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La Lombardia è una “zona rossa.” Cosa succede ora?

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Il governo ha approvato forti limitazioni agli spostamenti interni ed esterni in tutta la Lombardia e in altre 14 province del Nord, per cercare di contenere l’epidemia di Covid-19

Come si sospettava da un paio di giorni, il governo ha deciso di estendere a tutta la Lombardia e ad altre 14 province in Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e Marche le misure di contenimento applicate inizialmente soltanto per i primi due focolai di Covid-19 in Italia (quello nella bassa lodigiana e quello a Vo’ Euganeo, in provincia di Padova). La richiesta di trasformare l’intera Lombardia in una “zona rossa” era stata avanzata al governo anche dal governatore Attilio Fontana, ma fino a ieri mattina si trattava di una sorta di peggior scenario a cui non necessariamente si sarebbe arrivati.

Ad accelerare la situazione è stato probabilmente il numero dei contagi registrato ieri: 1145 malati in più rispetto al giorno precedente, facendo salire il numero totale di casi positivi a 5061. I morti sono 233. La situazione continua ad essere particolarmente critica in Lombardia, dove con più di 3400 casi gli ospedali sono sempre più sotto pressione — un fattore che sembra aver pesato molto sulle decisioni del governo. Il coordinamento delle terapie intensive lombarde ha scritto ieri al presidente Fontana per denunciare che “in assenza di tempestive ed adeguate disposizioni da parte delle Autorità saremo costretti ad affrontare un evento che potremo solo qualificare come una disastrosa calamità sanitaria.” Circolano anche documenti sui comportamenti di “etica clinica” da tenere in caso di un completo collasso dei reparti ospedalieri di terapia intensiva: come quello diffuso dalla Siaarti, una società di anestesisti e rianimatori, che in sostanza raccomanda di privilegiare nelle cure chi è più giovane e ha più speranze di sopravvivere, quando non ci sia posto per tutti.

Cosa prevede il nuovo decreto

I contenuti sono stati anticipati dal presidente Conte durante una conferenza stampa notturna. Il Dpcm — qui il testo completo — è stato firmato ufficialmente poco dopo, alle tre e mezza. Nel testo si identifica un’area del Centro–Nord Italia in cui vengono imposte limitazioni stringenti — l’intera Lombardia e le province di Parma, Piacenza, Rimini, Reggio-Emilia, Modena, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria, Verbano-Cusio-Ossola, Novara, Vercelli e Asti. Non è ancora chiaro quali spostamenti saranno permessi all’interno di questa zona. Nella stessa conferenza stampa Conte ha spiegato che “Non c’è più motivo di tenere confinate le persone di Vo’ e del lodigiano,” ma al contempo ha spiegato che non ci sarà il divieto di movimento “assoluto,” ma “necessità di motivarlo, quindi una ridotta mobilità. Non si ferma tutto, ma entrare nella logica che ci sono delle regole da rispettare,” e che “le forze di polizia saranno legittimate a chiedere conto” degli spostamenti dei cittadini.

Il testo del Dpcm non è molto più chiaro: non si parla di divieto assoluto ma di “evitare ogni spostamento in entrata e in uscita” dai territori in questione e all’interno degli stessi, “salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute.” Si specifica anche che “è consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza,” quindi niente panico: se il decreto vi ha sorpresi mentre siete lontani da casa, potete tornare.

Perfino lo spostamento di chi ha sintomi da infezioni respiratorie e febbre oltre i 37,5° non viene esplicitamente vietato, ma c’è solo una “forte raccomandazione” a rimanere presso il proprio domicilio ed evitare i contatti sociali. Seguono poi una serie di provvedimenti sostanzialmente sovrapponibili a quelli già adottati nelle scorse settimane (divieto di eventi sportivi e manifestazioni pubbliche, etc.) ma estesi a tutti i territori indicati, oltre a diverse misure dello stesso tenore applicate a tutto il territorio nazionale. Tra le novità, per la “zona rossa”, c’è il ritorno dell’obbligo di chiusura per ristoranti e bar dopo le 18, che in Lombardia era stato imposto soltanto per bar e pub e soltanto per i primi due giorni di emergenza.

Come verranno fatti rispettare i nuovi divieti? Ci saranno posti di blocco in entrata e in uscita dalla Lombardia? Non è molto chiaro: all’art. 4, il Dpcm dice soltanto che “il prefetto territorialmente competente” può avvalersi delle forze di polizia, dei vigili del fuoco e delle forze armate per assicurare il rispetto delle misure previste, in vigore fino al 3 aprile.

Le limitazioni non sono state accolte bene dalle singole autorità regionali. Il Veneto, per esempio, ha chiesto lo stralcio delle province di Padova, Treviso e Venezia dal decreto, mentre il sindaco di Asti ha parlato di “una follia, un disastro che non ci aspettavamo.”

La situazione italiana è particolarmente clamorosa anche per gli osservatori stranieri. Finora chi l’ha approfondita di più è stato il New York Times, che parla delle “misure più radicali fuori dalla Cina,” mettendo in risalto la fragilità economica dell’Italia e la delicatezza del momento. Ma questa mattina la notizia del “blocco” di gran parte del Nord Italia è in cima alle home page di tutti i media internazionali.

Il caso Zingaretti

Prima della “chiusura” della Lombardia, a tenere banco ieri è stata la notizia che, con implacabile ironia, il nuovo coronavirus avesse infettato proprio il politico che pochi giorni fa “sfidava il panico” partecipando a un aperitivo organizzato dai Giovani Democratici a Milano, dicendo che “bisogna isolare i focolai ma non bisogna distruggere la vita”: il segretario del Pd e presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, che con un video su Facebook ha annunciato di essere stato contagiato. Al momento si trova in quarantena domiciliare, mentre sono in corso le verifiche su tutte le persone che sono entrate in contatto con lui nei giorni scorsi — e non sono poche. È risultato positivo anche un agente della scorta di Matteo Salvini, ma lui per il momento sta bene e dice di non essere mai stato a contatto con il poliziotto in questione.

Come procede nel resto del mondo

Intanto i numeri del contagio, in Cina, continuano a scendere. Sabato sono stati confermati 44 nuovi casi e 27 morti, confermando il trend di forte decrescita. Quasi tutte le nuove infezioni e tutte le morti riguardano la città di Wuhan. Sabato sera a Shanghai, però, un hotel che veniva usato la quarantena è crollato. Al suo interno c’erano 80 persone, e solo nove sono riuscite a scappare prima di rimanere intrappolate tra le macerie. 48 persone sono già state salvate, ma quattro hanno perso la vita, e altre cinque sono in condizioni gravi.

In Corea del Sud sembrano esserci i primi segnali che le disposizioni di contenimento del virus stanno funzionando. Nel corso della giornata sono stati confermati 367 nuovi casi, il numero più basso dallo scorso 26 febbraio — e per la prima volta dal 29 sotto i 300 nella città di Daegu.

Negli Stati Uniti, invece, la situazione resta largamente non misurabile. In tutto il paese sono stati effettuati in totale circa 2000 test, rispetto, ad esempio, ai 140 mila della Corea del Sud. Prima ancora, le misure durissime imposte dalla Cina sullo Hubei hanno offerto al resto del mondo quasi due mesi per prepararsi all’arrivo del virus. Gli Stati Uniti, in quel tempo, non hanno fatto niente per prepararsi. Brian Resnick e Dylan Scott esaminano la situazione su Vox.


In copertina, grab dalla mappa della Protezione civile sull’estensione dei contagi. 

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