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in copertina, foto di Proactiva Open Arms, via Twitter

Dal cargo sul Tamigi ai migranti della Open Arms, tra un tortellino e un tiramisù, nell’ultima settimana Salvini ha menzionato la legge di bilancio solo tre (3) volte.

Le forze speciali inglesi, ieri sera, hanno fatto irruzione a bordo di un cargo della società di navigazione italiana Grimaldi Lines che sembra essere stato preso in ostaggio da alcuni uomini provenienti dalla Nigeria. Mentre scriviamo questo articolo non si sa molto di più, ma la propaganda salviniana ha già accolto con entusiasmo la notizia, pronta a lucrare su una vicenda dai contorni ancora poco chiari. Nel frattempo, la nave della ONG spagnola Pro-Activa Open Arms ha chiesto alle autorità italiane il permesso di attraccare per far sbarcare 300 persone soccorse nei giorni scorsi al largo della Libia, e anche in questo caso è intervenuto via Twitter il ministro dell’Interno, ribadendo i due ritornelli dei “porti chiusi” e della “pacchia finita.”  

Entrambi i casi sono stati immediatamente rilanciati da Salvini, che li ha usati come nuove cartucce della sua campagna di gaslighting elettorale incessante. E il braccio di ferro con Open Arms rischia di trasformarsi in un nuovo “caso Aquarius” (o Diciotti) su cui dirottare il dibattito pubblico nei prossimi giorni.

Da lunedì a oggi, Salvini ha pubblicato sul proprio profilo sessantacinque post, di cui solo 3 sulla manovra finanziaria, che è decisamente l’argomento più importante per il futuro a lungo termine del paese. Di quei tre post, due erano rilanci gentisti sul superamento della Fornero, e uno, istituzionale e con simbolo elettorale, sull’accordo raggiunto dal presidente del Consiglio Conte con Bruxelles.

La manovra, ampiamente celebrata tre mesi fa, segna la sostanziale resa del governo alla realtà dei fatti, costringendo i due partiti a impegnare numeri reali per coprire le proprie promesse elettorali, comprese le durissime clausole di salvaguardia — tra cui anche l’innalzamento dell’IVA — che, salvo miracoli economici imminenti e imprevedibili, molto probabilmente scatteranno.

La sventagliata di post di questi giorni non è arrivata di colpo, ma si inserisce in un progressivo allargamento della produzione mediale del ministro, probabilmente deciso come tentativo di far tenere il ritmo a una macchina di propaganda che i numeri rivelano come in difficoltà, al netto della mitizzazione della “Bestia.” Nonostante un aumento dei post mensili pari a circa il 25% rispetto a inizio anno, le interazioni sulla sua pagina sono crollate della metà. C’è stata anche una proliferazione di contenuti personali del ministro — in genere, il ministro che mangia, ma anche che canta, che va agli spettacoli scolastici. In quello che è stato chiamato un tentativo di ricostruire l’“uomo qualunque,” bandiera che Salvini si è immediatamente e volentieri intestato.

I quattro uomini che hanno bloccato la nave Grimaldi e i 300 migranti tratti in salvo da Open Arms vengono messi nello stesso calderone: “clandestini” — così sono stati definiti anche dalla maggior parte dei giornali, con un termine improprio dal punto di vista deontologico e giuridico — che commettono l’impensabile crimine di voler raggiungere l’Europa.

Bisogna notare che per il post su Londra Salvini ha scelto di condividere un articolo de la Gazzetta di Parma. Che forse non è la voce più autorevole dell’informazione italiana mainstream, specialmente per quanto riguarda la politica estera, ma che ha scelto come foto di copertina non un’immagine della nave coinvolta, come hanno fatto gli altri giornali, ma una foto casuale di migranti in barca nel Mediterraneo.

Non importa che la legge di bilancio — su cui il voto di fiducia arriverà probabilmente verso la mezzanotte — sia nel caos più totale, o che 300 persone siano in mare bisognose d’aiuto: è tutto carburante per la macchina della disinformazione. Questi due post, su gente che rischia la vita o che è stata protagonista di atti di violenza, si trovano tra il post di Salvini che mangia il tiramisù e quello di Salvini che mangia i tortellini.

Mentre il ministro dell’Interno è ben pasciuto a un tavolo di ristorante intento a scrivere che “la pacchia è finita,” c’è chi in questo momento ha davvero bisogno di aiuto: i 300 a bordo di Open Arms, appunto, che al momento si trovano in mezzo al solito rimpallo di responsabilità tra Malta e l’Italia, e non è chiaro dove e quando potranno sbarcare.