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La lotta dei rider contro Assodelivery, la pandemia e il contratto pirata di Ugl

Sono in strada tutti i giorni.  Durante il lockdown li hanno chiamati eroi e lavoratori essenziali. Ora chiedono di continuare a lavorare, con più tutele, soprattutto all’alba di nuove restrizioni

Sono in strada tutti i giorni.  Durante il lockdown li hanno chiamati eroi e lavoratori essenziali. Ora chiedono di continuare a lavorare, con più tutele, soprattutto all’alba di nuove restrizioni

Ieri, venerdì 30 ottobre, hanno scioperano i rider di tutta Italia, riuniti nella sigla RiderXiDiritti che comprende lavoratori, Union e sindacati — tra cui Deliverance Milano, Riders Union Bologna, Riders Union Roma, come la NIdiL Cgil di Firenze, Napoli e Palermo e Uiltucs. La protesta è stata diretta contro l’accordo raggiunto da AssoDelivery (il cartello delle multinazionali Deliveroo, Glovo, Uber Eats, JustEat e Social Food) con il sindacato Unione Generale del Lavoro-Ugl, che entrerà in vigore dal 3 novembre. Da Nord a Sud sono state numerose le piazze che hanno visto i presidi dei ciclofattorini, da quelle di Milano a quelle di Roma, da Bologna a Firenze, e poi Torino, Napoli, Palermo, e molte altre.

“Nel lavoro di anni e con le mobilitazioni i rider hanno dimostrato che non esistono lavoretti, esistono lavoratori, occasionali o continuativi. La massa di lavoratori sempre crescente disposta a mobilitarsi aumenta, a livello nazionale e internazionale. Oggi ad esempio, contemporaneamente a noi, i rider scioperano anche in Francia, per ottenere una legge che li rispetti,” ha dichiarato Angelo Avelli di Deliverance Milano.

L’accordo criticato prevede il mantenimento del regime di cottimo e blocca, di fatto, l’introduzione di una paga oraria chiara prevista dalla legge 128/2019, scritta in Gazzetta Ufficiale dal 2 novembre 2019, che dovrebbe essere in linea con i livelli salariali stabiliti per i fattorini dai contratti collettivi nazionali di settore. Il contratto aziendale stretto da Assodelivery e Ugl, primo del suo genere, è stato già definito “assai problematico” dal Ministero del Lavoro, per la mancanza di un salario minimo orario definito, per l’identificazione dei rider solo come “lavoratori autonomi” e non subordinati, e per la scarsa rappresentatività del sindacato che lo ha firmato — appunto l’Ugl. 

I rider, infatti, chiedono tutte le tutele della subordinazione. “Questa legge ha lasciato un buco”, ci dice Tommaso Falchi di Riders Union Bologna. “Un anno di tempo alle parti, sindacati e piattaforme, per trovare un accordo diverso, altrimenti sarebbe entrata in vigore la legge come pattuita. Nel tavolo convocato dal Ministero ci sono stati i sindacati confederali con AssoDelivery, e non Ugl. Dalle piattaforme non abbiamo riscontrato nessun passo in avanti, mentre dopo si sono accordati con Ugl: il contratto stipulato tra di loro è illegittimo, per modalità e per merito.” Nel contratto appare l’introduzione del cosiddetto free login, ovvero la possibilità di poter iniziare il lavoro quando si vuole: ciò rappresenterebbe la fine delle prenotazioni in fasce orarie nelle app. In questo modo si rischiano turni sovraffollati e spinta alla competizione tra i  lavoratori — e molti tempi morti per alcuni. Nell’accordo è inserita anche la possibilità di prevedere una paga per il tempo effettivo di lavoro, stimata sui 10 euro l’ora: “Ma è una quota lorda, che ammonta al massimo a 7,90 euro netti stimati sul tempo di consegna, in base a calcoli dell’algoritmo dell’app che non ci è dato sapere: nel nostro lavoro sappiamo bene che a volta capita di fare ritardo per qualsiasi motivo e questa quota oraria può risultare in ultimo ancora più bassa.” Gli fa eco il collega di Deliverance Milano, Angelo Avelli: “In questo modo sarà possibile alle piattaforme prevedere sempre paghe più basse. Chi attiva poi partita IVA non sempre si iscrive alla cassa previdenziale, con il rischio di rimpolpare in ultimo il mercato nero e l’evasione fiscale. Chiediamo al Ministero almeno l’emanazione di una circolare di recepimento dell’articolo 2 della legge 128.” 

Dei 20 mila rider stimati della Union sindacali — solo Deliveroo dichiara di lavorare con circa 8.500 fattorini — UGL dice infatti di rappresentarne un migliaio, e da giugno si è alleato con il sindacato ANAR, favorevole alle condizioni già imposte dalle aziende, ovvero con i pagamenti a cottimo (che prevede una quota fissa per ogni consegna effettuata), fino all’inquadramento legale “a partita IVA.” 

