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La chimica dei DARRN

Abbiamo parlato con i DARRN di CHIMICA, il secondo EP del collettivo romano, in uscita il 6 dicembre per Asian Fake. “ABRA,” il primo brano estratto dal nuovo lavoro che vede la collaborazione di Venerus, ci ha regalato in questi giorni un’altra alchimia di suoni sintetici e atmosfere calde da fine serata.

in copertina, foto di Roberto Graziano Moro

Abbiamo parlato con i DARRN di CHIMICA, il secondo EP del collettivo romano, in uscita il 6 dicembre per Asian Fake.

“ABRA,” il primo brano estratto dal nuovo lavoro che vede la collaborazione di Venerus, ci ha regalato in questi giorni un’altra alchimia di suoni sintetici e atmosfere calde da fine serata, l’ennesima prova che la musica italiana oggi è cambiata e ci troviamo sulla wave giusta.

Il 30 novembre i DARRN — due producer, un cantante e un grafico — hanno aperto ai Magazzini Generali di Milano il concerto (sold out) di Venerus. Era una delle prime volte che si esibivano dal vivo e mancava pochissimo all’uscita del loro nuovo lavoro, così ne abbiamo approfittato per parlare di cos’è stato il collettivo finora, delle loro aspettative per il futuro e di quanto conti la chimica nell’evoluzione di un progetto musicale.

Com’è andato il concerto ai Magazzini? Ho letto che avete aperto il live di Venerus — non sono riuscito a venire, sigh.

Il 6 dicembre suoniamo a Torino e il 14 a Livorno, non hai scuse! Il concerto è stato splendido, sia suonare che poi restare a guardare lo show di Vinny. Era la prima volta di fronte ad un pubblico del genere, così numeroso e attento.

Quindi non era il vostro primo concerto.

No, il secondo, però è sicuramente quello dove ci siamo sentiti più accolti. Suonare davanti a quasi mille persone è stata veramente un’esperienza unica, a cui arrivi dopo un tour di almeno cinquanta date se ti dice bene. Infatti, siamo infinitamente grati a Ven per averci dato l’occasione di presentarci al suo pubblico e a Milano.

Con Venerus avete in comune il fatto di essere entrambi degli “animali notturni.” Magari è anche per questo che vi siete trovati bene a lavorare insieme.

Vivere di notte ci accomuna, entrambi troviamo le nostre risorse quando il silenzio è più tangibile e rispondiamo alle domande a cui non sappiamo rispondere quando la città ti urla in faccia, ma soprattutto perché facciamo musica che viene da dentro.

Dopo il live di sabato cos’avete fatto?

Siamo rimasti a goderci la serata nel backstage e come dopo ogni concerto di Venerus si è creata una vibe unica, dove tutte le persone magicamente si vogliono bene e non è solo l’alcol, ma è perché ai concerti si respira un’aria surreale. Questo è uno dei ricordi più belli, che ci terremo stretti.

Quando uscirà ​Chimica​ avrete all’attivo due EP. Come mai avete preferito uscire subito con altri quattro pezzi e non concentrarvi su un disco?

Credo sia per una nostra paranoia, per fare un disco noi sentiamo davvero l’esigenza di chiuderci in studio e creare musica che abbia un filo conduttore non necessariamente dato dal sound, ma proprio da un flusso emotivo compatto. Noi ci sentiamo pronti a fare un lavoro del genere, allo stesso tempo sentiamo che stiamo ancora sviluppando una nostra identità, quindi non sappiamo ancora quanto ci voglia per ottenere la piena consapevolezza di cosa siamo.

Magari c’entra anche il modo in cui usufruiamo oggi della musica. Secondo voi ha ancora senso buttare fuori dieci canzoni in una botta sola? Oppure è meglio dosare il materiale e pubblicare con più frequenza?

La strategia dei singoli è molto fica secondo noi, ovviamente quando sono lavori ragionati. Far uscire ad esempio quattro pezzi a distanza ognuno di due mesi è un modo intelligente per far parlare di te. È anche vero che se alla fine di questo hype non c’è un album che confermi il tuo potenziale, è tutto uno spreco.

