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I nuovi criteri per le zone rosse in vista della terza ondata

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Con 250 casi ogni 100 mila abitanti scatterebbe automaticamente la zona rossa, mentre il governo probabilmente prolungherà ancora una volta lo stato d’emergenza

L’Istituto Superiore di Sanità ha proposto misure più restrittive di quelle attualmente in vigore per la classificazione delle regioni, che il governo sta valutando in queste ore. Il cuore della proposta è piuttosto semplice: se una regione registra più di 250 casi per 100 mila abitanti scatta in automatico la zona rossa. Per dare un’idea: secondo gli esperti il numero di casi massimo per garantire il tracciamento sarebbe di 50 casi ogni 100 mila persone. Il Veneto, attualmente, nonostante sia in zona arancione, ne riporta circa 453 su 100 mila e passerebbe dunque senza dubbio in zona rossa, mentre l’Emilia-Romagna, con 240 su 100 mila, sarebbe fuori di poco. La misura deve essere concordata con le regioni, con cui si terrà un incontro nei prossimi giorni, in vista dell’entrata in vigore del nuovo Dpcm prevista per il 16 gennaio. Tra le ipotesi c’è anche l’istituzione di una “zona bianca,” con libertà di spostamento e riapertura delle attività commerciali e culturali senza limite di orario. Secondo il coordinatore del Cts Miozzo sarebbe “un segnale di speranza,” ma i parametri per entrarci dovrebbero essere molto stringenti, come un indice Rt pari al massimo a 0,50. Il ministro della Salute Speranza ha dichiarato che le misure restrittive rimarranno la principale arma di contrasto alla pandemia “ancora per qualche mese.”

Tra le altre misure al vaglio del governo c’è anche la proroga dello stato di emergenza, che scade il 31 gennaio e potrebbe essere rinnovato per una seconda volta. La misura, che ai tempi del primo rinnovo era stato oggetto di polemiche da parte dell’opposizione, sembra ora quasi obbligata dalla situazione epidemiologica, che vede un aumento dei nuovi casi lento ma costante: ieri ne sono stati registrati 17.040 su un totale di circa 172 mila tamponi. I nuovi ingressi in terapia intensiva sono stati 183, e si sono contati 483 morti.

Si sta dunque facendo sempre più concreto il rischio di uno scenario che il governo e le autorità sanitarie hanno indicato come da evitare a tutti i costi, e che si spera di scongiurare con le nuove misure in discussione: una terza ondata violenta quanto le altre due proprio nel pieno della campagna vaccinale. Come fa notare il microbiologo Andrea Crisanti, con un numero di casi molto alto aumentano anche le probabilità di mutazione del virus, che in futuro potrebbero anche pregiudicare l’efficacia degli attuali preparati farmaceutici. Le vaccinazioni per ora proseguono spedite — ieri si è arrivati a 583 mila dosi inoculate, ma sempre con molte differenze tra le regioni: la Lombardia è stata sorpassata anche dalla Calabria e dalla Provincia di Bolzano, restando di fatto la regione in cui sono state effettuate meno vaccinazioni d’Italia.

Come va nel resto d’Europa

Lo scenario che il governo italiano teme di più è quello del Regno Unito, dove con 59.937 casi e 1.035 morti registrati durante la giornata di ieri, la situazione continua a essere gravissima. Nonostante le dichiarazioni forti di Johnson e le nuove campagne di comunicazione del governo, parlando su BBC Radio 4, la professoressa Susan Michie, parte del Sage, ha dichiarato che le misure di lockdown sono “troppo morbide.” Michie ha spiegato che le condizioni climatiche e sociali dell’inverno — il virus dura più a lungo nel freddo, e le persone stanno più tempo al chiuso, dove il rischio contagio è molto superiore — rendono necessarie misure stringenti, mentre nel paese continua a esserci un lockdown meno rigido di quello di marzo. Ieri il sistema sanitario britannico ha annunciato che inizierà ad usare anche i test rapidi, che erano rimasti in sospeso quando il programma pilota di Liverpool aveva dimostrato che non avevano riconosciuto il 30% dei casi positivi. La decisione ha sollevato grande allarme tra gli esperti, perché un numero così alto di falsi negativi minaccia di facilitare ulteriormente il contagio. Intanto, un sondaggio Opinium per l’Observer rileva che il 43% degli intervistati vorrebbe che Boris Johnson si dimettesse, contro un 40% a sostegno del Primo ministro.

La polizia francese ha annunciato invece che a Marsiglia sono stati individuati altri 21 casi della variante inglese del SARS–CoV–2, e che nel dipartimento a partire da oggi sarà vigente il più stringente coprifuoco dalle 18. La situazione, infatti, è preoccupante in tutta la zona delle Bocche del Rodano, nel Sud della Francia, con un’incidenza di 225 casi ogni 100 mila abitanti. La politica locale si è duramente opposta alle nuove restrizioni, costringendo il Primo ministro Castex a specificare che i diversi livelli di restrizione sono applicati uniformemente in tutto il paese: Castex è tornato a ripetere che il contagio non è sotto controllo, e che la situazione non solo non sta migliorando, ma in certe regioni sta peggiorando. A livello nazionale, nell’ultima settimana il numero di casi è sempre rimasto attorno ai 20 mila giornalieri, molto più alto degli auspicati 5 mila annunciati da Macron lo scorso novembre.


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