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Ieri abbiamo visto la prima puntata e possiamo confermare: “The Leader” è una bomba.

È dal 18 dicembre, quando il sito di streaming cinese Bilibili.com ha annunciato che presto avrebbe debuttato sulle sue piattaforme un donghua basato sugli anni giovanili di Karl Marx, che internet è in fermento. La produzione è stata commissionata dal governo centrale cinese ed è supervisionata dall’Ufficio per la ricerca e la costruzione della Teoria Marxista.

Negli scorsi giorni la serie è finalmente approdata su Bilibili, ma solo da ieri, grazie all’impegno della pagina Facebook President Xi, Delete This Account, è disponibile su YouTube con i sottotitoli in inglese e la buona notizia è che The Leader è davvero incredibile quanto sembra.

attivate i sottotitoli di YouTube

La prima puntata, “Different Youth” si apre con un anziano Friedrich Engels che, al cimitero di Highgate, pronuncia la propria orazione funebre per il defunto Karl Marx. La prima cosa bellissima è che l’orazione funebre che gli sceneggiatori di Bilibili mettono in bocca ad Engels altro non è che un calco della famosa prefazione al Manifesto del partito comunista del 1883. Dopo questa prima scena si entra nel vivo, siamo nel 1835 e Marx è un fresco maturando del liceo di Treviri che viene invitato a tenere una sorta di discorso di fine anno.

Marx compare sulla scena assecondando molti crismi dello stereotipo megane e pronuncia un discorso che poi altro non è che un estratto di un famoso tema degli anni del liceo, a noi pervenuto come Considerazione di un giovane riguardo al proprio avvenire. Mentre arringa la folla, sotto lo sguardo ammirato del preside, Karl ha però occhi per una sola spettatrice: Jenny Von Westphalen (e qui abbiamo il primo grosso sfondone storico: i due infatti si conosceranno solo nell’estate del 1836). Mentre Marx parla, parte un flashback che racconta l’infanzia di Jenny e Karl che, nella finzione cinematografica, i due trascorsero assieme a leggersi vicendevolmente il Timone d’Atene di Shakespeare.

Va detto, però, che Marx era effettivamente un grande appassionato di Shakespeare e che la cura per i dettagli del libro sono notevoli. Anche se per il resto le animazioni sono un po’ legnose con un rotoscoping usato malissimo, va riconosciuta alla serie un invidiabile attenzione ai particolari: tutte le scritte in tedesco sono corrette, gli edifici storici raffigurati sono identici a quelli effettivamente esistenti e il Marx versione manga alla fine non sfigura. La puntata prosegue, e Marx si reca a un ballo a casa Von Westphalen, dove viene accolto molto male dall’alta società di Treviri. Questo non gli impedisce di strappare a Jenny una promessa di fidanzamento prima di partire per l’università di Bonn.

A Bonn Marx è iscritto a legge, ma frequenta più spesso le lezioni di filosofia e le birrerie dandosi a una vita di dispute e bagordi (in questo caso la rappresentazione della serie sembra essere molto vicina alla verità storica). In una scena, dopo aver umiliato un nobilotto locale con il paradosso del mentitore di Paolo di Tarso, vediamo il giovane Karl offrire da bere a tutta la sua congrega — e di questa scena apprezziamo la rappresentazione abbastanza fedele delle birrerie tedesche — per festeggiare. Questo stile di vita prosegue finché Heinrich Marx, padre di Karl, non interviene rimproverando il figlio di passare la sua vita a: “bere, far rissa e spendere frivolamente.”

Anche in questo caso, la rappresentazione sembra fedele al rapporto di stima intellettuale e franco confronto che sappiamo avessero padre e figlio Marx. L’anno successivo Marx è a studiare alla Humboldt-Universität di Berlino dove, finalmente, si imbatte in Hegel. Dopo alcuni giorni passati sui testi del filosofo di Stoccarda, Karl si riprende, chiude il libro, ed esclama felice: “What a powerful dialectic!”

La prima puntata si chiude con Bruno Bauer — che viene rappresentato come coetaneo di Marx, ma che ai tempi era già titolare di una cattedra di teologia alla Humboldt — e Marx che tirano di scherma a suon di Hegel’s sword of dialectic e propositi di salvare il mondo alla Goku. I titoli di coda, invece, regalano una pregevole chiosa con un inframezzo rappato tipico della musica pop orientale.

Nell’insieme non si può dire che sia una bella serie, tuttavia, ci sono almeno tre ottime ragioni per continuare a guardarla: per ora è storicamente abbastanza accurata, la distorsione creata dallo sguardo cinese sull’Europa dell’800 crea infiniti effetti comici e vedere Marx alle prese con tòpoi tipici dell’animazione orientale è impagabile. Insomma, se volete guardare una serie animata brutta non guardate Adrian, guardate The Leader.