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Con l’affossamento del ddl Zan ha vinto il fondamentalismo cattolico

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La proposta di legge accantonata dal Senato era già un compromesso moderato, ma evidentemente troppo audace per la destra italiana — e forse per gli amici della monarchia saudita

Il ddl Zan è stato affossato al Senato: il provvedimento, che avrebbe costituito un significativo passo in avanti nella tutela dei diritti civili in Italia, è stato bocciato con 154 voti contrari e solo 131 a favore. Il centrosinistra pensava di avere 149 voti: 16 senatori sono dunque passati con la destra e 2 si sono astenuti, grazie al voto segreto. Il Pd sta accusando i renziani di Italia Viva di essere i franchi tiratori.

In aula oggi si è sentito di tutto: i senatori di destra hanno dato del proprio meglio, tra discorsi ai limiti del complottismo su “teoria del genere” e “globalismo,” e fondamentalismo religioso, e non hanno potuto criticare espressamente il ddl Zan, che era già un testo dalle ambizioni moderate, che secondo molti attivisti LGBTQ+ non era sufficiente per le esigenze della lotta contro il maschilismo e l’omobitransfobia in Italia. VICE Italia ne ha selezionate alcune su Instagram:

  • Maria Saponara, leghista, secondo la quale “solo la famiglia tradizionale può proteggerci dalla decadenza della società moderna;”
  • Massimiliano Romeo, leghista, secondo il quale “si vuole indurre i bambini a cambiare sesso ancora prima che si accorgano di averlo;”
  • Licia Ronzulli, forzista, secondo la quale “Se volete imporre le teorie gender ai bambini di 3 anni noi saremo qui per impedirvelo;”
  • Alberto Balboni, forzista, secondo il quale “potrebbe diventare reato che un bambino abbia un padre o una madre, o che un uomo non partecipi a competizioni femminili di donne.”

Il ddl Zan era già un compromesso tra le varie anime del Pd, che nonostante abbia fatto della difesa dei diritti civili una delle sue caratteristiche politiche non si può definire un partito aggressivo nel lottare contro la discriminazione delle minoranze. Questo timido compromesso è però risultato comunque troppo all’avanguardia per le forze reazionarie del paese, in parte telecomandate dal Vaticano e determinate a proteggere ad ogni costo lo status quo.

Con questo voto, è importante notare, il Senato va contro la preferenza di gran parte degli italiani: diversi sondaggi mostrano come per la maggioranza dei cittadini ci sia bisogno di una normativa che limiti la violenza omofobica e sessista. L’affossamento del ddl dimostra che la classe sociale e politica al potere sia spesso radicalmente distante dagli interessi e dai sentimenti della cittadinanza. Il fatto che un progetto di legge come questo sia arrivato così lontano, però, mostra come un’azione politica decisa può portare all’attenzione dell’opinione pubblica anche temi che, secondo la destra, non sarebbero prioritari durante la pandemia. Tra le conquiste più importanti del ddl Zan ci sarebbe la codificazione di una sostanziale continuità, ad esempio, tra la violenza sulle donne e quella connessa all’identità di genere, frutto della stessa cultura maschilista, cercando di adottare un approccio non solo punitivo ma anche educativo.

Al contrario dell’allarmismo fondamentalista dell’estrema destra, infatti, il testo del Ddl Zan era estremamente moderato. Nel contesto del contrasto al discorso d’odio, il ddl Zan sarebbe andato sostanzialmente a integrare la legge Mancino, la normativa che già oggi si occupa di contrastare e regolare le manifestazioni di odio e discriminazione razziale in Italia. Peccato che la legge sia notoriamente difficile da applicare, essendo efficace solo in casi di atti d’odio — verbali o concreti — molto precisi e diretti esplicitamente ad una certa persona in quanto appartenente a una categoria svantaggiata.

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