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No, la musica non è mai stata solo intrattenimento

Sulle polemiche riguardanti i testi considerati sessisti di Junior Cally e  Pinguini Tattici Nucleari c’è chi si è lanciato in difese strampalate della libertà di espressione che non spiegano perché quello sia stato un attacco alla libertà di espressione. ¯\_(ツ)_/¯

Sulle polemiche riguardanti i testi considerati sessisti di Junior Cally e  Pinguini Tattici Nucleari c’è chi si è lanciato in difese strampalate della libertà di espressione che non spiegano perché quello sia stato un attacco alla libertà di espressione. ¯\_(ツ)_/¯

I giorni scorsi il rapper Junior Cally, uno dei 24 artisti in gara al prossimo festival di Sanremo, si è trovato al centro delle polemiche per i riferimenti considerati sessisti contenuti in una sua canzone del 2018, “Si chiama Gioia.” La polemica, ovviamente, si è allargata subito portando ai soliti giudizi superficiali su tutto il mondo del rap. Alla fine anche i Pinguini Tattici Nucleari sono stati tirati dentro per un passaggio di “Irene” in cui cantano “questa sera la faccia te la strapperei via, così faresti paura al mondo ma resteresti sempre mia,” e c’è chi ancora sta chiedendo che entrambi vengano esclusi dal festival. 

Ma se le polemiche sui testi dei rapper non fanno più notizia, le difese strampalate della libertà di espressione apparse su Rockit fanno sorridere. Il problema, nel caso di Junior Cally, non è tanto la polemica sull’ennesima frase contenuta nel testo di un rapper, ma come si siano usate la polemica e questo caso specifico per scrivere in fretta e furia editoriali confusi che dicono tutto e il contrario di tutto pur di far vedere che si è fan della trap (ma anche dei Pinguini Tattici Nucleari, ovviamente) e di pronunciare un generico viva la libertà di espressione

Ma facendo così non si è spiegato esattamente cosa c’entrasse con questa storia la libertà di espressione — poco o niente a dire il vero — e perché sia sbagliato incolpare di sessismo tutto un genere musicale. Si è contribuito invece ad alimentare la confusione sull’argomento, che va oltre i casi specifici. Sostenendo in sostanza che nell’arte uno debba essere libero di dire quello che vuole, su Rockit si fanno dei giri larghissimi frullando argomenti inconciliabili e qualunquismo. Si usa il solito schema del ti racconto la mia vita per spiegarti tutto dicendo, in sostanza, da piccolo ho visto i film brutti e ascoltato la musica che dice le parolacce, ma non ho mai ucciso nessuno. Tradotto: non è che se in una canzone si dice di voler far male a una ragazza poi qualcuno lo fa davvero. Che poi, a ben vedere, è lo stesso livello di superficialità, ma ribaltato, dei vicini di casa del serial killer che quando viene scoperto dichiarano in televisione “salutava sempre.” Manca la voglia di approfondire e argomentare la propria idea delle cose con fatti e opinioni rilevanti, di altri magari. Si mescola tutto: riferimenti personali, Jovanotti — se vuoi scrivere un rant musicale lo metti sempre —, la letteratura e i generi: il pop è così, il punk è colà, il metal è estremo. Ma dai. Sembra un servizio di Studio Aperto al contrario, un collage di giustificazioni raffazzonate, un misto di cose sentite in giro e luoghi comuni. Ma pasticciato, caotico, conservatore. Quasi un cut-up accusatorio in cui salta tutto, anche logicità e punteggiatura: “Cazzo, avete ascoltato per una vita, Polly dei Nirvana, di cosa pensate che parli?” Ma Cos’è, Burroughs?

Possiamo ancora permetterci di banalizzare così tanto ogni questione su cui c’è dibattito?