Ma perché Ugl è così entusiasta del lavoro a cottimo? Di sicuro, il sindacato è da tempo accostato alla frangia più sovranista della politica italiana. Al suo interno hanno mosso i primi passi esponenti come Renata Polverini di Forza Italia o Claudio Durigon della Lega. Come ha ricordato il giornalista di Repubblica Riccardo Staglianò nella diretta su Omnibus, nel dibattito con Francesco Paolo Capone, presidente firmatario per Ugl, la vicenda appare assurda e contraddittoria. Una buona parte dei rider — gli stessi che Ugl e Anar dicono di voler tutelare contro “finte autonomie” proposte dalle Union — sono stranieri o migranti, a cui la loro parte politica di riferimento continua a negare ad esempio diritti come lo ius soli

Contro la gestione opaca e irrispettosa dei sans papiers, in particolare da parte di Uber Eats Italia, si è espresso in modo inedito lo scorso mese il Tribunale di Milano. Il pm Paolo Storari ha commissariato l’azienda e indagato 10 persone per caporalato digitale, tra cui anche la dirigente Gloria Bresciani. “Questo è l’esempio dell’estremizzazione della deregolamentazione del mercato del lavoro,” ha aggiunto in Piazza XXIV Maggio a Milano Francesco Melis della NIdiL CGIL Milano. “Quando ci sono contratti di lavoro non regolamentati si infiltrano anche abusi di questo tipo. Lavoratori già marginalizzati per la loro situazione sociale o in attesa di permesso di soggiorno vengono ulteriormente sfruttati, o dimezzati la loro paga, sotto ricatto, perché non hanno diritti, come anche la rappresentanza sindacale o tutte le tutele previste per ogni lavoratori subordinato.”

“Se non firmerai il nuovo contratto di collaborazione entro il 2 novembre, a partire dal giorno 3 novembre non potrai più consegnare con Deliveroo poiché il tuo contratto non sarà più conforme alla legge” — dice la mail di Deliveroo rivolta ai suoi riders.

In attesa della notte tra il 2 e 3 novembre le piattaforme digitali stanno mandando mail di avviso ai fattorini spingendoli ad accettare il nuovo contratto, con la minaccia di perdere il proprio lavoro. Un comportamento  degno di essere impugnato come dichiarano i giuslavoristi dell’associazione Comma 2 lavoro&dignità, secondo cui possono “ravvisarsi ipotesi di reato nella minaccia di risoluzione del contratto in caso di mancata adesione a quel CCNL, per trarne diretto ed illegittimo vantaggio.” L’associazione ha già depositato in alcune città — come i capoluoghi di provincia Roma, Napoli, Torino, Firenze, Bologna e Milano — denunce ed esposti alle rispettive Procure. “Tanti si sentono con le spalle al muro e firmano,” ammette sempre Falchi della Union bolognese: “Il nostro consiglio è di non firmare e agire in via legale, sia come cause singole sia come collettive, poiché non si può parlare del Contratto Collettivo di Lavoro Nazionale, chi l’ha siglato non è mai stato considerato parte rappresentativa del nostro lavoro”. 

Un accordo-pirata, un ricatto, come dicono le Union, che – ricorda sul Manifesto Massimo Franchi — sfrutta la stessa modalità di contrattazione, in deroga del Ccnl, sdoganata ed utilizzata dai casi di Pomigliano del 2010 in poi dal dirigente della Fiat Sergio Marchionne. Per arginare il pericolo, le Union dei rider ricordano che è possibile esercitare il diritto di recesso entro 60 giorni, grazie anche ai team di consulenza legale gratuita che offrono. “Ogni recesso, una causa: cerchiamo in questo modo di sensibilizzare i nostri compagni. In molti stanno firmando, è comprensibile: tutti noi abbiamo bisogno di continuare a lavorare. A Milano già in passato abbiamo avviato cause per difendere i diritti dei nostri colleghi, specie quando hanno subito violenze, anche fisiche. È la città con più cause aperte, ad oggi”, aggiunge sempre Avelli di Deliverance Milano. A tutela delle ragioni dei rider, inoltre, è utile ricordare anche la sentenza della Cassazione del febbraio 2020, rivolta al caso del reclamo dei rider di Foodora, che ancora una volta ha insistito sull’importanza dell’applicazione delle condizioni del lavoro subordinato per i fattorini, dato il loro legame continuativo con la piattaforma, spesso unico committente. 

Se non interverrà la politica, le ultime contestazioni legali spetteranno alla magistratura in sede di applicazione della legge: la battaglia politica e legale si sposterà su questo fronte. E — non da ultimo — sulla ricerca di solidarietà e comprensione da parte dei ristoratori stessi, clienti delle piattaforme. “Il nostro è un lavoro rischioso di base, pedali nel traffico, sotto la pioggia e la neve, sempre di fretta, ma le nostre condizioni son sempre le stesse” conclude Falchi, dei riders bolognesi: “Questo dobbiamo evidenziare anche alle istituzioni. Ci dicono che siamo eroi, ma dell’incremento di profitto che hanno ottenuto le aziende di food delivery non è seguita nessuna forma di redistribuzione. Non possiamo accettarlo.”

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