Dalla provincia a David Foster Wallace: Nicolaj Serjotti racconta Milano 7

Ci siamo fatti raccontare da Nicolaj cosa abbia voluto dire concludere questo lavoro, tra il blocco dello scrittore e il tentativo di scrivere dei testi che rimangano sempre al passo con la propria vita

Ci siamo fatti raccontare da Nicolaj cosa abbia voluto dire concludere questo lavoro, tra il blocco dello scrittore e il tentativo di scrivere dei testi che rimangano sempre al passo con la propria vita

Dopo l’incursione nell’ultimo disco di Generic Animal Nicolaj Serjotti è fuori con il suo primo album, Milano 7, un lavoro in cui consapevolezza, quotidianità e incertezze vengono esplorate senza alzare mai la voce, con un’attenzione ai dettagli invidiabile e un’interlocutrice femminile onnipresente — da Tetrapak a Latitudine. Anche per questo è semplice accostare Serjotti ad artisti come Mecna — oltre che a Generic Animal e al filone emo della musica indie italiana più recente. In bilico tra un cantautorato ibridato di elettronica, produzioni lo-fi e un rap senza corazze, Milano 7 accarezza in poco più di venti minuti i dubbi di tutti trasformandoli in narrazioni capaci di calzare perfettamente a ciascuno di noi. 

Ci siamo fatti raccontare da Nicolaj cosa abbia voluto dire concludere questo lavoro, tra il blocco dello scrittore e il tentativo di scrivere dei testi che rimangano sempre al passo con la propria vita.

Come te lo stai vivendo questo periodo?

In realtà sono molto preso, devo dirti, perché da quando è uscito il disco abbiamo fatto un sacco di interviste. Poi adesso stiamo cercando di organizzare una live session da registrare con un magazine con tutte le limitazione del caso, ed è tutto più difficile di quanto sarebbe in una situazione normale.

Mi chiedevo infatti come avessi vissuto l’uscita del disco in questo momento particolare in cui non si può portare subito la propria musica dal vivo e bisogna trovare altri modi per suonarla.

In realtà noi avevamo programmato che il disco uscisse a ottobre / novembre già a inizio anno, prima che iniziasse tutto. Con La Tempesta e Virgin avevamo fatto questa programmazione di uscire con dei singoli prima dell’estate, Ottobre e Scarabocchi, di fermarci un po’ per poi far uscire un terzo singolo, che è stato Latitudine, e poi di uscire col disco. Quindi in realtà era già tutto abbastanza in posizione e siamo stati semplicemente impattati da questa cosa che ci è successa. È stato sicuramente strano perché come tutti ci si aspetta di girare e di fare delle date in giro. Però al contempo secondo me, in questo periodo difficile per tutto il mondo, è anche bello che chi può vada verso un qualcosa che riporta alla normalità, cerchi di proseguire con i propri progetti nel limite del possibile. Sono contento che il disco sia uscito perché nonostante tutto quello che c’è intorno è un progetto a cui lavoriamo da tempo e che abbiamo concluso prima di questo periodo. Quindi per me è un ciclo che si chiude ed è un qualcosa che mi dà modo di pensare a un dopo-disco, a dei contenuti in più.

Ad esempio?

Abbiamo fatto questa live session con Cacao Prod. che abbiamo registrato prima di questo secondo lockdown ed è già uscita. Adesso che ci saranno delle misure un po’ meno stringenti proveremo ad organizzarci per fare un’altra live session, quindi stiamo provando a trovare dei canali paralleli finché non si sistema tutto.

Forse l’unico lato positivo di questa situazione è che si ha più tempo di pensare a come portare live la propria musica o a cosa fare dopo l’uscita del disco.

