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Le truppe russe si avvicinano a Kiev

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Kiev. Una palazzina colpita dai resti di un jet o di un altro tipo di aereo, abbattuto dalla contraerea ucraina. Grab via Twitter @NotWoofers

L’aggressione russa in Ucraina continua senza sosta: ieri ci sono stati bombardamenti e scontri a fuoco tra gli eserciti in tutto il paese, con decine di morti. Gli attacchi sono andati avanti per tutta la notte: questa mattina si sentivano esplosioni e scambi di fuoco a Kiev

L’aggressione russa in Ucraina continua senza sosta: ieri ci sono stati bombardamenti e scontri a fuoco tra gli eserciti in tutto il paese, con decine di morti. Nel pomeriggio lo scontro è arrivato fino alla zona della centrale nucleare di Černobyl, che ora è sotto il controllo delle forze russe. Per un errore di traduzione si è temuto che le strutture contenenti scorie radioattive fossero state danneggiate, ma per fortuna la notizia è stata smentita. Secondo la polizia ucraina, nel corso della giornata la Russia ha lanciato 203 attacchi separati. Al Jazeera ha pubblicato una mappa che mostra i punti principali dello scontro:

Il ministero della Difesa russo ha ripetuto che l’operazione riguarda obiettivi militari, ma nel corso della giornata si sono fatti sempre più frequenti episodi di attacchi su aree residenziali. BBC News ha pubblicato diverse foto, che mostrano la prova degli attacchi verso i civili.

Tra le immagini più impressionanti di ieri ci sono quelle delle colonne di automobili e della ressa di persone in fuga nelle stazioni ferroviarie delle grandi città. Secondo dati approssimativi delle Nazioni Unite sono già arrivate in Moldavia e Romania migliaia di persone, e all’interno dell’Ucraina ci sono più di 100 mila persone che hanno dovuto lasciare la propria casa.

Gli attacchi sono andati avanti per tutta la notte: questa mattina si sentivano esplosioni e scambi di fuoco a Kiev e mentre scriviamo nella capitale suonano le sirene d’allarme per i bombardamenti. In un nuovo discorso alla nazione, Zelenskyj ha dichiarato che lui resta “l’obiettivo numero uno” dell’operazione militare russa, ma che non ha nessuna intenzione di lasciare la capitale. Il presidente ucraino ha promesso che le difese del paese reggeranno: “Prima o poi la Russia dovrà parlare con noi su come concludere le ostilità e fermare l’invasione. Prima inizia questa conversazione, meno saranno le loro perdite.” Le sirene sulla capitale e le dichiarazioni di Zelenskyj suonano particolarmente minacciose dopo le dichiarazioni del segretario di stato statunitense Blinken, secondo cui le truppe russe si stanno preparando a “circondare” Kiev, facendo temere abusi contro sulla popolazione ucraina.

Zelenskyj ha detto anche che l’Ucraina “è stata lasciata a difendersi da sola.” In effetti, anche sul piano delle sanzioni la risposta degli Stati Uniti e dell’Unione europea per il momento è pittosto timida: le nuove sanzioni statunitensi contro la Russia permettono che si continui a comprare e vendere gas e petrolio, una palese concessione verso alcuni paesi europei — tra cui l’Italia — che nonostante le dichiarazioni dure a porte chiuse chiedono che le sanzioni siano “graduali,” per non causare ulteriori eccessivi aumenti dei prezzi. Non a caso, infatti, dopo il picco causato dal panico per l’inizio della guerra, il prezzo del gas è sceso per tutta la seconda metà della giornata, quando è diventato chiaro che le sanzioni non avrebbero compreso il settore energetico.

Andamento settimanale del prezzo del gas naturale, grafico via Trading Economics

I leader europei hanno promesso sanzioni dure, ma nei fatti l’Unione europea lavora per limitarne l’impatto: da diverse parti — soprattutto da Kiev e Washington — è stata avanzata la possibilità di escludere la Russia dal circuito SWIFT, che collega più di 11 mila istituzioni finanziarie a livello mondiale, e che costituisce la spina dorsale dei pagamenti internazionali. Alla fine tra le sanzioni presentate da Biden la messa al bando dallo SWIFT non c’è, e le analisi sono concordi nel ritenere che la misura punitiva sia saltata su espressa richiesta dell’Unione europea.

Putin ha voluto la guerra, ma la Russia no: in un segno di dissenso di rara intensità, in diverse città russe si sono tenute manifestazioni contro l’invasione: secondo i dati raccolti dalla stampa occidentale ci sono stati 1.745 arresti in tutto il paese, di cui almeno 957 a Mosca. Chi è sceso in strada per protestare contro le azioni del governo lo fa sapendo di esporsi a un grave rischio: Al Jazeera ha raccolto diverse testimonianze a San Pietroburgo, ma tutte le persone intervistate hanno chiesto di rimanere anonime.

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