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No, per il nuovo coronavirus non ha alcun senso parlare di allarme-contagio dall’Africa

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in copertina, elaborazione da infografica ECDC

L’allarme–contagio lanciato da Salvini non è fondato sui fatti: in Africa finora il numero di casi di nuovo coronavirus è zero, e tutti i paesi africani stanno prendendo le loro precauzioni.

Tra un post di cucina e uno in cui aizza di nuovo i suoi follower contro un utente passante che aveva espresso la propria opinione su Facebook, l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini è tornato a terrorizzare i propri follower sulla possibilità che arrivino persone che hanno contratto il nuovo coronavirus tra i migranti che sbarcano in Italia.

Il post di Salvini, che allega un video firmato ANSA, legge: 

“L’Africa è ad alto rischio per la diffusione del coronavirus”.
Quindi il problema potrebbe arrivare anche da chi sbarca clandestinamente in Italia… Come reagirà il governo dei porti aperti? 🤔

Il video — per fortuna — si apre specificando l’unico vero fatto incontrovertibile, ovvero che, citiamo: “nessun caso di infezione da coronavirus è stato finora confermato in Africa.” La versione utilizzata da Salvini è però diversa dal filmato originale pubblicato da ANSA, a cui sono state aggiunte, in alto e in basso, due bande con testi ad alto contrasto in CAPS LOCK — un format molto diffuso nelle fabbriche di contenuti scandalistici per internet, più volte utilizzato dal segretario della Lega nelle sue campagne elettorali. Si legge: “AFRICA: ALTO RISCHIO PER IL CORONAVIRUS!” e “STOP SBARCHI!”, purtroppo entrambi con un punto esclamativo soltanto. Mentre scriviamo il video è stato condiviso su Facebook 3746 volte, ha ricevuto 8709 mi piace ed è stato commentato 1807 volte.

Ma il coronavirus è un’emergenza per l’Africa?

Partiamo dal primo presupposto: come diceva anche il servizio dell’ANSA, non ci sono casi accertati di nuovo coronavirus in Africa. 

I vettori principali su cui si sta diffondendo la paura per una “emergenza” nuovo coronavirus in Africa sono sostanzialmente due:

  • Il sistema sanitario di gran parte dei Paesi dell’Africa non sarebbe in grado di gestire una crisi del nuovo coronavirus.
  • L’Africa e la Cina nel corso del tempo hanno stretto molti rapporti commerciali, e quindi ci sarebbero molte occasioni per la diffusione del virus.

Queste paure sono alimentate dalla gestione completamente irresponsabile dell’informazione da parte dei media. Negli scorsi giorni abbiamo parlato delle tendenze nazionaliste della stampa italiana, ma è un problema che non riguarda solo il nostro Paese. Questo articolo del Financial Times, ad esempio, riporta una dichiarazione di Peter Piot, direttore della London School of Hygiene and Tropical Medicine ed erroneamente accreditato come lo scopritore dell’ebola, in cui Piot si sbilancia a dire che il nuovo coronavirus “è molto più contagioso dell’ebola perché si diffonde per vie aeree.” Peccato che, un po’ come i casi di nuovo coronavirus in Africa, finora non è stato dimostrato che il nuovo coronavirus si diffonda per via aerea. Si tratta, tra l’altro, di un paragone che ci permettiamo di definire forzato, dato che l’ebola ha un tasso di mortalità che può raggiungere il 90% e quello del nuovo coronavirus viene solitamente calcolato attorno al 2% — ed escludendo la provincia di Hubei il tasso di mortalità scende allo 0,16%.

Il legame con l’ebola, al massimo, è valido al contrario, come sottolinea Serufusa Sekidde, uno specialista della sanità dell’Uganda che ha anche seguito la crisi della SARS nel 2003 in Cina. Sekidde sottolinea come i Paesi con “esperienza con ebola e polio” abbiano infrastrutture per garantire tracciamento e sorveglianza della malattia.

Leggi anche: Sul nuovo coronavirus i ricercatori italiani non sono stati i primi né i più bravi

Venerdì scorso l’OMS aveva identificato 13 Paesi africani più a rischio per l’esposizione al nuovo coronavirus: Algeria, Angola, Costa d’Avorio, Repubblica democratica del Congo, Etiopia, Ghana, Kenya, Mauritius, Nigeria, Sudafrica, Tanzania, Uganda e Zambia. Finora, in nessuno di questi Paesi è stata rilevato alcun caso di contagio. Inoltre, se è vero che i rapporti commerciali con la Cina sono fitti, è altrettanto vero che, esattamente come i Paesi del resto del mondo, anche quelli africani stanno prendendo precauzioni — più o meno proporzionate — contro la diffusione del virus. La Repubblica di Mauritius ad esempio sta mettendo in quarantena tutte le persone che arrivano da Wuhan, e il Mozambico ha del tutto sospeso il rilascio di visti per persone che arrivano dalla Cina.

Inoltre, come ripete anche l’ambasciata cinese in Kenya, tutte le persone che partono dalla Cina vengono testate per verificare se hanno la febbre.

In tutto questo è fondamentale ricordare che secondo l’OMS stessa non sono necessarie limitazioni al commercio e allo spostamento delle persone, perché “i danni sociali e l’uso intensivo di risorse che causano è molto più grave dei potenziali benefici.”

Secondo l’Africa Center for Strategic Studies il rischio principale per i paesi africani è economico. Secondo le stime, la crescita della Cina potrebbe essere impattata in modo misurabile dal nuovo coronavirus, con un crollo previsto da 6,1 al 5,6%. Proprio a causa dei suddetti stretti rapporti commerciali, i paesi africani dovranno prepararsi anche agli effetti economici del virus.

È necessario spezzare la narrativa costruita ad arte dalle destre di tutto il mondo per imporne una basata sui fatti, e su una loro interpretazione più razionale e meno pericolosa. La paura è una delle principali armi dell’arsenale della destra, e va a braccetto con altri mostri come il razzismo — proprio come abbiamo visto nei scorsi giorni contro la comunità cinese, o com’è stato negli anni passati con la fake news della tubercolosi importata dai migranti africani, innestata su una retorica degli “stranieri untori” che è vecchia quanto il razzismo stesso.

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