sharm el–Sheikh nonostante Europa e Stati Uniti avessero tutte le intenzioni di bloccare la formazione di un fondo “per le perdite e i danni” causati dalla crisi climatica. Mentre scriviamo il testo finale della conferenza non è ancora stato pubblicato e la plenaria di conclusione è ancora in corso dopo una nottata lunghissima. Dietro le quinte diversi diplomatici si sono lamentati della gestione egiziana della Cop27, che ha fatto circolare il testo a stralci, senza la possibilità di scorrere il testo nella sua totalità. Infatti, nonostante la formazione di un fondo di risarcimento sia una vittoria storica, sugli altri fronti non sono stati fatti i passi avanti necessari: sia la negoziatrice australiana Kristen Tilley che Frans Timmermans hanno espresso la propria frustrazione. Timmermans ha denunciato che “ci sono stati troppi tentativi di fare passi indietro persino su quello su cui ci eravamo concordati a Glasgow,” e ha ammesso che i governi del mondo “avrebbero dovuto fare molto di più.”

Nel proprio discorso conclusivo António Guterres ha lodato la creazione del fondo, dicendo che si tratta di “un passo importante verso la giustizia”: “Chiaramente non sarà abbastanza, ma è un segnale politico di cui c’era bisogno per ricostruire i rapporti di fiducia che in precedenza sono stati traditi.” Come sempre, Guterres non ha risparmiato critiche all’inazione climatica globale: “Dobbiamo immediatamente ridurre le emissioni — e questo è un problema che questa Cop non ha affrontato. Un fondo per le perdite e i danni è essenziale — ma non è la soluzione se la crisi climatica lava via dalle mappe uno stato isolare, o se trasforma un intero paese africano in un deserto. Il mondo ha ancora bisogno di un passo avanti gigantesco in ambizione climatica.”

In Italia, le attiviste e gli attivisti di Roma global strike hanno occupato il terminal di Ciampino dedicato ai voli dei jet privati, facendo notare che “è un luogo di ingiustizia sociale e climatica.” Ovviamente è subito accorsa la polizia che ha provveduto a portare gli occupanti nella stazione aeroportuale per essere identificati, usando una mano pesante sorprendente viste le ridotte dimensioni e la connotazione pacifica della protesta. Un fatto rilevante: le forze dell’ordine hanno fermato anche diversi giornalisti come Valerio Renzi di Fanpage, accusandoli di vari capi d’imputazione tra cui violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale. Mattia Fonzi, giornalista e ricercatore presso OpenPolisha dichiarato che le forze dell’ordine hanno usato “una violenza deliberata e gratuita.”

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