Poi ci sono i flashback sull’adolescenza, tutti uguali. Per molti opinionisti musicali parlare della propria vita, buttarla sul personale, è un’operazione necessaria. Se non dici cos’hai fatto a 15 anni magari quello che scrivi non suona abbastanza vissuto. Si sentono evidentemente a metà strada tra uno scrittore beat e un tramite religioso che appoggia l’ostia sulla lingua dei lettori. Un Kerouac de Milan. Hai visto? Anche io ho guardato Twin Peaks, e adesso scrivo un bell’articolo in cui difendo un rapper tirando in ballo la libertà di uno vale uno espressione. Magari l’articolo non aggiunge nulla al discorso rischiando solo di confondere le idee e di creare altre barricate. Ma, leggi bene, sto difendendo la LIBERTÀ DI ESPRESSIONE!

E nel discorso di Rockit c’è un altro problema. Arriva con la chiusa del pezzo: “Ma cosa censurate, cosa parlate di esempi, la musica è intrattenimento e uno, rispettando gli altri, si intrattiene un po’ come gli pare.” Ma è vero che la musica è intrattenimento? Va bene che è un’“opinione,” ma visto che è un’opinione letta da qualcuno si poteva almeno spiegare allargando il discorso. Perché anche qui non è vero, la musica non è mai stata solo intrattenimento e se lo scrivi così, buttandola in caciara, dai l’idea di esserne abbastanza convinto. O perlomeno, non è che questa opinione che la musica sia solo intrattenimento sia poi tanto condivisa nel mondo. Se fosse così probabilmente Drew Millard non avrebbe provato a spiegare questa settimana su the Outline perché nel suo ultimo singolo, “Darkness,” Eminem fallisce nel tentativo di raccontare l’epidemia di violenza legata all’uso di armi da fuoco negli Stati Uniti. E non si perderebbe nemmeno tempo a scrivere saggi sulle origini dei generi musicali, se tutto fosse solo una questione di ascoltare un disco per passare il tempo. 

Nella polemica legata a Junior Cally — ribadiamolo, le accuse a un rapper per alcuni suoi testi considerati sessisti — se veramente vuoi spiegare perché è sbagliato metterlo in croce per quello che dice nelle sue canzoni — perché evidentemente è così, si tratta della solita accusa pretestuosa —, non risolvi la questione sbrigandotela con l’espediente dell’intrattenimento, o dicendo tacete voi che non conoscete Baglioni. Se poi scrivi un articolo dal titolo daicliccamisuforzacliccami “Mi piace la musica che ammazza la gente” avresti magari potuto allargare, spiegare che la musica è anche intrattenimento. Che quel testo (così come quello di qualunque altro artista), a qualcuno, oggi, avrebbe anche potuto dare fastidio. In questo caso, perlomeno, avresti ammesso l’esistenza di una parte di ascoltatori — soprattutto giovani, non necessariamente solo donne — che oggi potrebbero iniziare a trovare se non inaccettabili quantomeno fastidiosi alcuni modi di esprimersi finora tollerati. Avresti potuto sottolineare, in modo meno sguaiato, come queste polemiche riguardino per lo più i rapper, che a parità di “colpa” non ricevono mai lo stesso trattamento mediatico di un cantante, per dire. E non è solo una questione di vecchi carrozzoni e direttori artistici attempati, ha a che fare con la società e con la sua trasformazione. Dicendo che è anche intrattenimento ammetteresti almeno la possibilità che ci sia anche qualcuno che in quei testi ha trovato qualcosa che non funziona. Anche questo non vuol dire mettere all’indice e non ha nulla a che fare con gli esempi da seguire. C’entra più con il mondo che cambia e con un rigore su alcuni principi di chi in un modo o nell’altro dovrebbe informare e invece spesso si lascia andare a opinioni un tanto al chilo. Perché poi qualcuno potrebbe anche far notare: ma perché difendi così tanto Junior Cally e i Pinguini Tattici Nucleari e l’anno scorso non hai alzato gli scudi per dire che era sbagliato accusare Francesco Renga? Non si trattava forse anche quella di libertà di espressione? In fondo anche lui aveva espresso solo un’opinione.

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