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Chef Rubio ci ha spiegato cosa significa unire televisione, cucina e attivismo

“Io non sono l’uomo del sociale, ma una persona come tante che cerca di fare quel che può, con quello che ha.”

“Io non sono l’uomo del sociale, ma una persona come tante che cerca di fare quel che può, con quello che ha.” Parola di Chef Rubio, che abbiamo intervistato sul nostro primo numero cartaceo, ANTIFOOD.

Cuoco, ex-rugbista, appassionato di fotografia e attento al sociale. Gabriele Rubini, meglio conosciuto come Chef Rubio, diventato famoso soprattutto con il programma Unti e bisunti su DMAX — e da ultimo con Camionisti in trattoria — è anche una delle voci più critiche dell’attuale governo, a cui non risparmia battute e frecciate gustose sui suoi profili social. 

Lo abbiamo incontrato qualche mese fa, quando lavorava per Discovery Channel conducendo la terza stagione del suo programma. Adesso le cose sono un po’ cambiate. Infatti, lo scorso venerdì 8 novembre viene data dal critico Dominique Antognoni la notizia del cambio di conduttore per il programma Camionisti in trattoria, con non poche parole di scherno e ironia nei confronti di Chef Rubio, definito “aspirante cuoco, aspirante opinion leader, mancato cuoco e mancato opinion leader, aspirante tutto e mancato tutto.” Il critico afferma che il cuoco è stato licenziato direttamente dal canale televisivo, ma non spiega le motivazioni. Lo chef però afferma che la decisione di lasciare la conduzione del programma è stata sua, anche se le pressioni che lo hanno portato a fare questa scelta sono arrivate anche dall’altro lato: “Di certo posso dirvi che è stata l’unica cosa giusta da fare, per correttezza nei vostri confronti che sempre mi sostenete con fiducia, e per coerenza nei confronti del percorso professionale e di vita che sto facendo.” Da chi venga la decisione di questa interruzione non è chiaro, e la rete televisiva non ha rilasciato dichiarazioni al riguardo. 

Chef Rubio è sempre stato criticato e attaccato sui social a causa alle sue aperte posizioni contro Salvini e Israele. Non è sicuro che siano state le sue convinzioni politiche a portare all’allontanamento, ma sono palesi le critiche e le accuse che gli sono sempre state rivolte per essersi espresso apertamente su questioni come quella palestinese e libica. Lui stesso non lo ha dichiarato esplicitamente, lasciando trapelare solo che la scelta è stata obbligata sia dalla sua parte che da quella del programma.Vi basti sapere però che non avevo più la serenità, le motivazioni e l’energia per continuare a girare qualcosa in cui sentivo di aver già dato tutto.”

La scorsa estate, preparando il nostro primo numero cartaceo, ANTIFOOD, l’abbiamo incontrato per parlare un po’ di cibo e militanza. 

Ciao Gabriele! Ho sbirciato sul tuo sito ufficiale e ho visto le iniziative con Todis per Sant’Egidio e con Rebibbia. Di cosa si tratta?

L’iniziativa con Sant’Egidio si chiama La Spesa per tutti e viene da una richiesta di collaborazione di Todis (una catena di supermercati diffusa soprattutto nel centro Italia, ndr). Dato che sono anni che non accetto collaborazioni che non abbiano un fine sociale, ho deciso di coinvolgere una realtà che fa qualcosa di buono, in maniera laica. Il progetto è partito a fine gennaio e per tutto l’anno, a rotazione in 230 punti vendita Todis in Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Marche, Molise, Puglia, Sicilia, Toscana e Umbria, ogni ultimo weekend del mese è possibile fare la spesa con me e sostenere le attività della Comunità. Ogni cliente sceglie cosa donare per aiutare concretamente. I cibi a rischio scadenza vengono cotti e somministrati a chi ha bisogno, così non si butta via nulla.

