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Chi vive in affitto non sa se potrà ancora permettersi la casa dopo l’emergenza

Il 18% della popolazione italiana non possiede una casa di proprietà e, anche durante l'emergenza coronavirus, ogni mese dovrà pagare un canone di affitto. Ma il governo non ha ancora pensato a un piano di aiuti concreto per queste persone.

in copertina foto di Anita Rothner


Il 18% della popolazione italiana non possiede una casa di proprietà e, anche durante l’emergenza coronavirus, ogni mese dovrà pagare un canone di affitto. Ma il governo non ha ancora pensato a un piano di aiuti concreto per queste persone


Il lockdown ha portato alla sospensione di gran parte delle attività commerciali e industriali. Dal 4 maggio, con l’entrata in vigore della “fase 2” si ripartirà — ma molti lavoratori precari resteranno a casa. Anche gli studenti fuori sede sono stati colpiti dalla crisi dopo la chiusura improvvisa degli atenei e del mercato del lavoro. 

Il vero problema di queste due categorie sono gli affitti, soprattutto in città come Milano o Bologna, che hanno visto un forte aumento del valore immobiliare negli ultimi anni. “Da inizio aprile si rivolgono a noi quattro persone al giorno,” spiega Bruno Cattoli, segretario dell’Unione Inquilini Milano. “Abbiamo nuove fasce di inquilinato che ci chiedono aiuto. Oltre ai precari, adesso ci sono anche i lavoratori autonomi che hanno avuto una grave caduta del reddito. Prima della crisi non sapevano cosa fosse un sindacato degli inquilini. Sulla prima casistica stiamo cercando di ricontrattare gli affitti, ma solo se i proprietari sono d’accordo. In moltissimi casi l’esito è negativo.” Al di là della mediazione, è in arrivo un contributo finanziato dalla Regione per la città di Milano: “Si tratta di 2 milioni e 800 mila euro previsti come contributo da 1500 euro erogabile una sola volta,” spiega il segretario. 

Ma le condizioni di accesso al fondo sono molto specifiche: l’inquilino deve dimostrare una caduta di reddito, un Isee inferiore a 26 mila euro e un contratto di affitto in essere da almeno un anno. “Per una città come Milano, dove gli affitti raggiungono anche canoni mensili di 800 o 1000 euro per un monolocale, questa è una misura estremamente limitata. Si riesce a tamponare per un paio di mesi, ma nulla poi impedisce al proprietario di chiedere lo sfratto.” Queste condizioni lasciano inoltre scoperti i lavoratori in nero, che non possono dimostrare una caduta di reddito. Misure come quelle di Regione Lombardia prevedono un trasferimento economico direttamente al proprietario, che può sempre rifiutare il contributo e chiedere lo sfratto. “L’erogazione straordinaria per gli affitti dovrebbe essere veloce e andare direttamente all’inquilino. Così si rischia di rendere tutto più discrezionale da parte del proprietario. Chi ha perso il lavoro oggi spera di ricominciare a lavorare ma la crisi potrebbe andare avanti per mesi,” spiega Cattoli.

– Leggi anche: Per risolvere il caro affitti a Milano servono misure drastiche

Queste fasce sociali saranno in difficoltà anche quando l’economia ripartirà. Le misure adottate dal governo, per il momento, non prevedono infatti contributi speciali per l’affitto. Nel decreto Cura Italia pubblicato il 17 marzo sono state bloccate le esecuzioni degli sfratti fino al 30 giugno, scadenza che sarà probabilmente prolungata dal decreto Cura Italia 2, atteso a maggio. “Queste misure riguardano il blocco delle esecuzioni degli sfratti. Dal nostro punto di vista servirebbe una misura che blocchi la notifica di nuovi sfratti,” prosegue Cattoli, sottolineando una sfumatura che nasconde una differenza importante. 

E per gli studenti fuori sede? A Milano sono 65 mila, Bologna ne ha quasi 40 mila: “Per loro non c’è niente. Ci è capitato di seguire casi di studenti stranieri che sono partiti di gran fretta e non possono restituire le chiavi, con i corsi universitari sospesi.” Ci sono possibilità di rescissione del contratto, ma è certo che gli affitti degli studenti fuori sede hanno un effetto diretto sul reddito delle famiglie. Perché? Come spiega il gruppo bolognese Pensare urbano: “L’affitto rappresenta una delle spese principali che gravano sulle spalle delle famiglie. Prima della crisi economica derivata dall’epidemia di nuovo coronavirus, 1,2 milioni di famiglie hanno pagato sino ad oggi un affitto che incideva per il 40% sul reddito complessivo. Secondo l’indagine Eurostudent 2017, inoltre, il costo dell’alloggio per i fuorisede incide per il 38% sul totale delle spese sostenute durante l’anno.”

Insieme all’associazione Link – Studenti universitari e Associazione inquilini Bologna, Pensare urbano ha attivato uno sportello per mediare soluzioni tra inquilini morosi e proprietari: “Per ora su Bologna sono arrivate circa 15 richieste di persone che avevano già provato la mediazione. Tra questi la maggior parte sono studenti, anche Erasmus con contratto di sublocazione che adesso non sanno come ridurre l’affitto. Lo stesso vale per i lavoratori in nero,” spiega Fabio D’Alfonso di Pensare Urbano. Si era visto uno spiraglio di apertura da Roma, con un ordine del giorno del Senato che metteva in calendario misure specifiche per l’aumento del fondo morosità incolpevole, e misure per studenti fuori sede e lavoratori autonomi. L’approvazione del decreto “Cura Italia 2” è stata però rimandata a maggio.

