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L’attacco a Nizza e l’obiettivo comune di islamisti e islamofobi

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L’attacco alla chiesa di Nizza è stato subito strumentalizzato dalla destra italiana e francese. Lo scopo degli islamofobi, infatti, è lo stesso degli estremisti jihadisti: cancellare lo spazio di convivenza tra musulmani e non–musulmani

Ieri tre persone sono state uccise in una chiesa di Nizza. La polizia ha sparato e arrestato un giovane uomo tunisino, Brahim Aouissaoui, che sarebbe il responsabile dell’attacco. Il ragazzo, di 21 anni, non aveva documenti, ma è stato identificato attraverso un foglio della Croce rossa italiana. Si chiamerebbe Brahim Aouissaoui, e, secondo ricostruzioni degli investigatori confermate dal Guardian, sarebbe arrivato a Lampedusa verso la fine di settembre, per poi essere espulso con un foglio di via. L’attacco è stato immediatamente strumentalizzato dalla destra francese e italiana. Secondo Matteo Salvini Lamorgese dovrebbe dimettersi; Macron, da Nizza, ha dichiarato che “La Francia è sotto attacco a causa dei suoi valori,” annunciando la messa a disposizione sul territorio nazionale di altri quattromila soldati, che sorveglieranno le chiese cattoliche del paese. 

Ieri è stata una giornata di tensione per la Francia: ad Avignone la polizia ha ucciso un uomo che stava minacciando un’altra persona con un’arma da fuoco — i media avevano riportato che stesse urlando “Allāhu akbar,” ma è stato poi rivelato che si trattava in realtà di un membro dell’organizzazione di estrema destra Mouvance Identitaire, e a Lione un uomo afghano è stato arrestato dopo essere stato individuato mentre attendeva un tram con un lungo coltello. L’uomo non ha opposto resistenza all’arresto. A Gedda, in Arabia Saudita, una persona è stata arrestata dopo aver ferito una guardia del consolato francese. La guardia è stata ricoverata e non è in pericolo di vita. 

Il presidente del Consiglio francese del Culto musulmano Mohammed Moussaoui ha commentato con sdegno il fatto di sangue su France Info, chiedendo ai fedeli francesi di interrompere le celebrazioni del Mawlid — che si teneva proprio ieri, il 12 del mese lunare di Rabi’ al-awwal — “in segno di lutto e solidarietà” per le vittime dell’attacco e per i loro familiari. Al Jazeera ha aggregato molte voci che si sono sollevate ieri dalla comunità musulmana francese. Tra queste riportiamo la dichiarazione dell’attivista francese Yasser Louati, che ha ricordato come crimini come quello avvenuto nella chiesa di Nizza siano estremamente frequenti nelle moschee di tutto il mondo — Louati riporta una cifra spaventosa, 750 morti nel corso di quest’anno — e come chi li perpetua veda molta poca differenza tra musulmani e cristiani. Loutati ormai due anni fa aveva scritto un post su Medium in cui commentava “l’alleanza” tra fondamentalismo islamista e islamofobia, riportando alcuni passaggi di un contenuto diffuso dallo Stato islamico sulla cancellazione di quella che viene chiamata la “zona grigia,” di chi opera per garantire la convivenza tra musulmani e non–musulmani. 

L’uso di questa espressione conferma bene come sia il fondamentalismo islamista che quello identitario europeo siano entrambe forze di estrema destra — un dato che può sembrare ovvio, ma che non è sottolineato spesso dai media. L’espressione “zona grigia” è infatti largamente attestata nella retorica dello Stato islamico, ed è perfettamente sovrapponibile alla retorica di gruppi neo–nazisti paramilitari come la Atomwaffen Division. Ma non solo: la presunta impossibilità della convivenza tra diverse culture è da sempre uno dei cardini dell’estrema destra di tutto il mondo, dalle varie forme di segregazionismo a quello che si può definire l’accelerazionismo di estrema destra, abbracciato e descritto ad esempio dallo stragista di Christchurch. Sul fine comune tra i due estremismi ha scritto un testo importante la ricercatrice Julia Ebner, secondo cui per disinnescare i processi di radicalizzazione è fondamentale spiegare come gli antagonisti contro cui combattere non siano necessariamente umani, ma astratti: un meccanismo valido sia per persone musulmane che non–musulmane — nello specifico, non siano gli appartenenti all’altra cultura, ma la struttura sociale che li mette l’uno contro l’altro.