Forse si, ma forse neanche troppo perché alla fine c’è anche poca possibilità di provare. Ad esempio adesso ci stiamo chiedendo come farlo, se provare su Skype o provare dal vivo almeno una volta, perché comunque io non ho mai fatto dei live con una band. Ho fatto dei live negli anni scorsi però li ho sempre fatti con delle basi su cui cantavo sopra. Adesso stiamo valutando se portare il disco dal vivo anche con dei musicisti e quindi risulta tutto più difficile. 

Però devo anche dire che in questa situazione secondo me ci sono delle realtà che hanno trovato un modo per scampare lo svantaggio dato da questa situazione. Niente di Strano, Cacao Prod., hanno tutti creato dei format che sono riusciti a mantenere viva la musica dal vivo.

Alcuni locali stanno anche iniziando a proporre concerti in streaming a pagamento. Tu li faresti?

Diciamo che se arriva una proposta la valuto. Secondo me resta un surrogato, però offre anche una possibilità di fare cose che in un concerto normale non si possono fare. Pensando al primo lockdown mi viene in mente il party di Lorenzo Senni in cui si poteva giocare a scacchi contro il computer e c’era la chat, oppure Travis Scott che ha fatto il concerto su Fortnite. Probabilmente sono cose che non avremmo visto se non ci fosse stata la necessità di vederle, magari hanno aperto una nuova dimensione. A me piace l’idea di non restare dentro i tracciati che esistono da sempre dei classici live nei posti grandi con tanta gente. Sono molto belli e molto validi, però a me non dispiace neanche l’idea di pensare un po’ a soluzioni con un numero minore di persone ma più d’impatto. Nel 2018, quando era uscito l’EP (Oversized Thoughts ndr) avevo fatto questo concerto che voleva essere la prima tappa di un tour chiamato Renault Clio Gran Turismo. Praticamente avevo suonato in una piazza di un paese della provincia di Milano facendo uscire le strumentali e il microfono dall’impianto della mia macchina davanti a un centinaio di persone. Qualcosa di particolare, che fosse anche un’esperienza.

Quindi l’idea che un domani oltre al concerto tradizionale, che tornerà ad esserci perché è bello così, ci siano anche gli eventi in streaming è una cosa positiva.

Assolutamente. Le due cose possono convivere. Ad esempio quando sono andato a vedere Kendrick Lamar a Berlino anche se era stato un concerto standard c’erano delle scenografie bellissime e dei momenti incredibili con lui in orizzontale che cantava su questa impalcatura di ferro. 

Parlando delle canzoni del disco, ho sbirciato un po’ le tue storie su Instagram e sono finito su uno spezzone di un live dell’anno scorso durante il quale cantavi un pezzo dell’album. Com’è nato questo disco?

Quel live tra l’altro non era mio, ma era un concerto dei 72 hour post fight che suonavano in una biblioteca a Varese e avevano fatto dieci minuti di jam invitandomi sul palco. Il disco ho cominciato a scriverlo verso settembre 2018. Avevamo messo insieme i primi pezzi e stavamo cominciando a lavorare un po’ anche con Fight Pausa, poi abbiamo deciso di lavorare a qualcosa di più strutturato. E quindi da lì abbiamo iniziato a lavorare un po’ a sei mani al disco, con Fight Pausa e Wuf. I pezzi hanno preso forma tra settembre 2018 e giugno 2019, che è quando li abbiamo registrati. Siamo andati in studio, abbiamo fatto una settimana lì registrando tutte le voci, poi dopo quel momento abbiamo lavorato sulla post produzione, sulle voci, sui dettagli delle strumentali e c’è stato un iter discografico che ci ha portati alla Tempesta e Virgin.

È stato un lavoro in cui le fasi di scrittura della musica e dei testi si sono sovrapposti. In generale c’è stato molto dialogo, abbiamo parlato tanto di dove volevamo andare come sonorità

C’è un pezzo che ti ha fatto dannare?

