“Quando passi molto tempo a vivere situazioni notturne credo che naturalmente ti venga da raccontarle.”

Il 16 novembre è uscito per Asian Fake “A che punto è la notte”, il primo EP di Venerus. Nelle sue canzoni l’elettronica, il jazz e il soul si fondono per dar vita a canzoni dal suono ricercato che hanno per tema centrale la notte, “un ‘personaggio’ che tende ad avere manie di protagonismo.” Ne abbiamo parlato con l’artista.

Come va? Stasera presenterai ufficialmente l’EP, emozionato?

Bene dai. Si, mi piace portare la musica dal vivo.

Ascoltando “A che punto è la notte” mi viene da pensare che questo filone indie , per come l’abbiamo conosciuto, sia ormai arrivato al capolinea. Nella scrittura dei pezzi non ti sei mai sentito influenzare dalla moda musicale degli ultimi mesi?

Proprio no, ascolto solo le cose che mi stimolano genuinamente.

Torniamo un po’ indietro. Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a lanciarti in questo progetto? C’era qualcosa che sentivi di dover dire?

Da quando è uscito il primo pezzo in italiano ho sentito la necessità di creare un nuovo repertorio seguendo la linea che avevo intrapreso. Non è che sentivo di dover dire qualcosa in particolare, però ho sempre processato i miei pensieri e le mie esperienze tramite la musica.

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A proposito di “Non ti conosco” e “Dreamliner”, come mai non hai inserito nell’EP i due singoli usciti i mesi scorsi?

Sinceramente mi andava di proporre qualcosa di completamente nuovo, anche per i pochi che avevano cominciato a seguire il mio percorso. Lavoro tanto alla mia musica e riproporre due singoli già usciti mi sembrava come dire che non avevo abbastanza pezzi per mettere insieme un EP. Poi quando c’è una release anche io voglio essere emozionato dalla cosa, quindi proporre materiale completamente nuovo è più eccitante anche per me.

Altrove” è anche una bellissima canzone di Morgan, probabilmente la sua più famosa. Qual è il tuo rapporto con la musica italiana? Cosa ascolti? Cosa “eviti”?

Molto semplicemente, evito la musica che non stimola il mio ascolto. Faccio molta ricerca e sono abbastanza veloce nell’individuare cose che possano interessarmi. Quindi non mi pongo dei paletti nello scoprire musica che mi piace. Di italiano mi piace molto il gusto degli anni ‘60 ’70, e attualmente alcune cose che vengono dal mondo rap.

La notte è un tema abbastanza centrale nei tuoi pezzi. È un momento centrale anche nella tua vita? È in quelle ore che scrivi?

È un momento che vivo molto, ed è un ‘personaggio’ che tende ad avere manie di protagonismo. Quando passi molto tempo a vivere situazioni notturne credo che naturalmente ti venga da raccontarle e renderle soggetto delle tue storie, almeno per me così è stato.

Ti va di parlarci brevemente del tuo arrivo ad Asian Fake? Come si vive in quella che è considerata una delle etichette più fresche e innovative del panorama musicale italiano?

Mi sento stimolato, e sento che quello che faccio ha un valore, quindi mi sento bene.

È stato sicuramente anche un bel modo per cominciare ad inserirmi nel sistema di ‘chi fa musica’ in Italia.

Le collaborazioni come sono nate? Io ad esempio ero sicuro che il singolo con Mace, “Sindrome”, sarebbe stato una bomba.

Da una grande amicizia, che nel nostro mondo ti porta a voler creare qualcosa insieme. È un momento anche abbastanza commovente quando succede con naturalezza.

“A che punto è la notte” è uscito venerdì scorso, adesso cosa succederà? Dopo il live di stasera annuncerai altri concerti?

Continuerò a lavorare alla mia musica, e preparerò nuovi lavori da pubblicare. Poi voglio godermi un po’ di concerti perché il lavoro sui live posso garantire non sarà meno eccitante di quello in studio. Voglio girare per l’Italia e capire cosa sta succedendo in giro, sono molto curioso e situazionista.
In generale ho una grande sete di poter approfondire il mio vero e proprio lavoro nel mondo della musica, questo mi interessa. E poi trovare nuove storie da raccontare.

Stasera Venerus presenterà “A che punto è la notte” al Rocket in occasione della serata Asian Rave.  


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