Tra le categorie penalizzate dalla crisi e dall’incertezza ci sono anche i tirocinanti. Anche in questo caso le iniziative per il sostegno sono prevalentemente regionali. L’Emilia Romagna ha previsto un aiuto una tantum di 450 euro per gli stagisti extracurriculari che hanno perso il tirocinio. Secondo la Repubblica degli Stagisti sono più di 23 mila gli stage sospesi in tutta Italia (si stima un massimo di 50 mila). La maggior parte è in Lombardia, considerando che la regione ospita circa un sesto dei tirocinanti di tutta Italia. 

Non esiste un vero diritto alla casa e forse è ora che si passi dalle parole ai fatti

Sunia, il sindacato degli inquilini della Cgil, aveva dato l’allarme per 200 mila famiglie a rischio morosità. I provvedimenti nazionali e regionali non sembrano essere all’altezza di una situazione già compromessa prima dell’inizio dell’emergenza sanitaria, che potrebbe peggiorare nei prossimi mesi a causa della recessione. “La situazione pre-Covid andava malissimo. Già prima bastava il primo imprevisto perché le famiglie andassero in morosità. La situazione degli sfratti era già grave: una media di 10 mila convalide di sfratto, di cui 2 mila 800 eseguite e negli anni tantissime esecuzioni immobiliari per chi non paga il mutuo,” spiega Cattoli. Ora il rischio è che le esecuzioni arrivino tutte insieme dopo il blocco previsto dal governo, che dovrebbe essere esteso fino a settembre.

Non esiste un vero diritto alla casa e forse è ora che si passi dalle parole ai fatti. Soprattutto per città come Milano, dove il mercato dell’immobiliare cresce per pochi e i prezzi aumentano. Milano è la città più cara d’Italia, con il centro dichiarato “zona rossa.” Secondo i dati Tecnocasa del 2019 affittare un bilocale in zona Porta Romana costa in media 1200 euro. Stessi prezzi per Isola. Più “convenienti” sono le zone esterne come Lambrate (750 euro per un bilocale), Bovisa, Affori o San Siro. Secondo i dati di immobiliare.it, negli ultimi 2 anni, il prezzo medio all’interno del comune di Milano ha raggiunto il suo massimo nel mese di marzo 2020, con un valore di 3.733 euro al metro quadro, mentre l’affitto mensile è di 21 euro al metro quadro. Lo stesso incremento vale per Bologna, con cifre più contenute: l’affitto medio scende a 14 euro al metro quadro nella città delle Due Torri.

“La situazione degli affitti a Milano è complessa. La richiesta abitativa degli studenti concorre con quella delle famiglie. Ci siamo imbattuti in piattaforme online rivolte al mercato internazionali e agli affitti brevi e temporanei, come Houseanywhere, Youhosti e Net Servizi Srl. Senza contare le situazioni di sfruttamento che fanno sì che molti immigrati vengano messi nello stesso appartamento per un prezzo superiore al mercato. Tutte queste tendenze hanno tenuto alti i prezzi,” spiega Cattoli. Valigia Blu ha ripreso le problematiche di affittuari e proprietari ai tempi del coronavirus in un lungo approfondimento, che analizza anche gli effetti della presenza di piattaforme per affitti brevi sul mercato immobiliare.

Pensare Urbano immagina un contributo universale per l’affitto, a disposizione per il 18% della popolazione italiana che non ha una casa di proprietà: “Se le modalità di erogazione non si semplificano non si aiuteranno le categorie più in difficoltà,” dice D’Alfonso. Per Unione Inquilini la soluzione deve andare oltre la crisi della quarantena: “Stiamo chiedendo da tempo che il canone concordato diventi l’unico meccanismo per fare contratti di affitto per ottenere il calmieramento.” Questo strumento serve a calmierare i prezzi di mercato anche per gli studenti. Si tratta di contratti stipulati tra le associazioni degli inquilini e le associazioni dei proprietari con il Comune che prevede sgravi fiscali (ad esempio sull’Imu) per i proprietari. A Milano, spiega Unione Inquilini, è uno strumento poco utilizzato.

– Leggi anche: Il modello tedesco che ci piace: ribassi agli affitti o espropri

Il diritto alla casa, come il diritto alla salute e al lavoro, sono fondamentali per la ripartenza di una società più equa e giusta. Come migliorare la situazione affitti? Si può trovare qualche spunto guardando oltre i confini del nostro paese. In Francia, ad esempio, sono previste detrazioni dirette sull’affitto, chiamate Apl (aide personnalisée au logement), che variano a seconda del reddito e della situazione personale. Sono fondi fissi gestiti dall’amministrazione francese e rivolti a tutti, anche agli studenti. “Ci sarà una stagione intensa di riforme per cambiare quelle cose che nel Paese non vanno da tempo,” ha detto il presidente del Consiglio Conte nella conferenza stampa del 26 aprile. Precari, autonomi, disoccupati, studenti e lavoratori in nero continuano ad aspettare. 

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