Forse più di uno (ride). Su tutti Tetrapak, perché tre giorni prima di registrarlo avevamo un pezzo di testo e un pezzo di beat e poi ci siamo messi lì e abbiamo spostato il testo su un beat nuovo e sul beat che avevamo già ho scritto un altro testo, tutto velocissimo, tutto all’ultimo. Però alla fine è forse anche uno dei miei pezzi preferiti del disco, quindi ne è valsa la pena. Oppure il ritornello di Ottobre… Avrò scritto tre versioni del ritornello di Ottobre e non ci convincevano mai, poi abbiamo invitato Generic a cantarlo e l’ha subito preso e ci ha svoltato la canzone.

“Scrivo veramente poco perché voglio che una volta che chiudo quello scrivo mi convinca, resti definitivo, che mi piaccia, quindi sto molto attento ai dettagli… È come se fossi in un blocco dello scrittore costante nel senso che cerco di uscirne e riesco a uscirne, però riesco a uscirne per pochissimo”

In Colpa Mia canti: “Io sto sempre nel blocco dello scrittore come se mi si scarica il toner.” È stato difficile scrivere queste canzoni?

È una cosa che ho sempre un po’ vissuto quella del blocco dello scrittore, però adesso osservandomi da fuori mi viene da dire che non sono nel blocco dello scrittore ma scrivo pochissimo e quindi mi sembra di esserlo. Io magari scrivo tutti i giorni, però ci sono dei giorni in cui scrivo due rime e comunque mi guardo indietro e vedo che sono stato dieci ore seduto a cercare di scrivere e mi sono venute due rime. Un pomeriggio della scorsa estate sono stato tutto il giorno a lavorare a una canzone e poi alla fine della giornata ho guardato quello che ho fatto e ho cambiato una sillaba. Non faccio sempre così, ovviamente, però è indicativo del mio processo, scrivo veramente poco perché voglio che una volta che chiudo quello scrivo mi convinca, resti definitivo, che mi piaccia, quindi sto molto attento ai dettagli… È come se fossi in un blocco dello scrittore costante nel senso che cerco di uscirne e riesco a uscirne, però riesco a uscirne per pochissimo.

Con Generic Animal invece come vi siete conosciuti?

In realtà io sono andato a sentire il primo concerto di Luca in Santeria Paladini a inizio 2018. Sono andato a sentirlo con dei miei amici senza conoscerlo di persona, senza neanche conoscere Fight Pausa e quando ancora non facevo parte di quell’universo che ora conosco e in cui mi trovo benissimo. Poi l’ho sentito in altre situazioni e grazie ad amicizie comuni e uscite ci siamo avvicinati.

A proposito di uscite, se domani fosse un venerdì normale dove andresti?

Domani in realtà non lo so, stasera (giovedì ndr) però posso dirti sicuramente dove sarei. Penso che sarei a Legnano al cineforum Pensotti Brutti, perché è dalla seconda superiore che vado in questo cinema vicino a dove sto io dove danno un sacco di film bellissimi super selezionati, e forse è anche una delle cose che mi mancano di più visto che comunque è un appuntamento settimanale con dei film incredibili. Lì ci andavo con la mia ragazza, era anche un modo per condividere quest’esperienza.

Quindi la provincia vince su Milano.

In settimana si, la provincia vince su Milano. Il venerdì sera non è detto che vinca, però diciamo che probabilmente sarei a bere una birra in qualche locale a Legnano. Milano vincerebbe se ci fossero dei concerti, tra il Biko, Santeria, Magnolia… L’anno scorso soprattutto stavano arrivando dei nomi davvero interessanti. Ad esempio l’ultimo concerto che ho visto prima del primo lockdown è stato Quelle Chris al Biko. Eravamo in diciassette a vederlo, però è stato un show incredibile. 

Tra i tuoi riferimenti letterari, sempre sbirciando le storie su Instagram, ho visto Infinite Jest. Durante il primo lockdown ho iniziato a leggerlo. Sono arrivato a metà e devi trovare un modo per convincermi a riprenderlo e finirlo.

