L’uomo ha influenzato attivamente il clima con l’utilizzo di combustibili fossili, non con ipotetiche e segrete armi per il controllo meteorologico.

Nel corso degli ultimi due anni l’argomento del cambiamento climatico è entrato finalmente al centro del dibattito pubblico e politico. I sempre più frequenti cataclismi e fenomeni meteorologici intensi sono stati accompagnati da un’estate torrida, e un autunno caldissimo.

Ottobre 2018 ha fatto registrare alcune tra le temperature più alte di sempre per questo periodo dell’anno, con una media superiore di tre gradi rispetto a quella del trentennio 1971-2001. Alla fine del mese, inoltre, si sono registrate precipitazioni e fenomeni atmosferici estremi di vaste proporzioni, su gran parte della penisola — ad esempio sulle Dolomiti venete e in Sicilia.

Nonostante i fatti delle scorse settimane abbiano una spiegazione scientifica, e una causa strutturale, qualcuno non è soddisfatto: i dati e i modelli del riscaldamento climatico hanno un difetto: la loro causa prima non può essere toccata con mano. La situazione attuale è il risultato di secoli di emissioni di gas climalteranti e non c’è nessuno contro cui puntare il dito se non la rivoluzione industriale.

Questa evanescenza, nel corso del tempo, ha favorito la nascita di varie teorie alternative a quella principale, che cercano di spiegare gli effetti del cambiamento climatico identificando delle cause più precise, la cosiddetta “pistola fumante.” Una di queste, oggi particolarmente quotata, è quella del bombardamento climatico. Secondo questa teoria, la particolare e crescente violenza dei venti e di tutte le perturbazioni sarebbe causata da bombardamenti nell’alta atmosfera.

La teoria del bombardamento climatico in realtà non è nuova, e parte — come la maggior parte di queste teorie — da alcuni fatti realmente accaduti. In particolare, prende le mosse da alcuni tentativi di creazione delle nuvole tramite sostanze chimiche, svolti soprattutto in USA nel secondo dopoguerra, che diedero risultati tiepidi: si riuscì a creare alcune piccole formazioni nuvolose e ad alterare la composizione di alcune formazioni già presenti nell’atmosfera, ma non si riuscì a far piovere — che era l’obiettivo ultimo dell’esperimento.

In effetti, se davvero si potesse semplicemente creare nuvole e farle piovere dove meglio si desidera, lo si farebbe. Ad esempio in aree desertiche di paesi estremamente facoltosi, come nella penisola arabica.

Negli scorsi giorni, vari blog di quella che in genere si autodefinisce “informazione alternativa” o “controinformazione” hanno dato ampio spazio a questo ipotetico fenomeno e ai suoi risvolti, soprattutto con un articolo apparso copincollato su vari diverse piattaforme.

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Lo screenshot di cui sopra è tratto dal blog “Disquisendo,” uno dei più attivi in Italia a riguardo. Ecco le immagini satellitari del sito della NASA:

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Queste mappe non sono le uniche contenute nell’articolo: ce ne sono varie altre molto simili relative agli stessi giorni, successivi al 20 ottobre. Tutte le increspature delle nuvole nelle foto, vengono attribuite a un non meglio identificate “onde elettromagnetiche,” che secondo queste teorie sono una delle armi usati dai bombardanti per raggiungere i loro scopi climalteranti. Non è indicato, però, come queste onde elettromagnetiche funzionino, né quali siano precisamente.

Soprattutto, però, le formazioni nuvolose che sono riportate non diverse da quelle consuete. In particolare, le nuvole che sembrano increspature dell’atmosfera sono inquadrabili tra i cirri, un particolare tipo di nuvola — a dire il vero, piuttosto diffuso — che si può incontrare in varie condizioni climatiche: anche come “accompagnatore” di temporali e vaste perturbazioni, come appunto questa. Ci sono, inoltre, un gran numero di nuvole che sono spiegabili e diffuse senza ricorrere a teorie alternative, come tutte quelle appartenenti al genere undulatus:

foto CC Simon Eugster

Sono circolate anche mappe satellitari di diverso tipo, che dovrebbero testimoniare come il nostro paese è stato soggetto a un attacco di fulmini provocati artificialmente nei giorni delle perturbazioni. Peccato però che mappe come questa rappresentino la normalità, quando ci sono in arrivo perturbazioni o temporali. E in altri momenti si sono registrate mappe anche molto più impressionanti, con tempeste su tutta Europa e anche oltreoceano.

Non viene quasi mai indicato il mandante preciso di questi bombardamenti. Spesso la colpa delle presunte azioni di guerra viene attribuita al governo americano — o meglio, ai “poteri forti” che lo controllano: i più citati sono grandi banche, Bilderberg, massoneria, illuminati, in qualche caso esplicito le lobby ebraiche.

Da quando al governo c’è la maggioranza giallo-verde, però. qualcosa è cambiato nella retorica di questo impianto ideologico, che si è fatta ancora più buia: i cattivi di turno starebbero passando alle minacce — e, secondo alcuni, alle vie di fatto — con il nostro paese, colpevole di aver provato a ribellarsi al nuovo ordine mondiale eleggendo questo salvifico governo. Un’altra prova che la maggior parte di questi teorici alternativi si schierino, di fatto, con la destra — che è anche la forza politica più tentata di negare il riscaldamento climatico, soprattutto per interessi economici.

Il punto più basso del dibattito nostrano è stata aggiunta pochi giorni fa: il direttore dell’istituto di biometeorologia del CNR, Antonio Raschi, ha detto a Porta a Porta che, con il cambiamento climatico, è come se ci fossimo calati tutti quanti in un “esperimento” su scala planetaria. La parola “esperimento” ha mandato in visibilio i teorici di queste teorie alternative, sempre pronti a cogliere ogni possibile spunto che possa confermare le loro teorie cospirazioniste.

Abbiamo parlato con il professor Caserini, del Politecnico di Milano, della questione bombardamento climatico riguardo ai fatti ultimi giorni. “I fatti avvenuti nelle ultime settimane sono tutti spiegabili con i modelli del cambiamento climatico,” ci ha confermato. “Queste teorie prendono piede anche perché rendono tutto più semplice. Non è facile accettare di dover cambiare le proprie abitudini e il proprio stile di vita per renderlo più sostenibile, come invece si dovrebbe fare se si volesse fare qualcosa contro il cambiamento climatico.”

È importante dunque scegliere e capire bene come informarsi, evitando di dare eccessivo credito a siti e personaggi la cui credibilità scientifica è scarsa. Cercare spiegazioni alternative a fenomeni ben descritti scientificamente non fa altro che ritardare la possibile soluzione di quel problema — magari, fino a che è troppo tardi per fare qualcosa. Internet ha un problema con le fake news e le bufale, che non sono affatto innocue, dato che possono influenzare l’opinione di un grande numero di persone con un piccolo dispendio di bugie. Questo sì che è un pericolo subdolo, da cui guardarsi.


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