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Il consiglio comunale di Minneapolis dedicherà un anno a capire come abolire la polizia

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in copertina, foto via Twitter

“Decenni di impegni per riformare la polizia hanno provato che il dipartimento di polizia di Minneapolis non può essere riformato, e non si assumerà mai le responsabilità delle sue azioni.”

Da secoli filosofi e commentatori delle dinamiche sociali si domandano: come siamo arrivati ad avere qualcosa come le forze dell’ordine? Il discorso sembra aver preso una piega più ottimista grazie al Consiglio comunale di Minneapolis, grazie al quale possiamo iniziare a domandarci, invece, come fare a meno di una milizia armata sul proprio territorio pensata per agire sui propri concittadini. Nove dei tredici membri del Consiglio comunale si sono infatti presentati alle proteste e hanno letto una dichiarazione d’intenti: “Riconosciamo che non abbiamo tutte le risposte riguardo a quale aspetto abbia un futuro senza polizia, ma la nostra comunità le ha.”

“Decenni di impegni per riformare la polizia hanno provato che il dipartimento di polizia di Minneapolis non può essere riformato, e non si assumerà mai le responsabilità delle sue azioni.” La poisizione dei nove consiglieri è destinata ad avere potenzialmente effetti notevoli a lungo termine, innescando quello che sarà certamente un processo duro e faticoso: solo l’altroieri il sindaco Frey aveva dichiarato la propria contrarietà a idee abolizioniste come questa.

Dopo l’annuncio dei consiglieri, il sindaco Frey è infatti tornato a sostenere di essere a favore di una “riforma strutturale” del dipartimento di polizia, per “affrontare il razzismo sistemico della cultura di polizia.” Ma con nove voti su tredici favorevoli, lo smantellamento del dipartimento di polizia è davvero possibile: si tratta infatti di una “supermaggioranza” con abbastanza voti per superare qualsiasi veto imposto dall’ufficio del sindaco.

Per capire questa misura, è importante ricordare come la polizia e il sistema giudiziario statunitense siano effettivamente degli strumenti di oppressione per le minoranze, in particolar modo per quella afroamericana. Secondo statistiche comunque non complete, circa un uomo di colore ogni mille viene ucciso da agenti di polizia — episodi che sono la causa dell’1,6% dei decessi di afroamericani compresi tra i 20 e i 24 anni. Ma questi numeri, appunto, sono senza dubbio sbagliati per difetto. Le persone della comunità vengono detenute in carcere cinque volte di più rispetto ai bianchi.

Immaginare un futuro senza una forza violenta professionale nella propria società sarà possibile se verrà accompagnata da una dinamica di profonda revisione sociale, e di ripensamento di una concezione culturale che vede la minaccia della repressione come deterrente principale per la conservazione dell’ordine e dello status quo.

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