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Biden ha descritto giustamente Putin come un assassino. I rapporti con la Russia sono peggiorati nell’ultimo anno, dall’hack SolarWinds alle accuse di ingerenza rinnovate l’altroieri, passando per le tensioni per Navalnyj

In un’intervista con Good Morning America, su ABC News, Joe Biden ha fatto una serie di dichiarazioni dai toni — diciamo — molto accesi. Il presidente democratico, ha preso finalmente una posizione chiara sullo scandalo del governatore di Andrew Cuomo, e ha voluto mandare un messaggio “molto chiaro” ai migranti: “Non venite.” Ma la dichiarazione che ha agitato il mondo è stata quella su Vladimir Putin. Rispondendo a George Stephanopulous, Biden ha confermato che crede che Putin “sia un assassino,” che “l’ha guardato negli occhi e ha visto che non ha un’anima” — Biden sostiene di averglielo anche detto — e che il presidente russo “pagherà” per l’ingerenza sulle elezioni statunitensi.

Le dichiarazioni di Biden hanno causato un terremoto immediato nella diplomazia internazionale: l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Anatoli Antonov, è stato richiamato a Mosca per consultazioni. Il ministero degli Esteri russo, tuttavia, ha scelto di non alzare ulteriormente i toni dichiarando che la Russia è interessata a “prevenire un deterioramento irreversibile delle relazioni” tra i due paesi e che “la cosa più importante per noi è identificare modi per rettificare le relazioni tra Russia e Stati Uniti,” che “stanno attraversando un momento difficile, dopo che Washington le ha portate in un vicolo cieco.”

Le dichiarazioni di Biden sono arrivate un giorno dopo la pubblicazione di un nuovo report dell’Ufficio della Direttrice dell’Intelligence Nazionale, in cui le autorità statunitensi tornavano a indicare la responsabilità della Russia nell’aver cercato di favorire Trump anche nelle elezioni dello scorso novembre. Quello che Biden non ha detto, però, è come la Russia dovrebbe “pagare” per l’ingerenza estera: a inizio mese gli Stati Uniti hanno già imposto sanzioni contro quattro funzionari russi per il caso Navalnyj, e non è chiaro che forma prenderanno quelle nuove, ancora ipotetiche. Non è una sorpresa che si sia arrivati a questo punto. Oltre al caso Navalnyj, la Russia e il blocco atlantista stavano correndo verso lo scontro ormai da mesi: a inizio febbraio la Russia ha espulso tre diplomatici di Germania, Svezia, Polonia per aver partecipato alle proteste per Navalnyj, mentre contemporaneamente negli Stati Uniti si consumava lo scandalo dell’hack SolarWinds, che aveva permesso alla Russia di ottenere informazioni riservate sulle attività di tutti i principali dipartimenti dell’amministrazione, dalla Giustizia al Tesoro. L’inizio del deterioramento dei rapporti probabilmente si può fissare al report del New York Times sul programma con cui la Russia offriva taglie sulla testa dei militari statunitensi presenti in Afghanistan.

A parte le conseguenze diplomatiche, è interessante valutare cosa ci dicono le affermazioni a Good Morning America sulla figura di Joe Biden. Il presidente statunitense, che si è fatto eleggere con un programma moderato, di collaborazione con i repubblicani, ha trovato di fronte a sé un muro, quando il partito di opposizione si è rifiutato di lavorare e approvare insieme il pacchetto di aiuti sul Covid. A fine febbraio l’amministrazione ha lanciato il proprio primo attacco internazionale, bombardando obiettivi iraniani in Siria una settimana dopo che Biden era andato alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco a dire che la “Diplomazia era tornata!” Al termine del proprio secondo mese come presidente, Biden non è riuscito a costruire nessun consenso bipartisan, ma — al netto di importanti inversioni di marcia sugli aspetti più divisivi dell’amministrazione Trump — la sua condotta, sia in ambito interno che internazionale, è difficilmente classificabile come quella di un progressista moderato.

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