Inoltre con Barbara Castiello, la mia pr manager, ho scritto e curato il progetto Numb_Hertz, rivolto ai ragazzi italiani e stranieri, provenienti dai diversi ordini scolastici detenuti a Rebibbia, partito il 20 maggio con il primo di una serie di incontri spalmati su circa un anno. 

Come mai questo nome?

Numb in inglese descrive uno stato di intorpidimento, in senso letterale e figurato. Hertz è l’unità di misura della frequenza di un fenomeno periodico. La frequenza di questo stato descrive bene la detenzione, un periodo “limbo, disumanizzante. Con questo progetto promuoviamo attività di studio e analisi di alcune tragedie greche, partendo dall’Antigone di Sofocle. Credo che la lettura dei classici possa aiutare i ragazzi ad avere una comprensione diversa di loro stessi e del mondo, rendendo la detenzione un momento di transito.

Per te cosa vuol dire essere solidali?

Io non sono l’uomo del sociale, ma una persona come tante che cerca di fare quel che può, con quello che ha. Tutto quello che definisce qualcosa che dovrebbe essere ovvio e automatico, non mi interessa. Non voglio essere accostato ad epiteti, io cerco di essere disponibile con il prossimo e trovo che “solidale” sia un termine bistrattato e di cui si riempiono la bocca le peggio persone, così come “beneficenza”. 

Sei un cuoco militante. Il mondo della ristorazione però è sempre più diviso tra posti per ricchi e posti per poveri. Come si fa a cucinare piatti di qualità anche per chi non è ricco?

Basta conoscere il cibo e sapere come prepararlo: in quel caso sai anche come risparmiare, se sei un cuoco, e sai come non buttare soldi dove non val la pena, se sei un cliente. Mi sembra che molti siano stufi di farsi prendere in giro.

Tu rivendichi con il tuo agire l’importanza dell’azione autonoma, credi nell’idea che ognuno debba “metterci quello che può con quello che sa fare,” e sappiamo che hai anche una grande passione per l’audiovisivo e la fotografia. Nella sezione POV-Point Of View del tuo sito raccogli tutto il materiale dei tuoi viaggi fatti per passione, lavoro, per conoscere e aiutare. Cosa ti porti dentro da queste esperienze e come influenzano la tua visione politica e del mondo? 

Sono esperienze che ti fanno avere uno sguardo più ampio su ciò che magari nel tuo paese viene considerato come un problema insormontabile. Aiutano a ricalibrare e ridimensionare, scambiare sensibilità e conoscenze.

Il presente e l’immediato futuro si possono vedere in due modi opposti: c’è chi sostiene che, nonostante questa situazione, la nostra società vada inevitabilmente verso un futuro meticcio e solidale, e chi crede invece che questo ritorno al passato sia netto. Che ne pensi? La Lega e i nuovi nazionalisti in generale sono fuori dalla storia? 

Nessuno è dentro o fuori dalla storia secondo la propria volontà. Non vedo un futuro roseo, ci saranno sempre più incroci, mischiamenti, ma anche molti problemi.

Qual è, secondo te, il piatto militante per eccellenza, quello che cucineresti ad una “cena resistente” come simbolo?

La pasta al pomodoro, che ha ingredienti provenienti da varie parti del mondo: pomodoro dalle Americhe, spaghetti dalla Cina. Gli spaghetti fanno parte della famiglia della pasta, ci siamo presi la paternità simbolica anche di quelli e abbiamo esportato questo prodotto ovunque, con vari formati. Credo sia un piatto unificante, tutti lo conoscono.

Sui social network ti muovi con efficacia tra lo sfottó e la satira, da sempre uno dei metodi migliori per disinnescare l’arroganza del potere. Che satira vorresti vedere in Italia?

Quello che faccio io sul mio profilo non è satira, io sono molto diretto. Nessuno fa satira in Italia, chi critica Salvini non usa quasi mai un metodo efficace — per questo per esempio preferisco la satira francese.

* * *

in copertina, photo courtesy of ActionAid. Sara Catalano ha collaborato a questo articolo

Questo articolo è apparso per la prima volta sul nostro primo numero di carta, ANTIFOOD.
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