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Le storie di chi lavora il Primo maggio

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Il Primo maggio è la festa dei lavoratori, ma sono tantissimi quelli che oggi lavoreranno comunque. Abbiamo parlato con 7 ragazz* tra i 20 e i 30 anni per capire cosa ne pensano di lavorare durante la festa dei lavoratori — e se parteciperebbero a uno sciopero.

Il Primo maggio si festeggia la riduzione dell’orario di lavoro: la ricorrenza, infatti, ricorda la prima volta che una legge ha riconosciuto le otto ore giornaliere come tetto massimo lavorativo, promulgata il 1 maggio del 1867 dall’Illinois. La data è stata scelta in seguito ai fatti di Chicago del Primo maggio 1886, diciannove anni dopo, in cui la polizia americana sparò sui manifestanti riuniti per chiedere l’espansione e l’applicazione effettiva di quella legge.

Su the Submarine abbiamo parlato della possibilità di un’ulteriore riduzione della giornata lavorativa legale, dalle otto alle sei ore. Possibilità che, però, sembra lontana. Anzi: ancora oggi spesso si lavora più di otto ore, e per molti lavorare nei giorni di festa è la normalità — festa dei lavoratori inclusa. Abbiamo parlato con alcuni ragazzi e ragazze tra i 20 e i 30 anni che lavorano anche il Primo maggio: la stampa in genere li definisce millennial o generazione Erasmus, ma nella società italiana di oggi sono soprattutto la fascia sociale più colpita da precariato e disoccupazione.

Gli abbiamo chiesto se è la prima volta che lavorano il Primo maggio, com’è la situazione nella loro categoria professionale e se pensano che il Primo maggio sia ancora una festa rilevante. Inoltre gli abbiamo rivolto anche una domanda più propositiva: se in questa giornata fosse indetto uno sciopero rivolto a tutti coloro che il Primo maggio, pur non avendo ruoli salvavita, sono costretti a lavorare, tu sciopereresti?

Per tutelare la privacy degli intervistati, i nomi sono di fantasia.

VINCENZO, 29 anni, audio-protesista in Brianza

È il primo anno che lavoro il Primo maggio, e ho rischiato di lavorare anche il 25 aprile. I nostri negozi stanno sempre aperti, tranne che a Pasqua e a Natale — il 31 dicembre abbiamo fatto mezza giornata, i ponti non esistono. No, non prendiamo più soldi.

È giusto che gli operatori sanitari lavorino anche in giorni così, ma nel mio caso ad esempio è un po’ una paraculata. Non lavoro in un settore di vita o di morte: se un anziano non ci sente oggi, non ci sentirà neanche domani. Oggi dovrò andare a degli incontri con alcuni pazienti, ad esempio. Non c’è necessità, ma voglia di profitto.

Il Primo maggio è una festa assolutamente importante. Ora che lavoro so che significa. Sì, avrei aderito allo sciopero, se ci fosse stato.

SARA, 23 anni, social media manager a Milano

È la prima volta che lavoro il Primo maggio. Non ho un lavoro d’ufficio e oggi come negli altri giorni della settimana, del weekend e di tutte le festività devo lavorare da remoto. Non è un lavoro pesante, me lo sono scelto e di fatto non ho nulla da lamentarmi, ma mi sono accorta negli ultimi anni che chi fa lavori di questo genere, i cosiddetti “creativi,” con la scusa del “va beh ma tanto devi solo pubblicare un post” deve essere online sempre, anche nei giorni non concordati perché altrimenti rischia di perderlo, il lavoro. Il problema nel tipo di lavoro che faccio sta nei presupposti: è quasi sempre dato per scontato che nei giorni festivi tu debba essere online perché “l’Internet non è che tira giù la serranda il 25 aprile” e in un lavoro che è già generalmente sottopagato io riconosco in questo un grave problema.

Leggi anche: Perché nessuno in Italia parla della giornata lavorativa di sei ore?

Credo che il Primo maggio sia assolutamente una festa rilevante, oltre all’importanza della lotta per la riduzione delle ore lavorative, per i diritti dei lavoratori, per la sicurezza sul lavoro e per la riflessione che ognuno spero sia portato a fare sulla propria condizione lavorativa in un giorno come questo, che tu stia lavorando o no.

Se venisse indetto uno sciopero parteciperei, non per la mia situazione in particolare, ma per le problematiche del mondo del lavoro italiano.

CESARE, 25 anni, cuoco in provincia di Monza

Nella mia carriera ho sempre lavorato il Primo maggio. Nel mio settore quando cominci a lavorare metti in preventivo che le feste saranno giorni lavorativi. Oggi apriremo la sera, perché a mezzogiorno in genere vengono i lavoratori dalle fabbriche vicine e oggi non ci saranno. È una mia opinione, ma potevamo non aprire, potevamo stare a casa come festa.

