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Salvini su TikTok è ridicolo, ma non bisogna rischiare di normalizzarlo

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La sottocultura lip-sync di TikTok ha preso di mira l’ex vicepresidente del consiglio. Ma deridere Salvini rischia solo di distrarci dalla pericolosità delle sue idee politiche 

Il successo planetario di TikTok l’ha reso impossibile da ignorare. Così, quello che per due anni fa era trattato come una curiosità da teenager adesso è l’ultima frontiera per giornali, influencer, e ovviamente politici. Un annetto fa il leader della Lega ha cercato di saltare sul carrozzone — ma su TikTok trovate anche l’ex senatore Razzi, per intenderci — per ampliare la sua influenza sui giovani — e giovanissimi — di tutta Italia. All’inizio era stato salutato da una pioggia di insulti: la generazione zeta aveva infatti respinto il suo modello razzista e nazionalista, specie la comunità LGBTQ+ e quella fetta di persone più attente, sulla piattaforma, al rispetto delle diverse etnie che la animano.

Allora perché quello stesso Salvini ora funziona dove prima falliva? Migliaia di visualizzazioni, duetti, utilizzi dei suoi audio e delle sue battute, il suo nome negli hashtag di tendenza. Come è riuscito a condizionare quella parte di italiani che non legge, non vota e non segue i dibattiti in tv, che ride e si diverte tanto da condividere le parole del leader leghista? La gen z ha toppato? La risposta è semplice: su TikTok le persone semplicemente si stanno divertendo a sfotterlo.

@gnencio_phquante “A” vi ho regalato con questo video? ##viral ##i ##fyp ##wave ##ironia♬ malu – kapitansalvini

Sono infinite le varianti degli audio in cui Salvini legge i commenti in diretta su Facebook. Quella di Federico Campi è uno degli esempi che più frequentemente popolano la pagina dei Per Te, il feed di TikTok: “Federico Campi scrive, oggi più di ieri odio i Carabinieri. Wow, Federico Campi. Se ti rubano la bicicletta, non andare dai carabinieri però eh. Chiama i Fantastici 4, chiama Batman e Robin, chiama Peter Pan, o chiama la Fata Turchina o chiama i 7 nani.” Tono cantilenante, ingenuità costruita: ci sono gli elementi per un doppiaggio da Coppa Volpi. C’è chi ci balla in sincrono sopra — con variazioni sul tema delle coreografie già famose o con invenzioni proprie — chi proietta immagini o parole a tempo su uno schermo o chi semplicemente fa lip-sync. Gnechio_ph ha fatto 50 mila like in coreografia e Lorenzo Fiuzzi 30 mila (ma ha conquistato quasi centomila cuori dagli utenti “anti-salviniani”), mentre Giamper9 e DareNicola98 hanno raccolto con le immagini rispettivamente 120 mila e 140 mila like. L’audio che hanno usato, caricato da Salvinisays, nel complesso è stato sfruttato 372 volte. E questa è solo una delle varianti: il potenziale è immenso.

@giamper9Federico Campi ❤️ ##salvini ##italy ##funny♬ suono originale – salvinisays

Siamo onesti, questi video fanno molto ridere. Si riascoltano tutti gli insulti più creativi fatti a Salvini, dai riferimenti a Piazzale Loreto alle ingiurie — a cui molto attentamente non risponde, così come alle critiche costruttive, sempre via social. A queste si sommano le ingenue repliche dell’ex ministro. Un esempio è l’audio in cui Salvini cerca di ridicolizzare un tale Nicholas, che gli ha suggerito di “infilarsi una canna da pesca nel culo,” dicendo che il suo è “un pensiero profondo.” Il risultato? La gente si immedesima nella banalità della risposta, e più di un tiktoker ha detto che questa è la giustificazione dei professori di letteratura che cercano di trovare a tutti i costi un senso nelle opere. L’associazione di una voce “ufficiale” a un contenuto iper-ridicolizzato enfatizza l’effetto comico rendendola una vera e propria hit.

@lorenzofiuzziE ancora♬ suono originale – salvinisays

Se riconosciamo che fa ridere quindi un rischio c’è. Molti appartenenti alla generazione z non sentono la voce di Salvini altrove e finiscono per associarla a qualcosa di poco minaccioso e di lontanamente familiare, di già sentito e in qualche modo innocuo. Ma non è così: come le barzellette berlusconiane hanno contribuito a creare un fantasma che ancora aleggia sulla scena politica italiana, lo stesso si può dire dell’ormai bonario Salvini. Dalle canottiere alle cravatte, dai mojito agli occhiali alla Maroni, l’ammorbidimento del politico leghista è evidente nella sua intera scelta comunicativa, virtuale e reale. 

— Leggi anche: Dagli Stati Uniti alla Francia, il razzismo della polizia ha sempre la stessa faccia

Possibile che la nuova “Bestia” che ne diffonde i contenuti sia un movimento inconsapevole dal basso, che lo osteggia e così facendo lo aiuta, come già accaduto in passato con il meme Io sono Giorgia? Di video divertenti TikTok è pieno, ci sono comici italiani e stranieri, balli, scherzi e prese di posizione ironiche. A differenza degli altri social, che stimolano comparazioni sfortunate e autocommiserazione, raramente il sentimento dell’invidia su TikTok trova posto: esporre le proprie debolezze è una forma di rivincita sociale, fa gruppo e sancisce una “rivincita degli sfigati.” Il campionario della rivalsa è enorme: chi lavora con la clientela ridicolizza le Karen, chi soffre discriminazioni per genere e sessualità in famiglia smaschera le cattiverie, chi subisce violenza fisica o verbale mostra come se ne è liberato.

@lonzoacco##salvini ##pippi ##doubleyourimpact ##perte♬ suono originale – salvinisays

Ma una volta che si è riso di Salvini, cosa resta? Se questo costituisce l’unico incontro con la persona dell’ex vicepresidente del Consiglio, così facendo non si fa altro che de-demonizzare una figura vista come negativa dal grosso degli utenti, rinunciando a “combatterla.” Il meccanismo di derisione che si è generato su TikTok non permette di identificare istruzioni utili a reagire a una proposta di legge anticostituzionale, o a una protesta strumentalizzata in piazza — come quella del 2 giugno, con tanto di mascherina al mento — o alla protezione della sua immunità parlamentare da parte degli alleati politici della Lega. Tutto ciò che si ottiene è una distrazione dalla realtà, un effetto di inebriante superiorità che abbassa il nemico dipingendolo come un clown innocuo – come tanti giornali pretendono di fare. Alla fine però la minaccia resta dov’è.

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