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La radicalizzazione della destra negli Stati Uniti non è iniziata l’altroieri

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L’assalto del Campidoglio è figlio di cinque anni di escalation di razzismo, odio, violenza fisica. E se fosse solo l’inizio?

È facile perdere di vista quanto la situazione negli Stati Uniti si sia aggravata sul fronte del razzismo, della violenza, della diffusione dell’odio nel corso degli ultimi cinque anni — è semplicemente successo, un giorno alla volta. In questa puntata di TRAPPIST proviamo a elencare alcuni dei passaggi più importanti che hanno portato alla radicalizzazione di metà dell’elettorato statunitense. 

Riassumendole brevemente:

Ieri, sotto fortissima pressione, Donald Trump ha postato su Twitter — al termine del proprio periodo di museruola — un video in cui, corrucciato, ha garantito che la “nuova amministrazione” presterà giuramento il 20 gennaio come previsto. Trump ha detto anche che “essere il vostro presidente è stato il più grande onore della mia vita.” Leggendo da un suggeritore elettronico, il presidente ha condannato le proprie squadracce che hanno preso d’assalto il Campidoglio: “Non rappresentate il nostro paese,” ha detto delle stesse persone a cui aveva detto “vi voglio bene” poche ore prima, “e per chi ha infranto la legge, pagherete le conseguenze.” Il video è arrivato a metà pomeriggio a Washington, mentre iniziava a diventare chiaro che ci sarebbero state conseguenze politiche e giuridiche per il presidente in seguito agli eventi dei giorni scorsi. Ieri ha perso la vita un poliziotto per le ferite riportate durante gli assalti delle milizie tra cui si agitavano molte bandiere “Thin blue line,”portando a 5 il totale dei morti della giornata. È stato dato anche un nome e un volto alla donna uccisa a colpi d’arma da fuoco: Ashli Babbitt era stata per 14 anni nell’aviazione statunitense, e abbandonato l’esercito aveva comprato un’azienda che produceva attrezzature per piscine — iniziando anche il proprio percorso di radicalizzazione nell’estrema destra. Continuano a non essere chiare le dinamiche delle morti delle rimanenti tre persone, che hanno perso la vita per non meglio specificate “emergenze mediche,” secondo il capo della polizia metropolitana di Washington.

Nancy Pelosi ha ufficializzato invece la posizione dei democratici: se il gabinetto di Trump non attiverà il 25esimo emendamento — quello per cui vicepresidente e gabinetto possono scalzare un presidente in quanto “inabile” a svolgere il proprio incarico — i democratici sono pronti a procedere con un secondo impeachment: Trump diventerebbe così il primo presidente nella storia statunitense a subire due impeachment nel corso della propria amministrazione. Ilhan Omar ha già presentato i titoli del testo su cui aveva iniziato a lavorare nelle ore immediatamente successive all’assedio. Il documento non risparmia accuse, e nel secondo articolo si legge: “Donald John Trump ha fatto abuso dei poteri della Presidenza per incitare alla violenza e orchestrare un tentato colpo di stato contro il nostro paese.” Presentando l’accusa, Omar ha esplicitamente detto che preferirebbe procedere immediatamente con l’impeachment invece che aspettare e sperare che agisca il gabinetto di Trump: “Non si può fare affidamento sugli stessi funzionari che sono stati conniventi dei suoi crimini. Dobbiamo procedere con l’impeachment e rimuoverlo dall’ufficio immediatamente, così che non possa più minacciare la nostra democrazia e il mondo, e non possa mai più ricoprire cariche pubbliche.” 

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