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Il ddl Zan non limita la libertà di nessuno: chi lo sostiene è in malafede

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in copertina, foto di Elena Buzzo

Il disegno di legge del Pd è piuttosto moderato, ma è un primo passo necessario per un paese che ha urgente bisogno di una svolta sui diritti civili

La commissione Giustizia del Senato ha deciso che il ddl Zan sarà discusso da solo, e non accorpato ad altri disegni di legge come stava cercando di fare la destra. È un passo avanti nell’accidentato percorso di approvazione della legge, che la destra sta provando a sabotare con un ostruzionismo costante. Dopo che la questione della legge sull’omobitransfobia è stata inaspettatamente messa al centro del dibattito pubblico da Fedez durante il concerto del Primo maggio, i tentativi di sabotaggio della legge si sono concentrati sulla presentazione di proposte edulcorate rispetto al ddl Zan, che affrontino comunque la questione ma in modo ancora più blando.

Diversi sondaggi mostrano infatti come per la maggioranza degli italiani ci sia bisogno di una normativa che limiti la violenza omofobica e sessista: una lezione importante, che mostra bene come un’azione politica decisa possa portare all’attenzione dell’opinione pubblica anche temi che, secondo la destra, non sarebbero prioritari durante la pandemia. Tra le conquiste più importanti del ddl Zan ci sarebbe la codificazione di una sostanziale continuità, ad esempio, tra la violenza sulle donne e quella connessa all’identità di genere, frutto in ultima analisi della stessa cultura maschilista, cercando di adottare un approccio non solo punitivo ma anche educativo sulla questione.

Il ddl Zan, però, non risolverà tutti i problemi connessi all’argomento in Italia. Il disegno di legge firmato Pd, infatti, pur essendo diventato oggetto di uno scontro ideologico piuttosto acceso è una proposta molto moderata, che costituisce un primo passo nella tutela delle categorie più sensibili alla violenza di genere ma che lascia aperte molte questioni centrali nella società italiana contemporanea.

Il ddl Zan andrebbe sostanzialmente a integrare la legge Mancino, la normativa che già oggi si occupa di contrastare e regolare le manifestazioni di odio e discriminazione razziale in Italia. Peccato che la legge sia notoriamente difficile da applicare, essendo efficace solo in casi di atti d’odio — verbali o concreti — molto precisi e diretti esplicitamente ad una certa persona in quanto appartenente a una categoria svantaggiata.

Insomma, anche se il ddl Zan verrà  approvato, non dobbiamo aspettarci una radicale diminuzione delle esternazioni truci di esponenti leghisti nei consigli comunali di tutta Italia come quelle ricordate da Fedez dal palco del concertone. Senza dubbio però lo stato italiano farebbe un passo avanti nella protezione di chi, da lungo tempo, attende di non essere più lasciato solo contro un retroterra sociale e culturale che spesso si rivela oppressivo e violento.

Show notes

In questa puntata sono con voi: Stefano Colombo @stefthesub e Alessandro Massone @amassone. Per non perderti nemmeno un episodio di TRAPPIST, abbonati su Spotify e Apple Podcasts.

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