Sabato si terrà la 29esima edizione del Sabato di Lambrate, una delle feste di quartiere più popolari di Milano est — ma le difficoltà organizzative e burocratiche mettono sempre più a rischio la sopravvivenza di eventi come questo.

Contrariamente al luogo comune della città grigia e imbruttita, devota soltanto al business e alla mondanità delle varie settimane della moda e del design, chi vive a Milano sa benissimo che sono innumerevoli le occasioni di aggregazione sociale che permettono ai cittadini di riappropriarsi delle proprie strade e piazze. Dai tradizionali mercati rionali — se ne contano quasi un centinaio — alle feste di quartiere, in ogni angolo della città, durante tutto l’anno, fioriscono iniziative di ogni genere, che contribuiscono attivamente a tener vivo il tessuto sociale dei quartieri.

Uno di questi eventi è il Sabato di Lambrate, una “festa di via” che da tre anni anima via Conte Rosso e piazza Rimembranze di Lambrate, con una mostra-mercato di prodotti artigianali, illustrazioni, workshop, presentazioni di libri, concerti e attività di vario genere. Nato dal gruppo Vivilambrate e attualmente organizzato dall’Associazione culturale Carmilla — che in via Conte Rosso gestisce lo spazio espositivo Redroom — il Sabato di Lambrate è diventato nel tempo un appuntamento tradizionale del quartiere, e ad ogni nuova edizione (l’ultima è stata sabato 20 ottobre) registra un numero sempre più alto di presenze.

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Dalla seconda metà dell’anno scorso, però, organizzare eventi come questo è diventato molto più difficile — e, soprattutto, molto più costoso. Ricade sugli organizzatori, infatti, l’onere di adeguarsi alle più severe disposizioni di sicurezza relative alle manifestazioni pubbliche varate nell’estate del 2017. Il che si traduce spesso in costi raddoppiati o triplicati, difficilmente sostenibili per gli organizzatori di piccoli eventi gratuiti e autofinanziati.

La stretta si deve a una circolare del capo della polizia Franco Gabrielli, inviata a tutti i prefetti e questori italiani a pochi giorni dall’attentato suicida alla Manchester Arena e dai fatti di piazza San Carlo a Torino. Proprio per evitare i rimpalli di responsabilità tra le varie autorità che si sono visti in seguito a quest’ultimo episodio, la circolare di Gabrielli definisce più precisamente la differenza tra safety e security, e stabilisce su chi debba ricadere la responsabilità dell’una e dell’altra. In termini concreti, per gli organizzatori di eventi significa dover provvedere alle barriere anticarro (i cosiddetti jersey) o, dove queste non siano possibili, pagare la presenza dei vigili urbani che presidino tutti gli accessi — e le amministrazioni pubbliche non possono farsi carico di questi costi.

La ratio del provvedimento — mi spiega l’assessore alle politiche del Municipio 3 Massimo Scarinzi — è non far ricadere sul pubblico le spese per la messa in sicurezza di eventi che, comunque, sono organizzati da privati, ed evitare così che si distraggano con troppa facilità risorse e personale agli enti locali. Il problema, però, è che non viene fatta nessuna distinzione tra eventi grandi e piccoli: “Se a San Siro Inter e Milan si pagano la polizia locale e tutto il resto è pure giusto, ma è chiaro che le piccole organizzazioni in questo modo non riescono più a stare in piedi.”

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Del problema si era parlato molto già l’estate scorsa, subito dopo l’entrata in vigore delle nuove regole, quando si è capito che avrebbero messo a rischio la realizzazione di un gran numero di eventi — sagre, feste patronali, manifestazioni sportive — in tutta Italia. Ma da allora, nonostante le prese di posizione e le richieste degli amministratori locali, che più volte hanno richiamato a più flessibilità nell’interpretazione delle norme, non è cambiato sostanzialmente nulla.

Anzi, gli organizzatori del Sabato di Lambrate hanno notato un irrigidimento ancora maggiore su questioni che prima sembravano secondarie.

