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Lavoro, cultura e spettacolo durante la pandemia

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Questa settimana su TRAPPIST ospitiamo le due talk di APNEA, l’evento organizzato sabato 23 al Circolo IAM

La pandemia ci ha costretto a ripensare al modo di stare insieme. Dopo il successo della campagna vaccinale, ma ancora in piena crisi, ripercorriamo quello che è successo con Sabina Barcucci, Valerio Bassan e Vittorio Agnoletto

La pandemia ci ha costretti con la forza a ripensare il nostro modo di stare insieme. Un anno e mezzo di emergenza sanitaria e di lockdown hanno dimostrato sia quanto fosse fragile il nostro modello di convivenza sociale, sia quanto le persone siano in grado di inventare nuove forme di associazione, incontro e condivisione.

Un’emergenza che ha avuto anche un effetto dirompente sui lavoratori e sui rapporti di lavoro. Un lavoro che per molti, nel settore dello spettacolo e nel settore culturale, non c’è più stato, e che ha dovuto pian piano essere reinventato. E un lavoro che per molti altri ha significato un profondo cambiamento delle proprie abitudini, con lo smart working che ha modificato la fisionomia di una città come Milano.

Ospiti:

Sabina Barcucci è architetto e cultural manager. Lavora nel public engagement come consulente di innovazione culturale scientifica. Ha sviluppato prodotti digitali, culturali ed educativi per musei, istituzioni di ricerca, agenzie creative, imprese, associazioni. Per 5 anni ha diretto il laboratorio di innovazione digitale del MUSE – Museo della Scienza di Trento. Nel 2021, insieme al Festival della Scienza di Genova, ha co-fondato ST[r]EAM, il festival online di comunicazione scientifica sul web.

Vittorio Agnoletto è medico. Insegna Globalizzazione e Politiche della Salute nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano. Fa parte del direttivo di Medicina Democratica e conduce la trasmissione 37e2 su Radio Popolare.

Valerio Bassan è giornalista e digital strategist . È il co-fondatore di Supercerchio, per cui si occupa di strategia digitale e innovazione nei media. È autore della newsletter Ellissi. Come consulente ha lavorato con alcune importanti testate come Forbes, Vice, Il Sole 24 Ore e Internazionale. È anche il publisher di una rivista digitale dedicata all’approfondimento e alla lettura lenta, Istmo Magazine, e co-organizza un festival dedicato al giornalismo investigativo, DIG Festival.

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Opera Aperta e Scalandrê sono due nuovi libri fotografici di Cesura Publish, le pubblicazioni del collettivo di fotografi emiliano. Ne abbiamo parlato con i due autori, Alex Majoli e Marco Zanella, che ci hanno raccontato il loro percorso da fotografi, dalle origini ai loro ultimi progetti

Oᴘᴇʀᴀ Aᴘᴇʀᴛᴀ | ​​Nel febbraio 2020, Alex Majoli si trovava a Reggio Emilia, dove stava lavorando con la Fondazione I Teatri. La sua intenzione era quella di aggiungere un nuovo capitolo al suo progetto Scene, una lunga ricerca per immagini sulla teatralità della vita quotidiana. ​​L’8 marzo tutto si ferma, il teatro chiude, Majoli e il suo assistente partono per un viaggio che li porterà dal profondo sud alle montagne del Nord Italia, per documentare una tragedia contemporanea. Dopo più di un anno di pausa, l’autore decide di riprendere il lavoro insieme a I Teatri. Il libro che ne risulta non è più solo fotografia, ma un paragrafo aperto sul COVID.

Con SCENE, Alex Majoli ha generato nuove chiavi di lettura sul rapporto tra l’uomo e la sua quotidiana teatralità. In Opera Aperta, l’autore riprende il discorso già sviluppato, ed esplora l’ambiguità tra realtà e finzione.

Sᴄᴀʟᴀɴᴅʀê | parola del dialetto romagnolo che significa “fuori stagione, sfasato”, è il titolo del progetto di Marco Zanella protrattosi per gli ultimi tre anni in una piccola cittadina di tradizione agricola del Nord Italia, Cotignola. Indaga quella che è stata spesso definita la fine della civiltà contadina, collocandosi a cavallo tra il mondo prima e dopo la pandemia. Racconta di una realtà messa a dura prova dall’incedere della nuova società digitale e dal confronto con un sentimento del tempo alienante, dove il ritmo naturale delle stagioni, delle feste e dei riti, che ha sempre scandito la vita di una comunità in contatto osmotico con la terra, rischia di essere stravolto e perduto. Le immagini di Marco Zanella testimoniano l’impegno di una comunità nel preservare dal cambiamento accelerato antiche tradizioni e memorie collettive.

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