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La caricatura di Macron

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in copertina, Matteo Renzi visita il parco di Yellowstone, via Facebook

Questa è Hello, World!, la nostra rassegna mattiniera di attualità, cultura e internet. Tutte le mattine, un pugno di link da leggere, vedere e ascoltare.

Doveva succedere alla Leopolda di ottobre, e invece è successo molto prima: dimostrando di essere un politico terribilmente prevedibile, Matteo Renzi ha telefonato ieri sera a Giuseppe Conte per annunciare il proprio addio al Pd, assicurando però il sostegno al governo. In un’intervista sulla Repubblica di oggi, Renzi spiega le proprie ragioni, lamentandosi di essere stato sempre trattato come un “intruso”: “Quello che mi spinge a lasciare è la mancanza di una visione sul futuro. Uscire dal partito sarà un bene per tutti. Anche per Conte.” (la Repubblica / dietro paywall)

Non sono serviti a nulla gli appelli all’unità lanciati nei giorni scorsi dai nomi più in vista del Pd, anche fedelissimi renziani come Nardella: dopo aver scongiurato il rischio di elezioni, assicurando i propri uomini nel governo di cui è stato da subito il più entusiasta sostenitore, Renzi indebolisce il Pd per inseguire il proprio sogno centrista à la Macron. (Firenze Today, 14/09)

Ma chi seguirà il “senatore semplice” di Scandicci? Renzi ha parlato vagamente di una “trentina” di parlamentari — circa venti alla Camera e dieci al Senato, che formeranno gruppi autonomi nei prossimi giorni. Tra questi, ci sono nomi di renziani ortodossi come Rosato, Scalfarotto, Bonifazi, Marattin, Boschi, la neo-ministra Bellanova. A quanto pare, però, resteranno nel partito Guerini e Lotti. (HuffPost)

Il nome del nuovo partito non è stato ancora annunciato, ma è probabile che sia qualcosa come “l’Italia del Sì,” praticamente indistinguibile da uno slogan salviniano, anzi no proprio uguale. (Next Quotidiano / Corriere della Sera, video)

Anche se non si tratta di una sorpresa, per il Pd è una doccia gelata: ancora non ci sono dichiarazioni ufficiali da parte del segretario Zingaretti, mentre circola un messaggio che Franceschini avrebbe inviato su una chat privata, ricordando le scissioni a sinistra che favorirono il fascismo negli anni ’20. (Open)

I retroscena descrivono Giuseppe Conte come “spiazzato, preoccupato e allibito” dalla mossa di Renzi. “Vuole solo potere e nomine.” (la Stampa, dietro paywall)

Quella dell’ex segretario è una “operazione di potere per diventare terza gamba del governo mantenendo un’influenza sul Pd,” commenta Alessandro De Angelis: una scissione di palazzo, senza “pathos, né popolo, né voti.” Una mossa paludata a partire dalle sedi prescelte per annunciarla: stamattina l’intervista a Repubblica, stasera il salotto di Bruno Vespa. Da vero leader popolare. (HuffPost)

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Mondo

Trump ha detto che gli Stati Uniti sarebbero “pronti a sparare” per rispondere all’attacco in Arabia Saudita, ma forse sarebbe stato più utile agire in anticipo. No, non con un attacco preventivo, ma evitando di portare le tensioni nella regione al loro massimo. Simon Tisdall sottolinea gli innumerevoli fallimenti dell’amministrazione statunitense, che non ha saputo disinnescare il conflitto in Yemen, che si è offerta di vendere armi atomiche ai sauditi, e che ha condotto una vera e propria guerra economica contro l’Iran. (the Guardian)

Ventiquattro ore dopo i suoi tweet guerrafondai, anche Trump deve essere arrivato alla conclusione di aver esagerato, e ha cercato di riaprire il dialogo con Teheran, dichiarando che “non vuole una guerra con nessuno.” E che la Casa bianca non sta esaminando nessun piano per operazioni militari in Iran. (Middle East Eye)

Un altro tentativo di stemperare la crisi è arrivato dal segretario di stato Pompeo, che ha dichiarato che non ci sarebbero prove che l’attacco sia stato lanciato da una base in Iraq. Baghdad sta cercando disperatamente di tenersi fuori dai conflitti nella regione. La dichiarazione di Pompeo sembra abbassare le possibilità che gli Stati Uniti intervengano occupando l’Iraq, e facendone di fatto una loro base militare. (Al–Araby Al–Jadeed)

Oggi si vota in Israele. Le ultime settimane hanno visto Netanyahu dire e fare di tutto, arrivando a promettere nuove occupazioni militari. È facile parlare del Primo ministro come “finito,” che il colpo di grazia glielo diano queste elezioni o la giustizia, ma l’ulteriore deriva verso destra di questa campagna elettorale porta Israele fermamente sui binari dell’apartheid. Dopo dieci anni di governo, Netanyahu scommette di aver profondamente cambiato il proprio paese, trasformandolo in uno stato xenofobo e isolazionista. (Haaretz)

I sondaggi proiettano che Netanyahu sarà in vantaggio di un seggio rispetto al “centrista” Gantz, fermandosi rispettivamente a 32 e 31 dei necessari 61 seggi. A prescindere da chi sarà incaricato, dovrà necessariamente formare una coalizione — a meno ché non si realizzi davvero la giuntura tra i primi due partiti, in un governo di unità nazionale. Sarebbe il primo proprio dalla prima elezione di Netanyahu. (Al Jazeera)

