Il primo luglio è entrata in vigore una norma europea che rende obbligatorio per tutte le auto elettriche un dispositivo acustico, in modo che non siano troppo silenziose. Ma sarà qualcosa di completamente diverso dal rumore a cui siamo già abituati.

L’auto elettrica è davvero eco-friendly? Se ne parla da tempo, provando a misurare l’effetto sull’ambiente delle diverse propulsioni non più solo al momento dello scarico — che nel caso di una full-electric oltretutto manca — ma durante tutte le fasi della vita del veicolo, smaltimento finale compreso. In uno scenario forse ancora prematuro perché se ne possano prevedere gli effetti a lungo termine, si rincorrono gli studi che usando magari la stessa base dati provano a dimostrare la discesa dalla padella nella brace, o un apprezzabile miglioramento grazie all’elettrico, rispetto al fossile

La Ue, dal canto suo, cerca di portare l’attenzione sulla situazione attuale, non quella futura, in relazione alle emissioni di CO2 legate al sistema dei trasporti. La conclusione sembra essere che, considerati i costi di produzione dell’energia, della fabbricazione e di esercizio, l’unico modo di tenere sotto controllo le esternalità negative del trasporto su gomma, quindi anche le emissioni, è quello di togliere più veicoli possibile dalle strade, elettrici o a carburante fossile che siano. Le esternalità negative dell’intero sistema di trasporto UE assommano a circa 1.000,00 miliardi di euro l’anno, il 7% del Pil europeo, escluso il costo delle infrastrutture.

Oltre al dibattito ambientale più strettamente correlato alla qualità dell’aria e alle emissioni climalteranti, è ormai chiaro come le automobili inquinano non solo l’aria, ma anche lo spazio e il tempo. È in corso un diffuso ripensamento sull’automobile di massa, sostenuto da riflessioni sulla sua compatibilità con reti sociali dall’integrità sempre più minacciata da troppe automobili ferme e in movimento nello spazio pubblico. Con sempre più veicoli a propulsione elettrica sulle strade è alle viste un altro problema: quello dell’eccessiva silenziosità di questi veicoli, una minaccia in più per la sicurezza stradale. 

Il primo luglio è entrata in vigore una norma che rende obbligatorio un dispositivo acustico per aumentare l’impronta dei veicoli elettrici nel paesaggio urbano, altrimenti troppo silenziosi. È l’Acoustic Vehicle Alert System (AVAS), previsto già da qualche anno. Interviene a velocità inferiori ai 20 Km/h, oltre che in retromarcia. La ragione è che le cosiddette utenze deboli — ma bisognerebbe iniziare a chiedersi se tutte le utenze della strada non siano, in fondo, deboli — come ad esempio i non vedenti, ma anche un qualsiasi smartphone-dipendente, o un ciclista, un anziano, un bambino, e così via, possono ignorare l’arrivo di un veicolo di questo tipo, molto meno rumoroso di uno a combustione interna. Con conseguenze facili da prevedere.

In particolare le associazioni non vedenti e ipovedenti hanno dato vita a una campagna continentale, condotta dalla European Blind Union (EBU). Molti modelli di automobile elettrica hanno già a bordo l’AVAS, e adesso sarà interessante capire come cambierà il paesaggio sonoro delle città. Il suono dell’AVAS è una specie di sound logo, la sottolineatura sonora adottata per rafforzare l’identità dei brand,  piuttosto che un vero e proprio segnale di allarme, come quello fin qui usato dai veicoli industriali in retromarcia.

La Harley Davidson, motocicletta dal suono fortemente identitario, ha affrontato il problema con la sua LiveWire, modello full-electric in cerca di un’identità altrettanto riconoscibile del celebre V-Twin. La soluzione trovata è stata quella del suono di un aereo da caccia, sicuramente poco adatto a ingentilire il paesaggio sonoro delle città, almeno quanto il classico rombo smarmittato delle celebri moto statunitensi. Quello della LiveWire è però prodotto da trasmissione e motore, proprio come per i modelli a combustione interna. Per le automobili, in crisi di disaffezione da parte della media dei consumatori, il suono è invece generato autonomamente dall’AVAS. Simile a note d’organo prolungate e distorte elettronicamente, è inoltre modulato in funzione della velocità: siamo di fronte a qualcosa di completamente innovativo. I veicoli passano dal far rumore, a suonare.

Alcune case, come la BMW, che ci lavora dal 2009, hanno affrontato il problema alla radice, facendo disegnare ogni effetto sonoro anche all’interno dell’abitacolo – chiusura delle portiere, avviamento, movimento etc. – per un veicolo virtualmente silenzioso per natura come l’elettrico. Non è impossibile immaginare che inizieremo a riconoscere le automobili dal suono che fanno: un po’ come succedeva prima, per le orecchie più allenate, con bielle e pistoni. Essendo però completamente artificiale, si possono immaginare nuovi sviluppi di qualcosa che può facilmente diventare un linguaggio, con implicazioni le più diverse. Al momento non esistono studi che testimonino un aumento della sicurezza grazie all’AVAS, ma una cosa è certa: in città sarà tutta un’altra musica. 

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