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Le bombe sulla domenica del perdono

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in copertina, una chiesa bombardata a Bobrik. Foto via Twitter @michaelh992

Durante il fine settimana le truppe di terra russe non hanno guadagnato terreno, ma i bombardamenti sono continuati senza fermarsi. Oggi dovrebbe tenersi il terzo round di trattative, mentre l’Ucraina esplora soluzioni alternative alla Nato, ma non accetta compromessi sulla propria integrità territoriale

Ieri era la domenica del perdono, l’ultimo giorno dei festeggiamenti della Maslenica, la festa che nei paesi di fede ortodossa corrisponde al Carnevale. Il presidente ucraino Zelenskyj ha aperto il suo ultimo discorso parlando proprio della domenica del perdono — per sottolineare che l’Ucraina “non perdonerà” i militari russi responsabili dell’aggressione del paese. Al contrario, si è rivolto alle forze russe con uno dei propri discorsi più duri dall’inizio della guerra, citando direttamente la morte di una famiglia di quattro persone uccise da un colpo di mortaio nell’attacco contro un ponte sul fiume Irpin durante un’evacuazione. In totale, nella città di Irpin sono stati uccisi otto civili, ha dichiarato il sindaco. Zelenskyj ha poi criticato di nuovo i leader atlantisti, dicendo che non hanno adeguatamente condannato le dichiarazioni di Putin riguardo alla distruzione del complesso militare ucraino, e chiedendo ulteriori sanzioni: “L’audacia dell’aggressore è un segnale chiaro all’occidente che le sanzioni imposte contro la Russia non sono sufficienti.” Gran parte delle infrastrutture militari ucraine sono all’interno delle città, ha sottolineato il presidente, rendendo molto probabile il coinvolgimento di civili nelle azioni belliche.

Intanto i bombardamenti proseguono: è stato distrutto l’aeroporto internazionale Vіnnicja, a sudovest della capitale. Un video mostra che l’aeroporto è stato colpito da 8 missili balistici, e alcune foto pubblicate qualche ora dopo mostrano ingenti danni alla struttura. L’aeroporto era usato sia per voli civili che per voli militari. Nella notte i bombardamenti sono andati avanti sia su Charkiv che su Mykolaïv, mentre la Russia continua a cercare di ottenere la supremazia aerea — a Mykolaïv è presente un aeroporto internazionale conteso tra i due eserciti, che le forze ucraine hanno recentemente riconquistato. A Mykolaïv i bombardamenti russi hanno colpito anche quartieri residenziali. Sia il nuovo report del ministero della Difesa britannico che i dati raccolti dall’Istituto per lo studio della guerra confermano che durante il fine settimana le truppe russe non hanno guadagnato terreno su quasi nessun fronte. Secondo l’intelligence statunitense, la Russia non starebbe lavorando nemmeno ad un attacco imminente su Odessa. Questa mattina Mosca ha annunciato nuovi corridoi umanitari per Kyiv, Mariupol, Charkiv e Sumy, ma alcuni analisti temono che la “pausa operativa,” insieme all’apertura di corridoi umanitari, potrebbe essere la premessa di un’ulteriore intensificazione del conflitto, in particolare per quanto riguarda i bombardamenti sui centri abitati.

https://i1.wp.com/thesubmarine.it/wp-content/uploads/2022/03/FNNrtfzWQAYYdbb-scaled.jpeg?w=1200&ssl=1Grafica: Istituto per lo studio della guerra, via Twitter @TheStudyOfWar

Oggi è previsto un nuovo incontro tra Kyiv e Mosca per cercare di trovare una soluzione diplomatica. La trattativa partirà in un momento difficile, dopo la faticosa realizzazione dei primi corridoi umanitari, che vedono forze ucraine, russe, e separatiste rimbalzarsi la responsabilità di non essere riusciti a rispettare il cessate il fuoco. Come sta diventando ormai un’abitudine, Putin si è intrattenuto in una telefonata — questa volta con Erdogan — per far arrivare alla stampa le richieste della Russia. Putin ha ripetuto che qualsiasi accordo deve comprendere le richieste di Mosca, e che l’Ucraina deve interrompere i combattimenti. L’Ucraina ha più volte ripetuto che non sacrificherà la propria integrità territoriale, ma in un’intervista con Fox News il negoziatore David Arachamіja ha dichiarato che il paese è disposto a valutare soluzioni che non comprendano l’ingresso nella Nato. “La risposta che gli stati Nato ci stanno dando è che non sono pronti nemmeno a discutere il nostro ingresso, non per i prossimi 5, 10 anni,” ha spiegato. “Siamo pronti a discutere anche modelli estranei alla Nato. Per esempio, potrebbero essere garanzie dirette da diversi paesi, come gli Stati Uniti, la Cina, e il Regno Unito — forse dalla Germania e dalla Francia.”

Domenica si sono tenute nuove proteste contro la guerra in Ucraina in 65 città russe, tra cui Mosca e San Pietroburgo. Mentre scriviamo, secondo OVD-Info, ieri sono state arrestate 4.957 persone, ma è un numero che potrebbe crescere ancora, mentre il gruppo continua la propria raccolta di informazioni — qui trovate la pagina sempre aggiornata con tutti gli arresti dall’inizio delle proteste: dal 24 febbraio sono state fermate 13.355 persone. Testimonianze emerse da Telegram e verificate da AFP denunciano che la polizia abbia usato violenza contro i manifestanti. Tra le persone fermate ieri ci sono anche Oleg Orlov, presidente della ONG Memorial, che è stato poi rilasciato, e Svetlána Gánnuškina, veterana delle proteste, arrestata il giorno del suo 80esimo compleanno e poi rilasciata. Sarà processata il 15 marzo.

La crisi in Italia

Draghi e Zelenskyj si sono sentiti di nuovo al telefono: sui contenuti della loro conversazione c’è una lieve discrepanza in base al resoconto che ne hanno dato le due parti: Zelenskyj ha detto di aver sollevato la questione della domanda di ingresso dell’Ucraina nella Ue, mentre il comunicato di Palazzo Chigi parla più genericamente di “sostegno” all’appartenenza ucraina “alla famiglia europea.”

Intanto continuano le iniziative diplomatiche per sostituire la Russia nell’approvvigionamento energetico, con l’obiettivo di dimezzare la dipendenza da Mosca nel breve periodo, e azzerarla del tutto entro due anni: ieri Di Maio è stato in Qatar per un incontro bilaterale finalizzato a rafforzare la “partnership energetica” con Doha. Come in occasione della visita in Algeria, ad accompagnare il ministro c’era l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi. In serata, intervistato da Fabio Fazio, Di Maio ha detto che Putin è isolato, e serve una soluzione diplomatica per uscire dalla crisi, tramite uno o più mediatori internazionali. “Dobbiamo sostenere gli ucraini con aiuti umanitari, creare corridoi, consentendo loro il diritto alla difesa, però dobbiamo scongiurare una guerra che devasterebbe tutto il continente,” ha aggiunto, spiegando le ragioni del no all’invio di caccia militari a Kyiv e all’istituzione di una no-fly zone.

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