Secondo indagini delle Nazioni Unite i Rohingya che sono rimasti in Myanmar “non sono mai stati più a rischio di genocidio.” Secondo Yanghee Lee, relatrice speciale per i diritti umani in Myanmar, lo stato “non ha fatto niente per smantellare il sistema di violenza e persecuzione” contro i Rohingya che continuano a vivere nella “stessa situazione emergenziale in cui erano, anche prima degli eventi dello scorso agosto 2017.” (UN News)

Per evitare i contestatori che lo avevano raggiunto dopo il pranzo di lavoro con Juncker, Boris Johnson ha cancellato la conferenza stampa che avrebbe dovuto tenere insieme al Primo ministro del Lussemburgo Xavier Bettel. Bettel ha deciso di tenere comunque la conferenza stampa, ma con un podio vuoto, prendendosi gioco del collega britannico. La visita in Lussemburgo di Johnson doveva essere l’occasione per dimostrare che aveva la situazione della Brexit sotto controllo. Non è andata bene: persino la Commissione europea, solitamente iper–diplomatica in materia, ha sottolineato che il governo britannico non ha ancora inoltrato nuove proposte operative per modificare l’accordo per la Brexit, contraddicendo apertamente il Primo ministro. (the Guardian)

Guy Verhofstadt ha colto l’occasione per cuocere il Primo ministro a puntino:

La capa esecutiva di Hong Kong Carrie Lam Cheng Yuet–ngor ha finalmente annunciato un programma di incontri con il pubblico per aprire il dialogo con i contestatori. L’apertura al dialogo era stata preannunciata lo scorso 4 settembre, quando era stato annunciato il ritiro definitivo della legge sull’estradizione, ma finora non si era materializzata concretamente. Lam ha annunciato l’apertura dei confronti sottolineando per la prima volta le vere cause delle proteste: l’emergenza abitativa e le difficoltà economiche dei cittadini di Hong Kong. (South China Morning Post)

Italia

Due ufficiali, rispettivamente della Guardia costiera e della Marina, sono stati rinviati a giudizio per rifiuto di atti d’ufficio e omicidio colposo: l’11 ottobre 2013 ordinarono a una nave militare italiana di tenersi a distanza da un’imbarcazione di migranti siriani in difficoltà, per attendere l’intervento della Guardia costiera libica. In quel naufragio morirono 268 persone, tra cui 60 bambini. (la Repubblica)

Strutture fatiscenti, difficoltà di accesso a cure e servizi igienici, episodi di autolesionismo, violenze di polizia: le ultime testimonianze raccolte dalla campagna LasciateCIEntrare sulle condizioni di vita all’interno del Cpr di Torino fanno spavento.

Buone notizie: il ddl Pillon sull’affido condiviso sembra essere arrivato a uno stop definitivo. La nuova ministra della Famiglia e delle Pari Opportunità Elena Bonetti ha detto che il testo presentato dal senatore leghista “resterà nel cassetto.” (Fanpage)

Mentre tra M5S e Pd procedono le trattative per trovare un candidato condiviso alle prossime elezioni regionali in Umbria, secondo i sondaggi nemmeno questa alleanza basterà a scongiurare una vittoria del centrodestra, che potrebbe staccare la coalizione avversaria anche di 10 punti. (ANSA)

Gif di ailujulia

Secondo i dati aggiornati dell’Inps, sono 960 mila le domande accolte finora per il Reddito e per la pensione di cittadinanza. Si parla di un totale di oltre 2 milioni e 300 mila persone, per un importo medio di 418 euro. Le domande respinte o cancellate sono state 409.644, mentre più di 90 mila sono ancora in lavorazione. (Adnkronos)

Oggi potrebbe dare le dimissioni l’amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci. Il titolo continua a crollare in borsa in seguito alle inchieste sui report “ammorbiditi” sullo stato di manutenzione di ponti e viadotti, mentre il M5S insiste sul ritiro della concessione autostradale. (la Repubblica)

In provincia di Como un operaio di 57 anni è morto schiacciato dai detriti di cantiere: stava lavorando a un terrapieno per la realizzazione di una pista ciclabile. (Corriere della Sera Milano)

Cult

Elon Musk ha intenzione di difendersi dalle accuse di diffamazione di Vern Unsworth, il sommozzatore che aveva definito “pedo guy,” dicendo che non intendeva dargli del pedofilo quando lo aveva definito “pedo guy”. In bocca al lupo. (Gizmodo)

Per la vostra dose quotidiana di gossip e disagio da Generazione Z, l’account da seguire è @Depopdrama, su Instagram. Una selezione su MEL Magazine

Immagine via @Depopdrama

Basta chiedersi se viviamo in una simulazione, credere in un “programmatore onnipotente” è solo “monoteismo per tech bros,” scrive Sabine Hossenfelder, in un editoriale su Nautilus sulla necessità per la scienza — e la religione — di rispettare i reciproci campi di indagine. (Nautilus)

Spazio

Abbiamo una prima foto — sfocatissima — di quello che gli astronomi sospettano essere un nuovo oggetto interstellare che starebbe attraversando il sistema solare. Le primissime osservazioni stanno già trovando differenze rispetto a ’Oumuamua. (Space.com)

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Gif di CBS All Access

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