Forse sarebbe meglio parlare di Mahmood per quello che ha fatto, e non per le sue origini geografiche.

Possiamo tirare un sospiro di sollievo, Achille Lauro alla fine si è classificato nono ma Il Volo e Ultimo, nonostante il televoto li desse nettamente per favoriti, per fortuna sono rimasti al palo. Non è una presa di posizione a priori nei confronti degli altri due concorrenti in gara ma la constatazione che i pezzi tradizionalmente meno sanremesi, più innovativi e artisticamente contaminati e coraggiosi fossero quelli di Achille Lauro e Mahmood.

Ultimo e Il Volo hanno raccolto rispettivamente il 46,5% e il 39,4% delle preferenze tramite il televoto. Ma ogni competizione ha le sue regole.  In questo caso il metodo di votazione era chiaro fin dall’inizio e alla fine la sala stampa e la giuria d’onore, il cui voto contava rispettivamente per il 30% e per il 20% del totale, hanno scelto di premiare Mahmood – che aveva già partecipato a Sanremo Giovani 2016 – ribaltando la situazione iniziale.

Mahmood ha quindi vinto inaspettatamente la finale del festival con un brano intitolato nientemeno che Soldi, e adesso un bel po’ di persone dovranno solo farsene una ragione.

Il primo ad aver ingoiato il rospo in diretta sui social è stato ovviamente Matteo Salvini, che poco prima di twittare la propria delusione stava bevendo un moscow mule in compagnia di Massimiliano Fedriga (presidente della regione autonoma Friuli Venezia Giulia), non potendo evidentemente immaginare quanto sarebbe accaduto di lì a poco.

Sulla stessa linea antagonista di Salvini anche Mariagiovanna Maglie che ieri sera scriveva infervorata su Twitter:

Ovviamente non poteva mancare poi Daniele Capezzone:

E un commento di Giorgia Meloni:

Anche Ultimo non sembra aver preso troppo bene il secondo posto. In conferenza stampa ha dichiarato “sono contento per il ragazzo Mahmood che ha vinto questo festival”, provocando un brusio generale in sala stampa legato all’utilizzo della parola “ragazzo”. Certo, Mahmood è un ragazzo – allargando è anche un essere umano – ma il Festival di Sanremo l’ha vinto solo perché è un cantante – a quanto pare il migliore in gara.

Poi prosegue prendendosela con un giornalista a cui dice: “Lo sai perché non mi va bene, e parlo con te, sai perché? Perché voi avete questa settimana per sentirvi importanti e voi dovete sempre rompe er cazzo,” ribadendo più avanti: “Ho detto che sono contento per Mahmood… Come lo devo chiamare? Uomo? Ragazzo? È un ragazzo.” Evidentemente “artista” non gli usciva proprio, ma non è rancore eh.

La reazione media della stampa italiana è forse peggiore. Mahmood, il ragazzo “italoegiziano”, viene usato da Aldo Cazzullo per parlare dei processi migratori che “sono un plus per l’Italia,” facendo finta che il cantante non sia nato nel quartiere Gratosoglio di Milano ma, che ne so, ad Alessandria in Egitto. Open, il giornale dei giovani di Enrico Mentana usa lo stesso termine, “italo-egiziano,” salvo modificare il titolo poco dopo lasciando inalterato il contenuto del pezzo. Secondo Chiara Piselli, l’autrice, Mahmood “si sente ‘italiano al 100%’”. Pensa un po’ te.

La cosa migliore, oggi, sarebbe parlare di Mahmood per quello che ha fatto.

Durante la serata dei duetti, ad esempio, l’artista ha cantato Soldi con Guè Pequeno. Non era la prima volta che collaborava con un rapper – nel suo ultimo EP intitolato “Gioventù bruciata” c’è un pezzo con Fabri Fibra – e non era nemmeno la prima volta che incontrava Guè. Pochi mesi fa, infatti, Mahmood ha lavorato al singolo Doppio Whiskey, incluso nell’ultimo album di Guè Pequeno “Sinatra” – già certificato disco d’oro da FIMI – pubblicato l’anno scorso per Island/Def Jam.

Ecco, forse oggi sarebbe il caso di approfondire le sue origini musicali piuttosto che parlare inutilmente di quelle geografiche.

Leggi anche: Le canzoni di Sanremo dicono quasi tutte la stessa cosa


 

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