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La marea di Black Lives Matter a Milano

Circa 10 mila persone hanno riempito la piazza di fronte alla stazione centrale, prima di sfilare in corteo fino a via Zuretti, dove nel 2008 fu assassinato Abdul Salam Guibre, detto “Abba”

Tutte le foto di Emanuela Colaci

Circa 10 mila persone hanno riempito la piazza di fronte alla stazione centrale, prima di sfilare in corteo fino a via Zuretti, dove nel 2008 fu assassinato Abdul Salam Guibre, detto “Abba”

Dopo le piazze di Torino, Bologna, Genova e Firenze, ieri le proteste di Black Lives Matter sono sbarcate anche a Milano e Roma, in entrambi i casi con migliaia di partecipanti. A Milano, nonostante la pioggia, il presidio in piazza Duca d’Aosta si è trasformato in un corteo fino a via Zuretti, il luogo dove nel 2008 fu assassinato Abdul Salam Guibre, detto “Abba.” Poco prima, alcuni attivisti avevano inscenato un flash mob davanti al consolato statunitense.

È stata la prima piazza veramente affollata dopo i mesi di confinamento dovuti alla pandemia: sotto la pioggia battente, ha avuto un carattere quasi liberatorio. Ma soprattutto è stata una piazza veramente meticcia, animata in prima persona dai tanti italiani di seconda generazione che nella maggior parte dei casi la legge non riconosce ancora come tali. Una piazza giovanissima, simile per spirito e combattività a quelle di Fridays For Future. Come ha commentato su Facebook Roberto Maggioni di Radio Popolare: “Spesso le piazze sono una rappresentazione della realtà, oggi qui c’era qualcosa in più: la realtà non rappresentata. Per buona parte giovani under 20, tanti neri, in maggioranza fuori da associazioni e collettivi. A loro, associazioni e collettivi, il merito di aver capito il momento e organizzato la piazza tenendo viva la memoria e trasferendo il Black Lives Matter al contesto italiano.”

Il contesto italiano, appunto: come in tutti gli altri paesi in cui la protesta sta prendendo piede, anche in Italia non si tratta di semplice solidarietà alla sollevazione statunitense, ma di una protesta diretta in primo luogo contro il razzismo di casa nostra. Tanti cartelli ieri ricordavano le migliaia di morti nel Mediterraneo, direttamente causate dalle politiche migratorie dell’Unione europea; o lo ius soli, lasciato cadere dal dibattito politico per paura di offrire un’arma propagandistica alla destra di Salvini. La stessa scelta di omaggiare Abba, ucciso a sprangate a 19 anni per aver rubato una confezione di biscotti, è stata fortemente simbolica: un promemoria per sottolineare che il razzismo, anche nelle sue conseguenze più estreme e criminali, non è un problema che riguarda solo l’altra sponda dell’oceano Atlantico.

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