È perfino troppo semplice tracciare un parallelo tra l’estremista di Mouvance Identitaire di Avignone e Brahim Aouissaoui, ma il problema è molto più profondo, e non si limita a chi fisicamente prende le armi. Spinte all’erosione dello spazio di convivenza comune sembrano ormai arrivare, soprattutto in Francia, anche dalla politica mainstream. Quello che è successo nelle scorse settimane, in seguito all’omicidio di Samuel Paty, segna una svolta molto grave nella politica francese. Il partito En Marche di Emmanuel Macron, infatti, si sta spostando a destra, su questo fronte e non solo, ormai da anni.

Il governo vorrebbe dare una vera e propria definizione legale al concetto di “laicità” — dal 1905 un titolo di vanto per il paese, di cui manca una definizione precisa. La discussione, però, è colorata da uno sfondo di razzismo e islamofobia. Se da una parte diverse voci della comunità musulmana chiedono che lo stato li difenda da infiltrazioni islamiste, molti temono che la stretta non si rivolgerà verso i comportamenti violenti, ma rappresenti l’inizio di una nuova serie di misure islamofobe contro le comunità musulmane del paese. 

Negli ultimi giorni sono stati moltissimi i segnali che fanno temere per la libertà religiosa in Francia: mercoledì il ministro dell’Interno Darmanin ha annunciato la dissoluzione del collettivo “Sceicco Yassin,” perché sospettato di essere collegato all’omicidio di Paty — ma si tratta dello stesso ministro che solo il giorno prima si era scagliato contro i supermercati che hanno un reparto dedicato a prodotti halal. La parola stessa “islamofobia” sta venendo demonizzata dalla politica francese, che accusa chi la usa di voler tollerare l’estremismo religioso. Il governo si sta scagliando in questo senso contro l’Osservatorio della Laicità, un’agenzia il cui scopo è proprio quello di garantire la “laicità” del governo: secondo diverse voci nella politica e nei media, tra cui Manuel Valls, l’organizzazione non avrebbe fatto abbastanza per difendere questo valore francese. Gli attacchi hanno mobilitato numerosi accademici, che hanno difeso l’azione dell’istituzione e del suo presidente Jean-Louis Bianco. Nelle prossime settimane diventerà più chiaro se l’espressione “laicità” in Francia verrà utilizzata come strumento per mettere in pericolo la libertà religiosa

Ieri inoltre ha fatto molto discutere la dichiarazione estremamente violenta dell’ex Primo ministro malesiano Mahathir Mohamad, che ha detto che i musulmani “hanno il diritto di essere arrabbiati e uccidere milioni di francesi per i massacri del passato.” (il tweet era stato inizialmente censurato, ma è stato poi rimosso) Mahathir, che ha governato il paeese per 22 anni, è noto per prese di posizione violente e aggressive

Anche in Italia gli islamofobi sono interessati alla cancellazione della “zona grigia”: il caso di Brahim Aouissaoui darà sicuramente nuove cartucce ai propagandisti di destra che vogliono collegare i flussi migratori al problema del terrorismo islamista nell’Unione europea — ancora lo scorso maggio un comitato delle Nazioni Unite ha pubblicato un report in cui si propone questo collegamento a causa dell’arresto di nove persone a Cipro — nove su più di trentamila arrivate nei primi otto mesi dell’anno. 

In realtà, studiosi e agenzie di polizia internazionale sono largamente concordi che sia impossibile tracciare un collegamento tra i due fenomeni: negli anni nessun report dell’Europol, in particolare, ha mai confermato il collegamento tanto desiderato dalla destra europea — anzi, il più recente documento al riguardo dell’agenzia europea alla lotta al crimine si preoccupa piuttosto della crescente crudeltà e clandestinità delle reti di traffico degli esseri umani nell’Europa blindata dalle norme anti–contagio.

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