“All’ultima edizione c’è stato il problema della musica,” mi ha spiegato Irene di Redroom. “Noi abbiamo sempre avuto artisti di strada che suonano durante la festa, e li abbiamo sempre posizionati davanti al nostro spazio — dove è più facile gestirli. Invece da questa volta, sempre per motivi di sicurezza, li abbiamo dovuti spostare perché posizionati troppo vicini al punto in cui c’era la chiusura della strada, e siccome c’era troppa gente poteva diventare pericoloso. Insomma, più l’evento funziona bene, più la gestione diventa problematica.”

“Siamo sotto osservazione,” continua Irene, che però ci tiene a precisare di non  aver mai avuto problemi con i vigili urbani, che si trovano così come gli organizzatori loro malgrado obbligati ad applicare norme e decreti che non tengono conto delle reali tipologie e dimensioni degli eventi su suolo pubblico, né con i residenti del quartiere — che anzi hanno sempre risposto positivamente alla festa. È stato proprio grazie ai residenti che Vivilambrate e Carmilla sono riusciti a far fronte ai costi aggiuntivi derivati dalla circolare Gabrielli. “Quando, a dieci giorni dalla festa, abbiamo scoperto che i costi per la sicurezza erano praticamente triplicati, abbiamo pensato di annullare. Poi qualcuno ci ha consigliato di anticipare la lotteria che facciamo sempre, magari chiedendo un contributo aggiuntivo, e come soluzione d’emergenza ha funzionato.”

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Per quest’anno, invece, a salvare il Sabato di Lambrate è stato un bando del municipio 3, che ha permesso alla festa non solo di continuare a svolgersi, ma anche di espandersi, recuperando l’utilizzo di Piazza Rimembranze di Lambrate.

“Ma si tratta comunque di soluzioni temporanee, a lungo termine in questo momento non c’è niente.”

Chiunque organizzi eventi su suolo pubblico a Milano si è trovato a dover fare i conti con questo problema. “Per evitare di fare una doppia transennatura di tutto lo spazio adibito all’evento, cosa che avrebbe comportato anche una valutazione da parte di un ingegnere, abbiamo dovuto chiudere gli accessi con due volanti della polizia che ci sono costate 720 euro a evento,” racconta Jacopo, uno dei fondatori di APE, l’associazione che organizza i popolari aperitivi in Piazza Affari e Parco Sempione. “Per il Parco per fortuna non ne abbiamo avuto bisogno,” continua, “perché ci sono già i cancelli. Il problema però è alla base: è abbastanza assurdo che sia tutto a carico degli organizzatori, dovrebbe esserci almeno una ripartizione. Così sicuramente non si incentiva l’organizzazione di eventi su suolo pubblico.”

Vie d’uscita, però, non sembrano esserci. Una cosa che si può fare, spiega ancora l’assessore Scarinzi, “è cercare sedi che siano già in protezione, per cui non serve un dispositivo ingente di chiusura. In questo modo siamo riusciti a salvare qualche evento.” In molti, però, sono stati costretti a rinunciare. Difficile stabilire quanti, dato il gran numero di feste di via che vengono organizzate ogni anno, e la mancanza di un calendario aggiornato dopo il 2014.

Secondo Irene, “tendenzialmente tutti stanno zitti. Noi invece abbiamo deciso di protestare, perché non ci sembra giusto che si faccia di tutta l’erba un fascio. Con queste regole si favoriscono solo gli eventi più grandi e commerciali, mentre si penalizza tutto ciò che si dovrebbe favorire — gli eventi culturali, indipendenti e dal basso. Se non sei nessuno e non hai uno sponsor che ti copre qualsiasi spesa, finisce che rinunci. E magari nessuno sa perché.”

Il Sabato di Lambrate, fortunatamente, non è tra questi. “La prossima sarà un’edizione a cui teniamo particolarmente, perché è in concomitanza con Bookcity. Avere la piazza ci permetterà di fare una bella esposizione a cielo aperto con tutte le opere degli illustratori, un’idea che finora non eravamo riusciti a mettere in pratica. Ci saranno delle presentazioni di libri legati all’illustrazione, un live painting, il bookcrossing, insomma — tutto a tema lettura.”

Da parte dei singoli cittadini, sicuramente, un modo per sostenere le feste di via e gli altri piccoli eventi di quartiere è partecipare: la festa di questo sabato è un’ottima occasione per farlo.

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foto dal Sabato di Lambrate del 20 ottobre 2018, di Luca Scarpa


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