Il vicepremier si è vantato di un accordo per il trasporto via aerea degli agrumi italiani in Cina che in realtà era stato preparato l’anno scorso da Maurizio Martina.

In un’intervista rilasciata ieri sera a Claudio Landi per Radio Radicale, Luigi Di Maio ha dichiarato di aver raggiunto nelle “ore precedenti” un importante accordo per il trasporto via aerea degli agrumi italiani in Cina.

“Oggi in giornata raggiungeremo un’intesa importante per quanto riguarda gli agrumi italiani,” ha dichiarato il vicepremier, “che prima non potevano essere esportati in Cina in aereo ma solo attraverso le navi: non era competitivo come export. Abbiamo raggiunto un accordo in queste ore con il quale i nostri agricoltori potranno esportare agrumi italiani — le piú belle arance siciliane — perché abbiamo abbattuto delle barriere non tariffarie che la Cina aveva, ci stiamo lavorando con il nostro corpo diplomatico e con i tecnici del ministero.”

L’annuncio è arrivato durante la visita di Di Maio a Shanghai, in occasione del China International Import Expo: un evento lungo una settimana con cui la Cina mira a imporsi ulteriormente come punto di riferimento dell’economia mondiale. Un evento durante il quale anche l’Italia porta a casa accordi importanti: Leonardo ha strappato un contratto da 15 elicotteri da elisoccorso, e Ansaldo Energia 60 milioni di euro per una turbina a gas per una centrale a Minhang.

Ma al vicepremier non è bastato: l’Italia resta sotto la pressione dell’Unione Europea, con un accordo sulla manovra ancora lontano, mentre la posizione del paese sui mercati internazionali è tutto tranne che stabile. Quando finalmente l’Italia potrà far arrivare via cargo aereo i propri agrumi in Cina sarà un grande risultato, merito di tecnici del ministero e di aziende italiane, da rivendicare davanti ai critici e agli scettici.

Ma tutto questo è proprio merito in particolare di Maio e del suo governo? Proviamo a ricostruire la storia dei lavori per portare le “più belle arance siciliane” (actual quote) da Palermo a Pechino.

Nelle puntate precedenti

i-made-thisL’export italiano di agrumi in Cina è reso possibile da un Protocollo di intesa firmato con il Ministro dell’Agricoltura della Repubblica Popolare Cinese, Han Changfu. L’accordo, però, è stato firmato l’anno scorso insieme all’allora ministro Martina, frutto di un lavoro di diplomazia lungo anni, che ha visto Han visitare l’Italia molto spesso, spalla a spalla con l’uscente segretario democratico, già nel 2015.

La riuscita delle trattative in quel momento era già considerata di grande importanza per l’Italia: l’export agroalimentare in Cina era in rapidissima crescita già all’inizio del 2017 — +12% nel primo bimestre dell’anno, al momento dell’annuncio — e un accordo di questo tipo poteva solo accelerarne la crescita.

Il passo successivo era ovvio: l’accordo era fino a quel momento limitato soltanto al trasporto navale. Ma i meriti e le opportunità che potevano essere aperte potendo passare al trasporto via cargo aereo erano lampanti. È infatti dello scorso gennaio la visita di due ispettori cinesi. Gli ispettori hanno visitato gli stabilimenti Oranfrizer a Scordia e di Paimfrui a Catania, e aveva lo scopo di verificare la fattibilità del trattamento a freddo negli stabilimenti italiani, prima della partenza.

Al termine della visita, gli ispettori avevano confermato la conformità ai requisiti richiesti per il trasporto aereo — ora vantato da Di Maio. 

Per ragioni difficilmente spiegabili al di là dell’incapacità comunicativa, la notizia della visita degli ispettori asiatici lo scorso inverno è stata largamente ignorata dalla stampa italiana. I giornali che ne pubblicavano notizia, però, davano l’accordo per il trasporto aereo come cosa certa, certamente non come qualcosa ancora da “strappare” alle autorità cinesi.

La rinegoziazione per ottenere anche la possibilità di trasportare gli agrumi per via aerea era stata aperta già lo scorso anno, quando Di Maio stava all’opposizione e il ministro dell’agricoltura era Maurizio Martina. Il risultato vantato da Di Maio ha molto poco a che vedere con i suoi sbandierati frequenti viaggi in Cina, ma è frutto di lavoro lungo anni da parte di tecnici e dal ministero del governo precedente. Lavoro che continua: l’accordo infatti non c’è — nemmeno oggi.

the Submarine ha contattato uno responsabili tecnici che ha seguito l’accordo, Giuseppe Blasi, per chiedergli un commento sul lavoro svolto dai due governi, ma al momento della pubblicazione non abbiamo ancora ricevuto una risposta, così come non ha risposto Gianni Dal Moro, deputato PD in Commissione agricoltura dello scorso governo e attualmente responsabile organizzazione del partito.

Si è accodato ai proclami di Di Maio anche Giancarlo Cancelleri, candidato grillino alla presidenza della Regione Sicilia, che ha commentato su Facebook:

“In un tour che ci ha impegnato per 3 mesi, 120 giorni intensissimi nei quali voi stessi ci avete raccontato le vostre storie, confidato le vostre necessità e suggerito pure qualche soluzione.
In tanti ci avete detto “in Cina impazziscono per le nostre arance e noi lì non possiamo esportarle!”. Ci siamo messi a lavoro immediatamente, grazie soprattutto alla grande collaborazione di Federica Argentati, Presidente del distretto Agrumi di Sicilia.
Finalmente è stata raggiunta un’intesa che permette il trasporto delle arance in Cina per via aerea e non più in nave.
Oggi le richieste di soluzioni di tanti agricoltori siciliani si sono trasformate in fatti: le nostre arance ora si possono esportare in Cina!!”

Cancelleri ha ragione, tant’è che Argentati già celebrava il risultato lo scorso gennaio — quando è effettivamente arrivato, mooolte “ore precedenti.”


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