Mi hai spiazzato perché all’inizio ci sono degli scogli incredibili, tipo la filmografia del padre di Hal Incandenza che dura dieci pagine. Per me e per i miei amici quello è stato uno scoglio, però secondo me il pregio tra i tanti è che andando avanti conosci sempre di più i personaggi e ti rendi conto sempre di più che forse ci sono due protagonisti, però in realtà non ci sono due protagonisti, ci sono cento protagonisti e la magia secondo me è che Wallace riesce a raccontarti la storia di tantissimi personaggi dall’inizio e tu li vedi crescere. La fluidità con cui riesce a raccontare questo mondo mi ha fatto impazzire… Io quando l’ho finito volevo ricominciarlo. Poi non l’ho fatto perché non ho avuto coraggio, però comunque se vai a vedere sui forum online la frase con cui la gente si introduce è “ho letto Infinite Jest x volte.” 

Anche Il Rap Spiegato Ai Bianchi ha dei passaggi molto interessanti, tipo il capitolo che si chiama “Di chi sono questi pavlov.” Quello mi ha fatto impazzire, ti mette tutto in prospettiva, perché anche nella musica che ascoltiamo noi si fanno la guerra tutti per dire chi ha copiato chi, ma alla fine sono tutti riferimenti di riferimenti di riferimenti, ed è anche giusto che sia così.

Oltre a Wallace, tra le persone che ti hanno influenzato di più citi tuo nonno.

Mio nonno è un riferimento perché è pieno di vita, ha 94 anni e sembra più giovane di me! È appassionato della vita e dice sempre che vorrebbe rifarlo il percorso, lo ammiro perché alla sua età vorrei avere anch’io questo tipo di visione.

Gli hai fatto ascoltare le tue cose?

Assolutamente. È sicuramente fiero, poi quando ero piccolo anche lui mi scriveva delle poesie, quindi il suo giudizio è sicuramente positivo.

“Immaginando l’ascolto di un disco come un dialogo tra l’ascoltatore e l’artista è come se chi mi ascolta stesse parlando col me stesso di un anno e mezzo fa, mentre vorrei che parlasse con il me stesso di sei mesi fa”

In futuro a livello di suoni dove ti piacerebbe andare?

Abbiamo una cartella in cui condividiamo idee, in futuro ci saranno anche altri nomi di amici che produrranno un paio di pezzi. Io sono molto legato alla forma dell’album, quindi sto lavorando a dei pezzi che hanno senso l’uno vicino all’altro. Non so ancora in che forma usciranno. Per adesso stiamo cercando un’evoluzione rispetto a Milano 7, un modo di andare oltre. Sono produzioni che vanno in quella direzione ma che hanno una scrittura più matura. Vorrei far uscire qualcosa l’anno prossimo, mi piacerebbe anche essere più al passo con quello che scrivo rispetto alle mie uscite. Come ti ho detto i testi di Milano 7 li ho scritti tempo fa. Mi piacerebbe far uscire più spesso i miei testi. Immaginando l’ascolto di un disco come un dialogo tra l’ascoltatore e l’artista è come se chi mi ascolta stesse parlando col me stesso di un anno e mezzo fa, mentre vorrei che parlasse con il me stesso di sei mesi fa.

C’è un artista in particolare con cui ti piacerebbe collaborare?

In realtà io fatico sempre a trovare collaborazioni che mi piacerebbe fare, perché in generale mi piace scrivere le mie cose. Con Generic ci siamo trovati al cento per cento, per cui in futuro mi piacerebbe fare altre cose con lui. In Italia ci sono tanti artisti che mi piacciono, dai Post Nebbia, a Ginevra, a Irbis 37. Però non so dirti bene con chi vorrei collaborare perché è sempre difficile e bisogna trovare il pezzo giusto. Per me non è necessario che se due artisti si stimano debbano collaborare, però se si crea l’atmosfera giusta per farlo assolutamente. Quindi forse devo prima vedere dove vanno questi pezzi, per capire chi potrebbe farmi compagnia.

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