Nel nuovo EP ci saranno delle collaborazioni importanti. Una l’abbiamo già sentita, quella con Venerus, e l’avete già raccontata. L’altra è il pezzo con Gemitaiz, come vi siete conosciuti?

Ci scrisse tempo fa quando pubblicammo “ALLEN” su YouTube facendoci i complimenti per il pezzo. Esattamente l’anno dopo ci siamo beccati casualmente in studio da Frenetik&Orang3 mentre lavoravano su “Giornate vuote.” Durante il backstage del concerto di Venerus ci siamo conosciuti un po’ meglio ed è venuta spontanea l’idea di una collaborazione.

Com’è nata ​“Random”?​

Gem è venuto in camera da noi e ci siamo subito dedicati tutti quanti alla costruzione di un basso molto pieno, preso da un sample che aveva in mente lui. Sia io (Dario, la voce dei DARRN ndr) che Gem stavamo vibando sul quel primo strato che si era andato a creare, e abbiamo buttato qualche idea sul mic. In sette ore filate avevamo già una base solida sia di sonorità che a livello di testi.

In generale da cosa iniziate quando vi trovate a scrivere un nuovo brano?

Di base è imprevedibile e per fortuna non c’è uno schema ben preciso, siamo slegati da una metodologia quadrata o severa. A volte capita che Cristian se ne esca con un giro di pianoforte a casaccio e per culo riusciamo a registrarlo, oppure troviamo questa bozza impolverata sul pc di quattro anni fa, la riapriamo e la ricostruiamo ripartendo dal punto che ci ha convinto.

Quanto ha influito nel vostro sviluppo artistico il fatto di lavorare con Asian Fake? In questo momento in Italia secondo me è l’etichetta più attenta a coniugare l’immaginario e la musica di un artista. 

Con noi è stata come una famiglia, si litiga ma ci si vuole bene, e soprattutto si cresce insieme. Eravamo solo musica, adesso siamo persone che fanno musica.

Tra tutti quelli che avete realizzato finora c’è un pezzo a cui siete più affezionati, a cui tenete di più?

In realtà ci stiamo sempre di più affezionando a quello che ci lascia un pezzo quando è finito, più che ad un brano preciso. Al momento “OLOGRAMMA” è in cima a una lista immaginaria di pezzi che ci trasmettono ancora tutte le sensazioni che avevamo mentre lo creavamo; siamo sicuri che una volta uscito il nuovo EP sarà un altro brano.

Rispetto a ​MUSICA DA CAMERA​ secondo voi ​CHIMICA​ che cos’ha di diverso?

MUSICA DA CAMERA nasce innanzitutto come un emblema cronologico del nostro percorso artistico, da quando noi ci siamo conosciuti in questa camera (di Dennis) ad ora. CHIMICA corrisponde, invece, a ciò che si è creato tra di noi e l’esterno nel corso di questo tempo.

C’è una collaborazione che sognate per il futuro?

Assolutamente con la Behringer, l’azienda che sta rivoluzionando il mercato degli strumenti musicali elettronici.

Se mi piacciono i DARRN chi altro dovrei ascoltare?

Allora, in ordine sparso: JPEGMAFIA, Frank Ocean, Sampha, James Blake, Yung Lean, Roy Blair, The Weeknd, Smino, Arca, Aphex Twin, Playboi Carti, Bon Iver, Vegyn, Baby Keem e potremmo continuare…

Su Spotify trovate anche due playlist (“Playlist da Camera” e “Vinilica Vol. 34 – DARRN“) dove potete ascoltare tutto quello che ascoltano i DARRN.

“Siamo irrazionali, se ci ascolti poi ti fai del male,” lo dite in una vostra canzone. La cosa più irrazionale che avete fatto nell’ultimo anno?

La cosa più irrazionale che abbiamo fatto è stata chiuderci trenta giorni in una camera per produrre, fare le quattro del mattino, dormire due ore, uno sul letto due sul divano, svegliarsi, fumare, piangere, litigare, vedere il computer spegnersi perché arrivava quasi a cento gradi, invitare amici che accompagnavano le nostre nottate, ah mi dimenticavo MIXARE, perché ci mixiamo tutto da soli… Per poi vedere qualcosa di nostro a tutti gli effetti prendere forma.

foto di Roberto Graziano Moro

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