Io non la vedo come una festa particolarmente importante ma mi rendo conto che è molto sentita, non so perché. Oggi non sarò pagato di più, come del resto non vengo pagato di più le domeniche — a fine mese poi risulta che sì, in teoria la proprietà mi paga di più, ma in realtà non è così.

Non credo che parteciperei a uno sciopero. Credo che se concordato in anticipo lavorare il Primo maggio non sia un problema. Se non ti va bene ti cerchi un lavoro, diciamo, più “normale.” Secondo me questa cosa vale anche per chi lavora nei centri commerciali, ad esempio.

VIVIANA, 22 anni, curatrice nella città metropolitana di Milano

Curo mostre per un ente privato, non per un ente statale o comunale: ecco perché devo lavorare. Per questa giornata non mi pagano di più, così come non hanno pagato di più i colleghi che hanno lavorato a Pasqua o il 25 aprile. Non è la prima volta che lavoro il Primo maggio, l’ho fatto anche l’anno scorso — all’epoca però facevo la cameriera in un locale della zona.

Secondo me è una festa molto importante, più della Pasqua. È la celebrazione delle persone che lavorano, che devono farlo per vivere. A parte chi svolge dei servizi primari, oggi non dovrebbe lavorare nessuno. E il Primo maggio purtroppo è una delle feste che viene meno considerata da tutti, ci si ricorda solo del concertone a Roma.

Sì, aderirei a uno sciopero.

“Secondo me è una festa molto importante, più della Pasqua. È la celebrazione delle persone che lavorano, che devono farlo per vivere. A parte chi svolge dei servizi primari, oggi non dovrebbe lavorare nessuno”

SIMONE, 26 anni, segretario presso un club sportivo privato nell’hinterland milanese

In realtà oggi non faccio il mio lavoro principale — lavoro in un’azienda di logistica a Milano. Qui al circolo lavoro alle feste, dipende dai turni, e no, non mi pagano di più rispetto ad altri giorni. Tengo un po’ di contabilità e faccio l’arbitro.

Penso che il Primo maggio sia importante per chi lavora davvero. Il mio non è un gran fatica, oggi. Per lo sciopero non so, dipende dalla professione. Se fai lo chef o il cameriere il discorso è diverso per esempio. Il mio lavoro qui è leggero, ci vengo senza problemi.

Però sì, penso che sciopererei se fossi costretto a lavorare anche oggi all’azienda di logistica.

ANTONELLA, 24 anni, infermiera in provincia di Milano

Non ricordo se è la prima volta che lavoro al Primo maggio, ma mi sembra di no. L’anno scorso avevo fatto la maggior parte delle feste, visto che ero l’ultima arrivata, funziona così.

Non prenderò più soldi perché sono “assunta” con partita IVA, ma chi è assunto davvero prenderà un po’ di più. Nel privato dove lavoro io cercano sempre di assumerti come partita IVA. C’è chi si impunta su questa cosa, ma a me sinceramente non scoccia più di tanto. Diciamo che con la partita IVA dovresti avere più libertà, ma poi alla fine non è così.

Leggi anche: Possiamo parlare seriamente di reddito di cittadinanza?

Per me lavorare alle feste così non cambia molto. Però non è che se lavoro il 25 aprile non do valore a quella festa, e nemmeno il Primo maggio — diciamo che non mi viene da stare a casa con la famiglia. Non do molto peso alle festività brevi, bado di più alle vacanze. Anche perché nel nostro settore ad esempio se le chiedi un anno a Natale l’anno dopo difficilmente te le daranno, ma magari ti daranno Ferragosto, e così via, si cerca sempre di girarsi le feste.

(abbiamo scelto di non rivolgere ad Antonella nessuna domanda su un eventuale sciopero.)

FRANCESCA, 29 anni, libraia a Milano

Ho lavorato anche l’anno scorso. Sì riceverò di più come compreso nel mio contratto. Molto poco eh, però…

Il Primo maggio è una festa importante? Sì. Però, oddio — mi scoccia lavorare, senza dubbio, credo sia ancora una festa importante, ma non convintamente.

A uno sciopero non so se aderirei. Per il tipo di lavoro che faccio sono abituata a lavorare anche alle festività, mi pesa meno perché vedo qui anche i miei colleghi. Detto ciò — è una stronzata, diciamo che a scioperare mi sentirei male verso i miei colleghi.

In un settore come il nostro del resto si fanno 200€ in settimana, mentre in un giorno del weekend o come oggi se ne fanno 1000. È comunque un settore in crisi. Lavorare ovviamente è una merda, ma oggi non sarà una giornata di lavoro insoddisfacente, ecco. Non so però se fossimo chiusi davvero tutti nel weekend cosa succederebbe, cosa farebbe la gente, se verrebbe in settimana. Forse sarebbe diverso. O forse no.


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