in copertina, foto di Lorenzo Santagada

Venerdì 8 febbraio uscirà il nuovo album degli Ex-Otago, Corochinato, e noi siamo andati a sentirlo per voi, aspettando di vederli esibire a Sanremo nei prossimi giorni.

Il Corochinato è un aperitivo storico genovese, una miscela di vino bianco, erbe e spezie che dal 1886 viene servito dal centro alla periferia nei baretti delle vie di Genova. Ma di Corochinato, nei prossimi mesi, sentiremo parlare ancora di più soprattutto perché è il titolo del nuovo album degli Ex-Otago, in uscita il prossimo 8 febbraio per Garrincha Dischi e INRI e distribuito da Polydor/Universal Music Italia.

I giorni scorsi abbiamo incontrato gli Ex-Otago a Milano negli studi di Universal per ascoltare qualche brano del nuovo album e per riflettere assieme sulla premonizione sanremese (Motta e Thegiornalisti a Sanremo) quasi azzeccata con noi un paio di anni fa e che nel frattempo sembra avergli portato fortuna.

foto di Martina Panarese

Corochinato è un disco di dieci brani, di cui tre – “Tutto bene”, “Bambini” e “Questa notte” – già pubblicati dal gruppo e cantati e memorizzati dal pubblico nei mesi scorsi. L’esigenza era quella di non fare un altro “Marassi”, di non ripetere la strada che ha portato al successo quel disco conservando però lo stile e tutti gli ingredienti che hanno reso popolare in questi anni la band ligure. Iniziamo l’ascolto da “Forse è vero il contrario”, la prima traccia del nuovo album che “parte con un uptempo ed è un po’ un’otagata in cui si può anche trovare una connessione con ‘Non molto lontano” ma nasce da una riflessione, dalla realizzazione di un’insicurezza che si fa dubbio e prima o poi tocca chiunque: e se fosse vero il contrario di quello che sto facendo?

Il disco è giocato sul contrasto evidente, ma perseguito, voluto e coraggioso tra la leggerezza delle sonorità pop e l’esigenza di esprimere qualcosa di più profondo, di andare oltre la rassicurazione di un ritornello azzeccato che gira bene nelle orecchie, perché “non siamo mai riusciti a scrivere canzoni che non dicessero un cazzo. Ci siamo accorti che raccontando quello che ci accade utilizziamo la leggerezza come uno strumento, ma la leggerezza fa parte di un qualcosa di più complesso, è solo una sfumatura e a volte è molto efficace. È una cosa che abbiamo sempre rivendicato dagli anni 2000.

Ascoltiamo la prima ballad del disco, intitolata “Torniamo a casa”, un pezzo a tratti malinconico, “sembra quasi una ballata black, soul. C’è dentro tutto, degli arpeggiatori un po’ a là Four Tet, però ci sono anche dei chitarroni molto anni ‘90.” Il nuovo disco degli Ex-Otago, dicono, è un album notturno:

Ci siamo trovati a descriverlo così un po’ perché il Corochinato inaugura la sera, un po’ per il mood di alcune canzoni. La notte è spesso un momento pieno di contraddizioni, molto più ricco di possibilità, di irrazionalità e di passato rispetto al giorno. La notte o si ripensa a quello che si è fatto durante la giornata o si ripensa a quello che si è fatto negli anni passati. Oppure non si vuole pensare e allora si esce e si va in un club. La notte è l’unica cosa che riesce a tenere insieme questi contrari pazzeschi.

I due pezzi successivi che ascoltiamo, “Infinito” e “La notte chiama”, risentono entrambi, in modo diverso, del passato da frequentatori di discoteche di provincia dei cinque, quelle un po’ squallide con il pavimento appiccicoso: “abbiamo passato momenti chiave per la nostra formazione, durante l’adolescenza, ascoltando cose che in città arrivavano l’anno prima e invece da noi erano considerate l’avanguardia. Per cui la nostra formazione dal punto di vista melodico e di immaginario prende veramente molto spunto da quei momenti lì, che finalmente dopo quindici anni siamo riusciti a comprendere meglio dandogli una connotazione precisa all’interno del nostro percorso.

Chiudiamo con la domanda decisamente telefonata, ma in questo caso doverosa, sul Festival di Sanremo. Questa settimana gli Ex-Otago si esibiranno infatti al festival più popolare, seguito e discusso d’Italia con l’inedito “Solo una canzone”. Quando li avevamo incontrati, un paio di anni fa al Serraglio di Milano, ci avevano raccontato che per loro sarebbe stato bellissimo vedere artisti della scena di cui fanno parte come Motta o Thegiornalisti andare a Sanremo. Motta effettivamente quest’anno salirà sul palco dell’Ariston, ma ovviamente ci saranno anche loro e raccontano:

Siamo molto felici perché è un palco gigante per la musica pop italiana e noi facciamo musica pop italiana per cui andarci è veramente un onore ed è la cosa giusta da fare. Ciononostante come abbiamo scritto ‘per guardare Sanremo fino in fondo ci vuole molto coraggio’ e lo pensiamo tuttora, continua a volercene.”

Il 30 marzo, dal Teatro della Concordia di Torino, partirà il “COSA FAI QUESTA NOTTE? TOUR 2019” che si sposterà il 31 marzo all’Obihall di Firenze, il 4 aprile a Padova al Gran Teatro Geox, il 5 aprile al Fabrique di Milano, il 6 aprile al Mamamia di Senigallia, il 9 aprile all’Estragon di Bologna, il 10 aprile a Roma all’Atlantico e il 12 aprile al Demodè di Bari.

Leggi anche: Dal 1951 esportiamo Sanremo nel mondo e nemmeno lo sappiamo

Unisciti a Ogopogo, il nostro gruppo su Facebook, per discutere con la redazione.
Share via

 

Ti piace il nostro lavoro? Sostienici!

Abbonati alla newsletter

di Hello, World!

 

Ogni mattina, una rassegna di link da leggere, vedere e ascoltare, direttamente nella tua inbox.