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La sinistra francese viaggia verso Mélenchon

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Alle presidenziali, il 22,2% dei francesi ha scelto il candidato di La France Insoumise. La sinistra francese è arrivata in pezzi a queste elezioni con il partito socialista sotto il 2%, la candidatura fantasma di Taubira e i Verdi di Jadot sotto il 5%. I consensi a Mélenchon potrebbero lanciare un nuovo “Fronte popolare”

“Non dobbiamo nascondere l’entità della delusione, ciò che non potremo realizzare. La nostra squadra era pronta a portare a termine il nostro programma, ma allo stesso tempo che orgoglio! Il polo popolare esiste, noi abbiamo costruito questa forza.” Jean-Luc Mélenchon, candidato del partito di sinistra La France Insoumise e di Union populaire, è arrivato terzo al primo turno delle presidenziali francesi,, raccogliendo 7,6 milioni di voti. Mélenchon non è riuscito a centrare l’obiettivo del secondo turno per sfidare Macron, ma per poco: solo 600 mila voti lo separano dalla sfidante Marine Le Pen.

Anche Manuel Bompard, direttore della campagna del candidato di Mélenchon ha espresso una delusione ottimista: “siamo tutti combattuti tra delusione e orgoglio”. Bompard ha affermato che il risultato di dovrebbe dare agli elettori “speranza” per il futuro. “Dobbiamo continuare a combattere”. In vista delle parlamentari di giugno e per le future presidenziali, il discorso di Mélenchon è stato una “mano tesa” agli altri partiti politici di sinistra e ai loro elettori per lavorare a un progetto comune. 

Il programma di Mélenchon si è soffermato sulle questioni sociali: pensione a 60 anni, controllo dei prezzi e dell’inflazione, ricostruzione del servizio pubblico negli ospedali, aumento del salario minimo a 1400 euro. Ma non solo: il candidato Insoumis ha proposto di passare alla “sesta Repubblica” con la possibilità di ritirare i parlamentari eletti e l’istituzione di nuovi diritti costituzionali — come il diritto a disporre del proprio corpo e nuove regole liberali sul fine vita.

I francesi non credono più nei candidati del Partito socialista: si era visto con la candidatura di Benoît Hamon nel 2017, ora è chiaro con i risultati di Anne Hidalgo,  ferma al 1,7%.  La catastrofe del Ps alle presidenziali non è scontata tuttavia a livello territoriale, dove il partito fondato da Mitterrand nel 1971 ha ancora una grande presa sugli elettori. Un’altra criticità che potrebbe opporsi alla costituzione di un “Polo popolare” sono le divisioni interne e le antipatie tra le correnti, come nel caso della candidatura fantasma di Christiane Taubira, arrivata con una proposta di primarie che ha incontrato la chiusura degli altri candidati. Anche i Verdi di Yannick Jadot sono in crisi e alla ricerca di finanziamenti per ripagare la campagna: sotto il 5% dei voti i partiti non ottengono nessun finanziamento  L’auto sabotaggio dei partiti di sinistra è evidente: se si fosse presentata “un’alleanza presidenziale” alle urne, gli elettori avrebbero senza dubbio espresso un candidato forte da opporre a Macron.

Intanto l’estrema destra francese ha esteso il suo campo elettorale: considerando il 7% voti espressi in favore di Éric Zemmour e il 2% raccolto dall’euroscettico Nicolas Dupont-Aignan, l’area dell’extreme droite ha guadagnato circa 10 punti percentuali rispetto alla precedente tornata elettorale. Questo miglioramento coincide con la caduta rovinosa del partito Les Républicains – lo storico partito del gollisti da Chirac a Sarkozy — passato dal 20% del 2017 al 4,79%. Per il secondo turno, Macron dovrà riuscire a convincere una buona percentuale degli elettori di Mélenchon a tornare alle urne per aiutarlo ad arginare Le Pen — un’impresa tutt’altro che facile.

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