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Baobab Experience a processo: lo stato italiano continua a criminalizzare le Ong

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Il presidio romano che aiuta i migranti lasciati da soli dallo stato, ha affrontato un processo con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina — per l’acquisto di nove biglietti del treno da Roma a Genova.

EDIT 4/05/2022: Andrea Costa e gli altri volontari di Baobab Experience sono stati tutti assolti perché “il fatto non sussiste.” “In questi anni è stata dura sapere di essere sotto indagine pur avendo la consapevolezza di avere agito in modo corretto. Rifarei tutto, continueremo ad aiutare le persone che hanno bisogno così come sta avvenendo per i profughi che arrivano dall’Ucraina,” ha commentato Costa dopo la sentenza.

Chi si occupa di accoglienza di migranti a Roma ha visitato almeno una volta Baobab Experience, associazione e presidio che ha aiutato migliaia di migranti, in una città storicamente difficile per chi vuole richiedere l’asilo.

Martedì 3 maggio, il tribunale di Roma emetterà la sentenza sul caso di Andrea Costa – presidente dell’associazione – accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che rischia dai sei anni e mezzo ai 18 anni di reclusione con rito abbreviato.

Si tratta della prima sentenza che potrebbe criminalizzare un’associazione per quello che è stato spesso definito nelle cronache “reato di solidarietà.” In Francia, l’attivista Cédric Herrou è stato definitivamente assolto dalle stesse accuse un anno fa: l’agricoltore era stato accusato di aver aperto un “campo profughi illegale” nel suo giardino, dove aveva accolto circa duecento rifugiati. “Sì, sicuramente è un reato di solidarietà. Si ascrive a quel periodo in cui cominciano a indagare su tutte le Ong. È una questione italiana e non solo, si comincia a costruire in Europa l’idea il reato di solidarietà per chiudere le frontiere. È paradossale perché i campi della Croce Rossa sono a Como, al Brennero e a Ventimiglia, vicino alle frontiere, ci sarà un perché. Se il campo fosse stato a Perugia, probabilmente l’avremmo aiutata per andare a Perugia a trovare un tetto,” spiega a the Submarine Andrea Costa.

Un caso simile a quello di Linea d’Ombra, l’Ong triestina perquisita e indagata lo scorso febbraio 2021 per aver prestato aiuto ai migranti arrivati in Italia dalla rotta Balcanica. “È un processo politico, eravamo convinti che il caso si sarebbe chiuso con l’archiviazione ma così non è stato. Visto l’andamento delle due udienze, le domande della pm e della giudice abbiamo deciso di uscire con un comunicato stampa. La situazione non è affatto rassicurante,” dice Alice Basiglini, responsabile comunicazione di Baobab Experience.

L’inchiesta parte nel 2016, affidata inizialmente alla Direzione investigativa antimafia (Dia): “Nasce come accusa di associazione a delinquere a tutta l’associazione, per la gravità del reato è poi iniziato tutto il procedimento di intercettazioni, accesso ai conti bancari dei volontari e pedinamenti. Non hanno trovato niente e il caso è passato al tribunale ordinario di Roma,” spiega Basiglini.

Poi viene intercettata una conversazione di Costa con i volontari dell’associazione, sulla situazione di nove migranti che avrebbero voluto raggiungere il campo della Croce Rossa di Ventimiglia da Roma. Nel 2018 arriva la notifica dell’accusa: Costa è accusato di avere aiutato – nel 2016 – otto ragazzi sudanesi e un ragazzo ciadiano, in fuga dalle dittature e dalle violenze dei rispettivi paesi, sgomberati a Roma dall’amministrazione e dalla polizia, dopo aver saputo che il campo della Croce Rossa della Capitale era in condizioni di sovraffollamento. “Come spesso accade, se i ragazzi non hanno abbastanza soldi per proseguire il viaggio si fa una colletta tra volontari. Stiamo parlando di 20 euro a testa per permettere a nove ragazzi di andare a Ventimiglia. Noi abbiamo aiutato comprando dei biglietti Roma – Genova, questo è al centro dell’inchiesta.”

In quel periodo il presidio di Baobab Experience venne più volte sgomberato dalla polizia, i nove migranti aiutati dai volontari erano stati sgomberati dal presidio di via Cupa, vicino alla stazione Tiburtina: “Arrivavano a Roma tantissimi migranti, anche 500 persone al giorno, c’erano persone per strada che non trovavano posto nell’accoglienza formale. Ci è stato impedito anche di portare acqua e cibo. Abbiamo quindi aiutato le persone a collocarsi tanto nei campi della croce rossa in via del Frantoio, quanto nell’accoglienza comunale.”

Il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è stato introdotto con il Testo unico dell’immigrazione nel 1998, la legge Turco-Napolitano, dai cognomi dei ministri della Solidarietà sociale Livia Turco e dell’Interno Giorgio Napolitano, nel governo Prodi. emigrazione clandestina, un aggravante di cui è accusato Costa. Si tratta della legge che ha istituito i Centri di permanenza temporanea, assimilabili oggi ai Cpr.

La legge Bossi-Fini (legge n. 189/2002), che modifica il Testo unico, punisce anche chi, dall’Italia, favorisce l’ingresso illegale di uno straniero in altri Stati, con l’obiettivo di contrastare il passaggio nel territorio nazionale degli stranieri che non intendono entrare illegalmente nel territorio italiano per rimanervi, ma vogliono solo transitare in Italia al fine di raggiungere la loro destinazione. Un impianto legislativo da cui non si differenzia la normativa europea, con il Regolamento di Dublino e la “regola di primo arrivo,” ormai un sistema a pezzi e senza applicazione. “Anche il nostro avvocato dice che è un reato davvero assurdo, essendo un reato di pericolo,” spiega Basiglini, “si tratta di mettere in atto azioni che in un qualche modo agevolano il valico di una frontiera. E non è nemmeno rilevante che la frontiera sia valicata. Atti possono essere davvero tutti: anche biglietto Roma-Genova, anche se è lontano dalla frontiera.”

L’impianto accusatorio costruito contro Costa e Baobab Experience è stato denunciato da Amnesty International come “un reato mal formulato”, perché “in Italia, come in altri paesi dell’Unione europea, il reato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare viene punito a prescindere dal profitto materiale per il presunto facilitatore, di fatto impedendo di distinguere tra trafficanti di esseri umani e chi fa assistenza umanitaria.” La solidarietà a Baobab è arrivata anche da Mary Lawlor: “La criminalizzazione dell’aiuto ai migranti deve finire”, ha detto la referente speciale dell’Onu per i Difensori dei Diritti Umani.

Andrea Costa – commosso e provato dalla vicenda giudiziaria degli ultimi due anni – parla della questione intercettazioni, anni di ascolto delle autorità di giudiziarie di questioni private di tutti i volontari coinvolti: “Trovo profondamente ingiusto che siano state ascoltate conversazioni private. Abbiamo indicato alle forze dell’ordine i trafficanti, e sono stato accusato di essere un criminale. La prima cosa che mi viene da fare è chiedere scusa agli amici, parenti, persone la cui intimità è stata ascoltata. Mi ricorda un po’ il film Le vite degli altri. Bastava venire al Baobab, quello di cui ci accusano è stato fatto alla luce del sole.” 

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