Il servizio di Google ha una meritata ottima fama, ma chi ha progettato la sua modalità bici chiaramente non va in bici.

Negli anni, grazie a un lavoro gigantesco di verifica sul territorio di tutto il primo mondo, Google Maps è riuscito ad imporsi come un servizio essenziale: una fonte di indicazioni, di orari per il trasporto pubblico e immagini stradali da tutto il mondo. Il fatto stesso che esista, e che sia ad accesso gratuito per l’utente, sarebbe stato inimmaginabile anche solo 15 anni fa.

Sorvolando — solo questa volta — sulle implicazioni per la privacy degli utenti Android che il servizio pone, non si può non notare come l’app presenti gravi difetti per l’utilizzo se si è bicicletta.

Come nota Grant Holtes su Hackernoon, Google Maps evidentemente tratta le biciclette come automobili che hanno accesso a qualche strada in piú, e basta — senza in nessun modo valutare la pericolosità dei singoli tragitti per i ciclisti. Inoltre, l’app è evidentemente non progettata per essere utilizzata senza poter consultare lo schermo, rendendo l’uso molto piú complesso in bicicletta, a meno di non avere un supporto apposta per il manubrio.

Holtes ha deciso di creare un’app sperimentale per venire incontro alle esigenze dei ciclisti. Uno dei presupposti da cui è partito Holtes è che gran parte dei ciclisti sanno già come muoversi nella propria città, e non hanno tanto bisogno di indicazioni precise, quanto di indicazioni generali sulla direzione in cui muoversi, quando fermarsi, quando girare, e basta. Si tratta di indicazioni che possono essere date tranquillamente solo a voce. Holtes non ha sviluppato l’app in senso commerciale, ma costituisce una direzione interessante — se siete particolarmente nerd, potete scaricare il codice e compilarla direttamente voi per iPhone. (Servono un Mac e Xcode)

Pioniere delle mappe per ciclisti è senza dubbio Bike District, un sito internet che offriva già sette anni fa indicazioni per percorsi piú sicuri e silenziosi sulla città di Milano. Nel Regno Unito è diffuso da anni un servizio simile, CycleStreets.

Se non siete abbastanza nerd da compilare un’app apposta, o anche solo per controllare un percorso al laptop prima di uscire — cosa che peraltro non si può fare sempre — la soluzione piú semplice per guidare in bici in città è probabilmente forzare Strava a fare da sistema GPS. Strava è un servizio orientato verso l’uso sportivo — sia in bici che per la corsa — ed arriva a sua volta con un’altra serie di asterischi sulla privacy degli utenti, ma che utilizzando informazioni sui percorsi seguiti da altri ciclisti dovrebbe garantire percorsi piú rapidi e sicuri.

Tuttavia, è evidente che nessuna soluzione che di fatto si basa sulla sola raccolta di percorsi da parte di altri utenti non potrebbe in nessun modo competere con la gigantesca raccolta dati realizzata da Google nel corso degli ultimi dieci anni.

Se neanche colossi come Apple e TomTom sono riusciti in questi anni a creare prodotti affidabili come il servizio di Google, pensare che possa nei prossimi anni emergere un’alternativa dedicata al solo viaggio su due ruote è semplicemente fantasticare. La soluzione vera, come sempre, sarebbe liberare la miniera di informazioni raccolte da Google dal controllo di un privato mosso da interessi commerciali — ma di fronte alla dura realtà dei nuovi monopoli di internet, la soluzione migliore, quella consigliata anche da Google, è segnalare con la funzione apposita tutte le volte che il servizio indica un percorso pericoloso o assurdo.

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